Green Is The Colour

di Roger Waters

Green Is The Colour Lyrics

Green Is the Colour è una composizione di Roger Waters inclusa nella colonna sonora di More (1969), film di Barbet Schroeder. Waters la scrisse espressamente per il progetto cinematografico, ma la band la eseguì dal vivo già un mese prima dell’uscita del disco — il 14 aprile 1969 al Royal Festival Hall di Londra, nel contesto dello spettacolo The Massed Gadgets of Auximenes — More Furious Madness from Pink Floyd, che avrebbe poi dato origine alla suite The Man and the Journey. In entrambi i contesti, il brano funziona da introduzione a Careful with That Axe, Eugene.
Nel film, Schroeder la utilizza in due momenti distinti: la prima volta accompagna le scene di quiete domestica sulla costa di Ibiza, dove la coppia protagonista vive ancora in armonia; la seconda irrompe nella sequenza del caffè, quando l’equilibrio sentimentale comincia a sgretolarsi. Il testo di Waters — che qui si conferma poeta oltre che bassista — restituisce questa tensione attraverso immagini sospese tra luce e ombra, tra serenità e presagio. La struttura lirica scivola dall’incanto visivo alla malinconia, fino ai due versi conclusivi, carichi di una cuparezza epigrammatica difficile da dimenticare.
Sul piano stilistico, Green Is the Colour appartiene alla corrente di ballate acustiche e rarefatte che Waters coltivò in questo periodo, distante anni luce dall’estetica rumoristica e psichedelica dei primi dischi. Rispetto all’inquietudine elettrica di A Saucerful of Secrets o all’improvvisazione libera dei concerti del ’68, il brano rappresenta un ripiegamento verso forme più intime, avvicinabili — per certi aspetti — a certe ballate di Nick Drake o alla folk inglese di quegli anni.
La registrazione avvenne ai Pye Studios di Londra nel febbraio 1969, con Brian Humphries al banco del suono. Il brano si apre con David Gilmour alla chitarra acustica — la sua Levin LT 18 — supportato dal basso morbido di Waters. Quasi subito Gilmour aggiunge un secondo strumento in overdub, una chitarra a corde di nylon (verosimilmente una Levin Classic 3), con cui improvvisa per tutta la durata del pezzo. La sua voce, spinta verso il registro acuto, mantiene una tensione continua sull’orlo della rottura: una scelta che amplifica il clima di fragilità evocato dal testo. Nick Mason non compare nella versione LP — la sua parte risulta presente solo nel mixaggio per il film — mentre la moglie Lindy Mason contribuisce con il penny whistle, eseguito con abbondante riverbero. Rick Wright è al pianoforte acustico in apertura, poi si sposta al Farfisa organ e ritorna infine al piano nella coda, dove dal minuto 2:20 tre strumenti — chitarra classica, flauto e piano — improvvisano simultaneamente senza mai appesantire la texture complessiva.
Green Is the Colour rimase nel repertorio live dei Pink Floyd fino al tour in Giappone e Australia dell’agosto 1971. Brano poco noto al grande pubblico, appartiene tuttavia a quella zona preziosa della produzione floydiana in cui la scrittura di Waters e l’esecuzione di Gilmour raggiungono una sintesi rara: nessun eccesso, nessuna dimostrazione tecnica, solo la giusta misura.

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