di Roger Waters
Set The Controls For The Heart Of The Sun Lyrics
Little by little the night turns around
Counting the leaves which tremble at dawn
Lotuses lean on each other in yearning
Under the eaves the swallow is resting
Set the controls for the heart of the sun
Over the mountain watching the watcher
Breaking the darkness waking the grapevine
One inch of love is one inch of shadow
Love is the shadow that ripens the wine
Set the controls for the heart of the sun
The heart of the sun…
Witness the man who raves at the wall
Making the shape of his question to heaven
Whether the sun will fall in the evening
Will he remember the lesson of giving?
Set the controls for the heart of the sun
The heart of the sun…
Pian piano la notte gira attorno
Contando le foglie che tremano all’alba
I loti si appoggiano l’un l’altro in bramosia
Sopra le colline una rondine riposa
Regola i comandi per il cuore del sole
Sopra la montagna
Guardando lo spettatore
Rompendo le tenebre
Svegliando la vite
La conoscenza dell’amore è la conoscenza dell’ombra
L’amore è l’ombra che stagiona il vino
Regola i comandi per il cuore del sole
Il cuore del sole
Testimone l’uomo che fa segnali al muro
Dando la forma delle sue domande al cielo
Se il sole cadrà di sera
Ricorderà egli la lezione del dare?
Regola i comandi per il cuore del sole
Il cuore del sole
Set the Controls for the Heart of the Sun è una composizione di Roger Waters inclusa in A Saucerful of Secrets (1968). Peter Jenner la indicò come il primo brano di Waters che reggesse il confronto con le canzoni di Barrett, un giudizio che dice molto sul momento in cui fu scritta e sul peso che quella competizione interna aveva nel gruppo.
Il titolo non deriva, come spesso riportato, da una poesia di William S. Burroughs, ma dal romanzo The Fireclown (1965) di Michael Moorcock. Per il testo Waters seguì l’esempio di Barrett in Chapter 24 e attinse alla poesia cinese, in particolare alle liriche di Li Shangyin, poeta della tarda dinastia Tang del IX secolo, consultando la raccolta di traduzioni Poems of the Late T’ang curata da A. C. Graham. Diversi versi sono riconducibili a testi precisi: Little by little the night turns around viene da un poema senza titolo di Li Shangyin, Counting the leaves which tremble at dawn da Willow, One inch of love is one inch of shadow da un altro poema senza titolo, mentre Witness the man who raves at the wall rimanda a un testo di Li He. Waters costruisce con questi materiali uno scenario che combina solitudine, malinconia e impulsi suicidi: un pilota di un’astronave viene sopraffatto da tendenze autodistruttive di natura solare e imposta la rotta verso il cuore del sole. La struttura del brano è quadripartita — introduzione, due strofe cantate, un’improvvisazione strumentale, una strofa conclusiva — e lascia ampio margine all’improvvisazione live. La versione su Ummagumma dura oltre nove minuti, quella sul disco dal vivo di Waters In the Flesh sette minuti, e alcuni bootleg documentano esecuzioni di sedici minuti.
La prima sessione si tenne l’8 agosto 1967 nello Studio Tre di Abbey Road, il giorno dopo la prima seduta di lavoro per il nuovo album. La base fu registrata in due take, con il secondo ritenuto il migliore. Secondo David Parker, che ha consultato gli archivi di Abbey Road, vennero utilizzate solo due delle quattro tracce disponibili sul registratore: la prima per la batteria di Mason con piatto aggiuntivo, la seconda per il basso di Waters e una chitarra. Tutto fu quindi registrato dal vivo in sala. Mason suona principalmente i tom con bacchette da timpani, ispirandosi dichiaratamente a Blue Sands del batterista jazz Chico Hamilton, ascoltato nel film Jazz on a Summer’s Day. Il gong registrato sulla stessa traccia dei piatti fu quasi certamente suonato da Wright, che in quella prima sessione non era alle tastiere, mentre Waters era impegnato al basso. La chitarra sulla traccia del basso fu suonata da Barrett, come confermò Gilmour stesso nel 1993, precisando di essere probabilmente presente anch’egli su alcune parti, anche se il suo contributo è difficilmente identificabile. Barrett sembra essere udibile da 5:02 fino alla fine, mentre Gilmour potrebbe trovarsi tra 1:49 e 1:54.
Il 23 ottobre 1967 Waters registrò la voce, con un’abbondante riverbero che segue il motivo del basso. Il timbro è raccolto, quasi sussurrato, come quello di una guida spirituale. Nella stessa sessione Wright aggiunse la parte di vibrafono, elemento fondamentale per l’atmosfera meditativa del brano. L’11 gennaio 1968 il gruppo tornò in studio per le restanti sovraincisioni: Wright registrò le parti di tastiera, suonando la Farfisa Compact Duo con il Binson Echorec e probabilmente il Hammond M-102 per i passaggi solistici con pedale wah-wah udibili tra 2:50 e 3:12, il tutto sommerso di riverbero. Nella stessa sessione furono aggiunte voci supplementari, tra cui quello che sembra un Om — la sillaba sacra buddhista — percepibile in sottofondo a 2:33 e 2:47. Da 3:05 entrano i gabbiani, un effetto che richiama i nastri al contrario usati dai Beatles in Tomorrow Never Knows nel 1966.
Michael Moorcock, la cui opera fornì il titolo al brano, collaborò in seguito con gli Hawkwind e con i Blue Öyster Cult, che si ispirarono proprio a The Fireclown per il brano The Great Sun Jester (1979). Douglas Adams dichiarò di essersi ispirato a Set the Controls per il gruppo Disaster Area, descritto nella saga di Guida Galattica per gli Autostoppisti come il complesso rock più rumoroso della storia dell’universo.
Il brano rimase nel repertorio live dei Floyd per anni. Il 26 e 27 giugno 2002, durante due concerti alla Wembley Arena, Waters lo eseguì con Mason per la prima volta dopo oltre vent’anni. Il 18 aprile del 2019 Roger Waters salì sul palco dei Saucerful Of Secrets di Nick Mason cantando e suonando il gong.
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