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Tracklist di More

Outtakes (nel film, mai pubblicati su disco)

  • Hollywood (pubblicata nel box The Early Years 1965-1972)
  • Theme (Beat Version) (Alternative Version) (pubblicata nel box The Early Years 1965-1972)
  • More Blues (Alternative Version) (pubblicata nel box The Early Years 1965-1972)
  • Seabirds (Non-Album Track) (pubblicata nel box The Early Years 1965-1972, ma è una versione di Quicksilver. Seabirds rimane inedita)

L’album

  • Data di uscita: 13 giugno 1969 (Regno Unito) — 9 agosto 1969 (USA)
  • Etichetta: Columbia Records (UK) Numero di catalogo: SCX 6346
  • Produzione: Pink Floyd (autoprodotto)
  • Ingegnere del suono: Brian Humphries
  • Studio di registrazione: Pye Recording Studios, Marble Arch, Londra
  • Periodo di registrazione: febbraio 1969
  • Artwork / Copertina: Hipgnosis (Storm Thorgerson); fotografia bicromica blu e giallo tratta dal film
  • Classifiche: UK: #9 — Francia: #2 (certificato oro 1977) — Paesi Bassi: #4 — USA: #153 (1973, riedizione)

Il contesto
More è la prima colonna sonora ufficiale dei Pink Floyd, composta per l’omonimo lungometraggio di Barbet Schroeder. Il regista, formatosi nell’orbita della Nouvelle Vague francese — collaboratore di Jean-Luc Godard, cofondatore con Éric Rohmer della casa di produzione Les Films du Losange — approdò ai Floyd dopo aver ascoltato i loro primi due dischi. Il film racconta la storia di Stefan, studente tedesco che a Parigi incontra Estelle, giovane americana tossicodipendente; i due si trasferiscono a Ibiza, dove la relazione precipita in un gorgo di droga e autodistruzione. Schroeder dichiarò di essersi ispirato al mito di Icaro: un uomo che brucia avvicinandosi troppo al sole. Al momento dell’incarico, i Floyd erano già al lavoro su Ummagumma, il doppio album che avrebbero finito di registrare solo nel luglio 1969. Accettarono il progetto nonostante l’agenda fitta, attratti dalla libertà creativa che Schroeder aveva promesso loro.
Genesi e paternità
Schroeder era contrario alla musica cinematografica tradizionale. Da discepolo di Rohmer, voleva musica diegetica: suoni che uscissero direttamente dalle scene, che i personaggi stessero effettivamente ascoltando. Raggiunse i Floyd a Londra e spiegò loro questa idea — quello che il cinema chiama source music. La band accolse la proposta e il lavoro iniziò in modo del tutto empirico: Schroeder portava le immagini già montate, i Floyd le guardavano il pomeriggio con lo stopwatch in mano, cronometravano le sequenze e componevano la notte. Roger Waters è autore o coautore di undici dei tredici brani in scaletta, il che rende More di fatto il primo album del ciclo post-Barrett in cui la sua voce compositiva domina senza contendenti. L’influenza di Barrett permane in modo residuale nei brani acustici più intimisti, ma la direzione è già quella che Waters avrebbe sviluppato nel decennio successivo.
Registrazione e produzione
Poiché More non era un progetto EMI, Abbey Road era inaccessibile. La scelta cadde sui Pye Recording Studios di Marble Arch, dove avevano registrato in precedenza i Kinks, Donovan e i Searchers. Lo studio principale — quello usato dai Floyd — misurava 12 per 9 per 5 metri, con monitor Tannoy/Lockwood. Per la prima volta il gruppo lavorò come autoproduttore, affiancato dall’ingegnere Brian Humphries, già attivo con i Kinks e Nancy Sinatra. Le sessioni si tennero di notte, tra mezzanotte e le nove del mattino, in cinque o sei notti consecutive di febbraio 1969. Il materiale era composto nel pomeriggio e registrato nella stessa serata: una velocità di esecuzione eccezionale che Schroeder attribuì alla concentrazione quasi ossessiva del gruppo. Il tecnico di sala dichiarò di non aver mai visto musicisti così metodici. Schroeder trovò la musica talmente potente da dover abbassare il volume in fase di missaggio per evitare che sopraffacesse le immagini. La macchina di registrazione era con ogni probabilità un Ampex a otto o sedici piste — le fonti divergono — con un banco Neve o Neumann.
Gli strumenti
Gilmour usava come chitarra principale la Fender Stratocaster bianca del 1966-67, con manico in acero e pickguard bianco, ricevuta dalla band al termine delle sessioni di A Saucerful of Secrets. Per le parti acustiche impiegava la Levin LT 18 e una chitarra classica a corde di nylon non identificata con certezza, forse la stessa Levin Classic 3 che Waters avrebbe usato nel 1970 per lo show televisivo americano An Hour with the Pink Floyd. Gli altri membri del gruppo suonano gli stessi strumenti già usati nel disco precedente.
La copertina
La copertina fu realizzata da Hipgnosis — era la seconda che lo studio di Storm Thorgerson disegnava per i Pink Floyd. La fotografia è tratta da una scena del film in cui Stefan ed Estelle, dopo aver ingerito un intruglio a base di hashish, benzedrina, noce moscata e banana, partono ad attaccare un mulino a vento come Don Chisciotte. La bicromica blu e gialla fu scelta da Thorgerson per evocare visivamente l’effetto percettivo di un trip da LSD. Il retro ospita una fotografia in bianco e nero della coppia immersa nel paesaggio di Ibiza.
Ricezione e peso storico
L’album uscì in Gran Bretagna il 13 giugno 1969 e fu un successo commerciale immediato, specie in Europa: numero 2 in Francia (certificato oro nel 1977), numero 4 nei Paesi Bassi, numero 9 nel Regno Unito. Negli Stati Uniti, dove fu pubblicato il 9 agosto, arrivò solo al numero 153 — e in una riedizione del 1973. I media americani, riferì Schroeder, non solo erano freddi verso il film: detestarono la musica dei Floyd, che consideravano indigeribile. In Francia, su Rock & Folk, Philippe Paringaux lo definì un disco di qualità straordinaria, sottolineando la capacità del gruppo di tenere insieme rigore tecnico e immaginazione. Dal punto di vista stilistico, More rappresenta una svolta netta rispetto allo space rock di A Saucerful of Secrets: folk bucolico acustico in “Green Is the Colour” e “Cymbaline”, che richiamano l’Incredible String Band e la prima Fairport Convention; hard rock diretto e senza mediazioni in “The Nile Song” e “Ibiza Bar”. Una polarità che non produce incoerenza, ma descrive la traiettoria emotiva del film stesso — dalla leggerezza mediterranea alla caduta.

Curiosità

In molte edizioni è intitolato Soundtrack From The Film More, in altre Original Motion Picture Soundtrack From The Film “More”. Anche la copertina ha delle piccole differenze nella posizione e il colore del titolo

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