- One Of These Days
- David Gilmour chitarra, pedal steel, basso; Nick Mason batteria, voce; Roger Waters basso; Richard Wright Hammond, pianoforte, effetti
- A Pillow Of Winds
- David Gilmour voce, chitarra, pedal steel; Nick Mason percussioni; Roger Waters basso; Richard Wright Hammond, pianoforte
- Fearless
- David Gilmour voce, chitarra; Nick Mason batteria; Roger Waters basso, chitarra; Richard Wright pianoforte
- San Tropez
- David Gilmour chitarra; Nick Mason batteria; Roger Waters basso, chitarra, voce; Richard Wright pianoforte
- Seamus
- David Gilmour chitarra, armonica; Roger Waters basso; Richard Wright pianoforte
- Echoes
- David Gilmour chitarra, basso, voce, effetti; Nick Mason batteria, effetti; Roger Waters basso; Richard Wright voce, Hammond, Farfisa, pianoforti, effetti
Pubblicato in USA il 30 ottobre del 1971, in UK il 5 novembre. Prodotto da Pink Floyd, Design e foto Hipgnosis, Fotografia della copertina Robert Dowling, Tecnici del suono EMI John Leckie e Peter Bown; Tecnici del suono Morgan Rob Black e Roger Quested
Il ponte sonoro
All’inizio del 1971, i Pink Floyd si trovavano a un bivio. Ormai lontani dall’orbita psichedelica del loro fondatore Syd Barrett, i quattro membri della band si sentivano creativamente alla deriva. Lavori precedenti come l’ambizioso ma frammentato Atom Heart Mother (1970) li avevano lasciati insoddisfatti, al punto da definirlo un album da “gettare nella spazzatura”. Roger Waters si dichiarava “annoiato” dal materiale che suonavano dal vivo, mentre David Gilmour ammetteva di star “raschiando il fondo del barile”. In questo clima di incertezza nacque Meddle, l’album fondamentale in cui la band non solo superò definitivamente l’ingombrante eredità del suo genio perduto, ma ritrovò una direzione artistica coesa, forgiando un suono che avrebbe gettato le basi per i capolavori planetari degli anni a venire.
Niente dal nulla
Il processo di registrazione di Meddle fu tanto caotico quanto strategico. La totale assenza di materiale pronto o di un’idea chiara costrinse la band ad abbandonare i metodi tradizionali e ad affidarsi a una serie di esperimenti sonori radicali. Quello che avrebbe potuto trasformarsi in un disastro creativo divenne invece un trionfo di collaborazione, un’alchimia nata dal vuoto che avrebbe definito il loro futuro.
Quando i Pink Floyd entrarono negli studi di Abbey Road nel gennaio 1971, non avevano nemmeno una canzone scritta. Per stimolare la creatività, idearono una serie di esercizi non convenzionali. Il più celebre consisteva nel far registrare a ogni membro una parte musicale su una traccia separata, senza alcun riferimento a ciò che gli altri stavano suonando, basandosi solo su vaghe indicazioni di umore come “primi due minuti romantici, i successivi due a tempo sostenuto”. I risultati, catalogati come “Nothings 1-24”, furono inizialmente deludenti, definiti da Gilmour “assolutamente terribili”. Tuttavia, questo processo, sebbene apparentemente improduttivo, si rivelò un passo necessario per rompere gli schemi del passato e avviare una ricerca sonora senza preconcetti.
Meddle segnò un punto di svolta non solo creativo, ma anche umano e tecnico. Come ricordato da Nick Mason, fu il primo album dai tempi di A Saucerful of Secrets (1968) in cui i quattro membri lavorarono di nuovo come una vera band coesa. L’ingegnere del suono John Leckie descrive sessioni che iniziavano nel pomeriggio per finire all’alba, in un’atmosfera di totale libertà creativa, interrotta solo dalle visite occasionali di un rappresentante della EMI con “un paio di bottiglie di vino e un paio di spinelli”.
