Careful With That Axe, Eugene

di Roger Waters, Nick Mason, David Gilmour, Richard Wright

brano strumentale

«Careful with That Axe, Eugene» è una composizione collettiva firmata da Roger Waters, Rick Wright, Nick Mason e David Gilmour, incisa il 4 novembre 1968 presso l’Abbey Road Studios di Londra (Studio Two) con la produzione di Norman Smith, l’ingegneria del suono di Peter Mew e l’assistenza di Neil Richmond. Il brano appare come lato B del singolo «Point Me at the Sky», pubblicato il 6 dicembre 1968, e successivamente nella compilation Relics (1971).
La genesi del pezzo affonda le radici in una composizione collettiva che la band aveva iniziato a eseguire dal vivo nella primavera del 1968 sotto il titolo «Keep Smiling People», già strutturata in tre sezioni distinte. La prima sezione era stata registrata per il film underground The Committee (1968) di Peter Sykes, con Paul Jones dei Manfred Mann nel ruolo principale. Nel corso dei mesi successivi, il materiale riaffiorò più volte sotto forme diverse: come «Beset by Creatures of the Deep» nella suite The Man and the Journey, poi senza la sezione dello scream in «Green Is the Colour» per la colonna sonora di More, e ancora come «Murderistic Women» (o «Murderotic Women») nelle sessioni registrate per il Top Gear di John Peel nel 1968. Una versione strumentale preliminare era stata tentata anche il 22 agosto 1968 a Los Angeles, durante il secondo tour americano della band: sei take incise in studio ma mai portate a termine. La registrazione definitiva avvenne dunque in novembre, in due soli take, con il primo selezionato come master.
Il basso Rickenbacker 4001 di Waters è la colonna vertebrale dell’intero brano: un ostinato di ottave su Re che percorre senza interruzione i cinque minuti e quarantacinque secondi del pezzo, tenendo insieme una struttura dinamica che Nick Mason ha sintetizzato con la formula «piano, forte, piano» — ovvero un’unica progressione di tensione e rilascio costruita quasi esclusivamente sulle variazioni di intensità. Gilmour suona la chitarra elettrica, quasi certamente la sua nuova Fender Stratocaster bianca, ricorrendo al violining — ottenuto tramite il potenziometro del volume o un pedale volume — per creare attacchi morbidi e crescenti, e sovrapponendo una voce in falsetto sommersa di riverbero pesante. Wright lavora su due registri: il vibrafono introduce una texture morbida e sospesa nella sezione iniziale, mentre l’organo Hammond risponde con improvvisazioni dal sapore orientale. Mason si mantiene sulle ride nell’apertura, intensificando progressivamente il ritmo fino alla rottura.
La struttura drammaturgica è elementare nella concezione e radicale nell’esecuzione: la sezione iniziale — tesa, onirica, quasi immobile — culmina nel momento in cui Waters sussurra al microfono la frase che dà il titolo al brano, prima di emettere lo scream che scatena la seconda parte. Gilmour risponde con arpeggi e un assolo distorto raddoppiato con la voce; attorno ai 2:54 si avverte quello che sembra un gong suonato da Waters. Verso i 4:10 la tensione si scioglie, il vibrafono riprende la scena e Mason si sposta sui tom, lasciando infine a Waters e Gilmour il campo per una serie di effetti vocali — masticazione, suzione, rumori non identificati — che portano il brano alla chiusura.
L’identità del misterioso Eugene e il significato della frase rimangono volutamente indeterminati: Wright stesso ha dichiarato che il titolo non porta alcun messaggio cifrato, che spesso la band sceglieva titoli del tutto scollegati dalla musica. Lo scream di Waters, tuttavia, ha suggerito letture diverse: il riferimento alla primal therapy sviluppata da Arthur Janov nel 1967 — la stessa che avrebbe ispirato John Lennon nell’album John Lennon/Plastic Ono Band del 1970 — è una chiave di lettura ricorrente, così come il richiamo alla parola axe nel suo doppio significato di ascia e, nel gergo dei musicisti, chitarra. Una versione alternativa del brano, priva della sezione del sussurro, fu registrata per la colonna sonora di Zabriskie Point (1970) di Michelangelo Antonioni sotto il titolo «Come in Number 51, Your Time Is Up». Dal 1969 al 1973 il pezzo fu eseguito regolarmente nei concerti, spesso in abbinamento con «Green Is the Colour»: le versioni live — tra cui quelle di Ummagumma e di Pink Floyd: Live at Pompeii (1972) — restituiscono al brano una dimensione teatrale e catartica che la registrazione in studio, pur efficace, non coglie nella stessa misura.
Il 14 dicembre 1972 i Pink Floyd registrarono un’altra versione in studio del brano, leggermente più veloce, per la colonna sonora degli spettacoli del Roland Petit Ballet. Nel dicembre del 1977, l’emittente Antenne 2 trasmise l’intera esibizione del balletto registrata nei propri studi; oggi il filmato circola in rete tra i vari archivisti della band.