- Cirrus Minor
- The Nile Song
- Crying Song
- Up The Khyber
- Green Is The Colour
- Cymbaline
- Party Sequence
- Main Theme
- Ibiza Bar
- More Blues
- Quicksilver
- A Spanish Piece
- Dramatic Theme
La produzione di More rappresenta un momento di svolta strategica fondamentale per i Pink Floyd. All’indomani della separazione da Syd Barrett, la band colse l’opportunità di curare una colonna sonora per godere di una libertà operativa preclusa nei circuiti dei tradizionali album in studio. Questo progetto non solo permise al gruppo di sottrarsi alle pressioni commerciali di “hit” da classifica, ma segnò l’emancipazione definitiva dalla guida di Norman Smith, sancendo il passaggio all’auto-produzione. La natura di “musica di scena” fornì il pretesto ideale per trasformare la registrazione in un laboratorio sperimentale, gettando le basi per l’evoluzione del suono Floydiano degli anni Settanta.
- Data di uscita ufficiale: 13 giugno 1969 (UK); 9 agosto 1969 (USA)
- Etichetta discografica: Columbia Records
- Produttore: Pink Floyd
- Ingegnere del suono e Studi di registrazione: Brian Humphries; Pye Recording Studios (Londra). La scelta dello studio fu dettata dal fatto che, non essendo More un progetto commissionato da EMI, alla band fu negato l’accesso agli studi di Abbey Road
- Autore della copertina / Designer / Fotografo: Hipgnosis (Storm Thorgerson). L’immagine cattura una scena del film in cui i protagonisti affrontano un mulino a vento dopo aver assunto una “pozione magica” a base di hashish, benzedrina e noce moscata. Il viraggio bicromatico blu e arancio fu scelto per evocare le distorsioni visive di un viaggio lisergico
- Piazzamenti massimi nelle classifiche: Numero 9 (Regno Unito), Numero 2 (Francia), Numero 4 (Paesi Bassi).
Questa genesi, completata in un tempo record di soli otto giorni, riflette l’urgenza di una band che, pur lavorando con un budget ridotto, scelse di trasformare una commessa cinematografica in un terreno di audace sperimentazione sonora.
L’essenza dell’album
More non è un semplice accessorio filmico, ma il ponte creativo che ha permesso ai Pink Floyd di elaborare il “lutto” per la perdita di Barrett, traghettando il gruppo verso la maturità. Rappresenta la metamorfosi necessaria di una formazione “senza guida” che, nel vuoto lasciato dal suo leader carismatico, scopre una nuova architettura compositiva.
Nata dalla collaborazione con Barbet Schroeder per un film sulla dipendenza da eroina a Ibiza, l’opera riflette una profonda dualità stilistica. In questo contesto, Roger Waters emerge come l’architetto principale, dimostrando una maturità melodica straordinaria in brani come Green Is The Colour e Cymbaline. Waters prova qui di poter sostituire il genio di Barrett non solo come paroliere, ma come autore di canzoni compiute e poetiche. Parallelamente, David Gilmour si impone come la nuova voce centrale; un dettaglio storico cruciale è offerto da Ibiza Bar, che rappresenta la prima apparizione di Gilmour come solista unico in un intero brano.
Il disco oscilla tra un folk pastorale e bucolico e incursioni in un hard rock primordiale. The Nile Song, spinta dalle distorsioni abrasive del Dallas Arbiter Fuzz Face, è l’episodio più violento e “pesante” prodotto dalla band tra il 1967 e il 1979. Al contempo, l’uso magistrale del Binson Echorec su tracce come Main Theme e Quicksilver permette di plasmare paesaggi sonori astratti e dilatati.
L’impatto di More risiede nella libertà di esplorazione: il “noodling” strumentale e le atmosfere rarefatte di Cirrus Minor — con i suoi organi eterei e canti d’uccelli — anticipano direttamente la maestosità di Wish You Were Here. Questo approccio frammentario ha gettato i semi per la destrutturazione di Ummagumma, dimostrando che la band poteva sopravvivere e prosperare oltre la psichedelia barrettiana.
In definitiva, More è il documento vibrante di una trasformazione. Nonostante la natura rapsodica, rimane un ascolto essenziale per comprendere come i Pink Floyd abbiano imparato a gestire lo spazio e il silenzio, trasformando un dramma cinematografico nel primo atto della propria era imperiale.
Curiosità
In molte edizioni è intitolato Soundtrack From The Film More, in altre Original Motion Picture Soundtrack From The Film “More”. Anche la copertina ha delle piccole differenze nella posizione e il colore del titolo
