A Saucerful Of Secrets

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Tracklist di A Saucerful Of Secrets

L’album

  • Data di uscita: 28 giugno 1968 (UK) — 27 luglio 1968 (USA)
  • Etichetta: Columbia Records (UK)
  • Numero di catalogo: SX 6258 (mono) / SCX 6258 (stereo)
  • Produzione: Norman Smith
  • Ingegneri del suono: Peter Bown, Ken Scott
  • Mixaggio: Martin Benge (Room 53, Abbey Road)
  • Studi di registrazione: EMI Studios Abbey Road (Londra) — De Lane Lea Studios, Kingsway (Londra) — Sound Techniques (Londra)
  • Periodo di registrazione: 7 agosto 1967 – 15 maggio 1968 (oltre 50 giorni totali)
  • Artwork / Copertina: Hipgnosis (Storm Thorgerson e Aubrey Powell)
  • Classifiche: UK: #9 — Francia: #10

Un album di transizione, nel senso più letterale
A Saucerful of Secrets è l’unico album dei Pink Floyd in cui compaiono contemporaneamente Syd Barrett e David Gilmour. Non è una coesistenza creativa: è il documento di un passaggio di consegne avvenuto in condizioni di crisi, con Barrett ormai fuori dal gruppo nella sostanza già prima che la sua uscita venisse resa pubblica nell’aprile 1968. Il disco venne registrato tra l’agosto 1967 e il maggio 1968, un arco di nove mesi nel corso dei quali la band cambiò composizione, gestione e direzione musicale.
Le sessioni iniziarono appena tre giorni dopo l’uscita del disco d’esordio, il 7 agosto 1967. EMI premeva per un secondo album, ma la situazione interna era già compromessa. Barrett aveva cominciato a deteriorarsi visibilmente dopo essersi trasferito al 101 di Cromwell Road, South Kensington — un appartamento descritto come punto di raccolta dell’underground londinese, con un consumo di LSD che, secondo la testimonianza della segretaria della band June Child, aveva raggiunto frequenze di tre o quattro trip al giorno. Il gruppo tentò di fargli vedere lo psichiatra R. D. Laing, ma Barrett rifiutò di scendere dall’auto. Un soggiorno sull’isola di Formentera con il medico Sam Hutt non cambiò nulla. Il tour americano di novembre fu, nelle parole di Waters, “un disastro totale”: Barrett lasciò la chitarra nello spogliatoio prima di un concerto a Los Angeles e rimase in silenzio durante l’intervista al Pat Boone Show, con le telecamere accese.
L’uscita di Barrett e l’ingresso di Gilmour
La decisione definitiva fu presa dopo il concerto del 22 dicembre 1967 al Kensington Olympia. Il giorno del concerto di Southampton, il 26 gennaio 1968, qualcuno chiese se andare a prendere Syd. Roger Waters disse di no, e la band partì senza di lui.
David Gilmour era stato contattato da Nick Mason probabilmente il 6 dicembre al Royal College of Art. Cambridge gli era comune con Barrett — erano cresciuti nella stessa città — ma la sua formazione musicale era diversa: blues, ritmica, una tecnica più ortodossa. Non aveva un interesse particolare per la musica dei Floyd, ma ne riconosceva lo status professionale. Accettò senza audizioni né riunioni formali. Quando si unì al gruppo era reduce da un lungo tour europeo con una band che si chiamava Bullitt e poi Flowers, tornato in Inghilterra in condizioni di malnutrizione, con un solo strumento: una Fender Telecaster bianca ricevuta in regalo dai genitori per il ventunesimo compleanno.
La convivenza con Barrett durò quattro o cinque concerti. In studio, Barrett presentò ai compagni un brano chiamato “Have You Got It Yet?” cambiandolo ogni volta che lo suonava, rendendo impossibile per gli altri impararlo. Waters lo interpretò inizialmente come una forma di umorismo brillante — e forse lo era anche, ma segnava comunque la fine.
La musica: da Barrett agli architetti
A Saucerful of Secrets è il primo album in cui la componente compositiva si sposta su Waters, Wright e il gruppo nel suo insieme. Barrett firma solo “Jugband Blues”, in cui canta anche come voce principale. Waters è accreditato su tre brani, Wright su due, mentre la title track è un’opera collettiva dei quattro. Il cambio è percepibile immediatamente: l’immaginario fantastico e infantile di Barrett lascia il posto a strutture musicali più lunghe, più architettoniche, costruite per addizione di strati piuttosto che per melodia.
