Up The Khyber

di Nick Mason, Richard Wright

brano strumentale

Up the Khyber è una composizione strumentale firmata da Nick Mason e Rick Wright — unico brano del catalogo Pink Floyd accreditato a questa coppia — inclusa nella colonna sonora di More (1969), film di Barbet Schroeder. Il titolo si riferisce al Passo Khyber, la strada di montagna di sessanta chilometri che attraversa i picchi del Safed Koh collegando Afghanistan e Pakistan, Kabul a Peshawar. Nella seconda metà degli anni Sessanta il Passo Khyber era diventato una tappa quasi obbligata per chi cercava oppio o hashish afghano, e come tale aveva acquisito una connotazione precisa nell’immaginario della controcultura. Nel gergo ritmato cockney, Khyber Pass è anche un eufemismo volgare per indicare il sedere. Un ulteriore rimando possibile è al film comico Carry On Up the Khyber (1968) di Gerald Thomas.
Nel film il brano compare subito dopo Crying Song: è il lato B della stessa cassetta che Stefan rigira dopo aver scoperto che Estelle è coinvolta nel traffico di droga. Nella suite The Man and the Journey, sviluppata dal gruppo nel 1969 per strutturare i concerti intorno a un tema comune, il brano fu ribattezzato Doing It.
La registrazione si svolse ai Pye Studios di Londra nei primi giorni del febbraio 1969, con il gruppo autoprodotto e Brian Humphries all’ingegneria. Come Cirrus Minor e Crying Song, anche questo brano entra in dissolvenza. Mason è il primo a farsi sentire, con una parte fluida che incorpora ogni elemento del kit su ritmi relativamente complessi. A 0:12 entra uno strumento grave che alterna le note estreme di un’ottava: potrebbe essere un Mellotron oppure Waters al basso con la tecnica del palm mute. Wright aggiunge poi una parte di pianoforte dissonante con un effetto stereo allucinatorio, seguita da un organo Farfisa altrettanto aspro. Tra 0:57 e 1:27 emerge una percussione fortemente distorta attraverso il Binson Echorec. Il brano si interrompe bruscamente con il suono di un nastro che viene riavvolto.
Il brano affonda le radici nel free jazz e nelle lunghe improvvisazioni live che i Floyd avevano sviluppato fin dai tempi di Barrett e continuato con Gilmour, terreno in cui la musica si sottraeva a qualsiasi logica commerciale.

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