Il critico Barry Miles ha osservato che la musica dei Floyd suonava profondamente architettonica già all’epoca, riflettendo la formazione di Waters, Mason e Wright — tutti e tre studenti di architettura. Con Barrett era pop psichedelico, con confini che si allargavano verso l’improvvisazione; con Gilmour e la nuova gestione collettiva, la direzione diventa quella che la critica avrebbe etichettato, in modo approssimativo ma utile, come progressive rock. Questa seconda uscita è il primo episodio di una tetralogia che proseguirà con Atom Heart Mother, Meddle e The Dark Side of the Moon.
Norman Smith, il produttore, aveva dubitato della capacità degli altri tre di reggere il peso compositivo lasciato da Barrett. I fatti lo avrebbero smentito, ma nel corso delle sessioni il suo ruolo cominciò a essere messo in discussione dalla band — lo stesso processo già avviato durante Piper.
La registrazione
Oltre cinquanta giorni di studio distribuiti in tre sedi: principalmente Abbey Road, con alcune sessioni a De Lane Lea e a Sound Techniques, dove però nessun materiale finito sull’album fu registrato. Di tutto il materiale lavorato nel secondo semestre del 1967, solo “Set the Controls for the Heart of the Sun” e “Jugband Blues” entrarono nel disco. Il resto andò a singoli, a outtake o ai futuri album solisti di Barrett.
Gli ingegneri del suono includevano, oltre a Peter Bown già presente su Piper, Ken Scott — che avrebbe costruito una carriera di primo piano con Beatles, Bowie, Rolling Stones ed Elton John — e Martin Benge al mixaggio nella Room 53 di Abbey Road. A De Lane Lea, studio frequentato anche da Beatles, Stones, Who e Hendrix, l’attrezzatura comprendeva un banco Sound Techniques a diciotto ingressi, un registratore Ampex AG-440 a quattro tracce e monitor Tannoy Lockwood Major.
Gli strumenti
Barrett abbandonò la Fender Esquire argentata di Piper in favore di una Fender Telecaster bianca, usata solo per questo album. Gilmour portò in studio la sua identica Telecaster bianca — la stessa ricevuta per il compleanno — e per un periodo usò anche quella di Barrett, restituita prima che le sessioni si concludessero. Waters rimase sul Rickenbacker 4001, Mason sulla Premier a due casse. Wright ampliò la strumentazione con un Hammond M-102, un Mellotron MK2, vibrafono e xilofono — elementi che contribuirono a definire il carattere più espansivo e orchestrale del suono. Gilmour usava un Dallas Arbiter Fuzz Face, un Vox wah-wah e il Binson Echorec, già presente nel suono del disco precedente.
La copertina
A Saucerful of Secrets è il primo album dei Pink Floyd firmato da Hipgnosis, il collettivo grafico fondato da Storm Thorgerson e Aubrey Powell. Thorgerson era cresciuto a Cambridge, aveva frequentato la stessa scuola di Barrett e Waters, e nel 1968 chiese ai suoi amici di convincere la EMI — che fino ad allora aveva concesso questa libertà solo ai Beatles — a commissionargli l’artwork. Il risultato è una copertina a elementi cosmici sovrapposti, pensata per evocare tre stati alterati di coscienza: religione, droghe e musica dei Pink Floyd. Thorgerson e Powell dichiararono di aver incluso nella composizione un’immagine di Doctor Strange tratta dal numero 158 di Strange Tales della Marvel, disegnata da Marie Severin, e il personaggio di Living Tribunal. Sul retro, i volti in bianco e nero dei quattro membri — senza Barrett — parzialmente oscurati dall’ordine cosmico.
Ricezione
In Gran Bretagna il disco raggiunse il numero 9, in Francia il 10. La critica britannica fu tiepida: NME definì la title track “lunga e noiosa”. Negli Stati Uniti, dove uscì il 27 luglio, non entrò in classifica — l’unico album della band a non farlo — e Rolling Stone lo stroncò come “mediocre”, lamentando l’assenza di Barrett. Nel tempo il giudizio si è invertito: AllMusic gli assegna tre stelle e mezzo, The Virgin Encyclopedia of Popular Music quattro. Rimane un disco che non si capisce del tutto se non lo si colloca nel momento esatto in cui fu fatto: una band che stava perdendo il suo centro creativo e ne stava costruendo uno nuovo, in diretta.

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