Questa rinnovata coesione fu amplificata da una fondamentale decisione tecnologica: abbandonare gli studi EMI, ancora fermi a 8 tracce, per le più avanzate strutture a 16 tracce di AIR Studios e Morgan Studios. Questa mossa permise alla band di stratificare suoni e idee con una flessibilità senza precedenti, aprendo le porte a possibilità sonore che avrebbero plasmato il loro nuovo corso. Da questo crogiolo di collaborazione e innovazione tecnologica presero forma i brani che compongono l’album.
David Gilmour
Abbiamo realizzato tantissimi frammenti di demo che poi abbiamo assemblato, e per la prima volta ha funzionato
Lato A
Il Lato A di Meddle si presenta come una raccolta volutamente eclettica, quasi un campionario della versatilità della band in quel preciso momento di transizione. I cinque brani che lo compongono spaziano dall’hard rock strumentale alla ballata acustica, dal pop jazzato al blues canino, mettendo in mostra le diverse sfaccettature di una personalità musicale che stava trovando il suo baricentro.
La traccia di apertura, One of These Days, è una dichiarazione d’intenti potente e collaborativa. Costruita attorno a un minaccioso ostinato di basso, suonato all’unisono da Roger Waters e David Gilmour con due bassi distinti, la canzone evoca l’inquietudine del tema della serie Doctor Who. Il brano è un torrente strumentale interrotto solo da una frase, l’unica mai accreditata al batterista Nick Mason: “One of these days I’m going to cut you into little pieces“. Registrata a doppia velocità con voce in falsetto e poi riprodotta a velocità normale, la minaccia assume un tono distorto e quasi disumano, diventando uno dei momenti più iconici dell’album.
In netto contrasto, A Pillow of Winds è una delle poche, e più rare, canzoni d’amore acustiche e tranquille del catalogo dei Pink Floyd. Il titolo, apparentemente ermetico, fu ispirato da una formula del gioco cinese del Mahjong, a cui Waters e Mason erano appassionati durante i tour. La traccia è legata alla precedente da effetti sonori di vento, una tecnica di transizione fluida che la band avrebbe perfezionato in album successivi come Wish You Were Here, dimostrando una crescente attenzione alla costruzione dell’album come opera unitaria.
Fearless è un brano dalla costruzione unica, che culmina con l’inclusione di una registrazione ambientale dei tifosi del Liverpool F.C. che cantano il loro inno, “You’ll Never Walk Alone”, dalla curva del Kop. La scelta non era dettata da fede calcistica (Roger Waters e David Gilmour sono tifosi dell’Arsenal), ma da una pura valutazione artistica. Come spiegò Richard Wright: “Abbiamo inserito i tifosi del Liverpool perché sono il miglior pubblico calcistico del paese per quello che volevamo”. L’effetto è un finale epico e inaspettato, che dissolve la canzone in un coro di massa riverberato.
San Tropez rappresenta un’anomalia quasi unica nella discografia della band e, in particolare, nella produzione di Roger Waters, che lo scrisse interamente. Ispirata da un viaggio nel sud della Francia, “San Tropez” è una canzone pop spensierata con chiare influenze jazz. Abbandonati i consueti temi di alienazione e critica sociale, Waters offre un raro scorcio di leggerezza e disimpegno, un momento di sole quasi abbagliante nel suo corpus di opere spesso cupe e introspettive.
A chiudere il lato A è Seamus, una “novelty track” che spesso figura nelle classifiche delle peggiori canzoni mai registrate dai Pink Floyd. Si tratta di un breve pezzo pseudo-blues la cui principale caratteristica è l’ululato di Seamus, il border collie del musicista Steve Marriott (Small Faces, Humble Pie) di cui Gilmour si stava occupando in quel periodo. Sebbene considerato un divertissement, l’uso di suoni animali sarebbe stato ripreso in modo molto più concettuale e integrato nel 1977 con Animals. Con questo scherzo musicale si chiude il mosaico del Lato A, lasciando spazio all’opera monolitica che occupa l’intero Lato B.
Lato B
Nick Mason
La nota di Rick sembrava il sonar di un sottomarino, ping!
Echoes non è semplicemente il fulcro di Meddle; è il momento esatto in cui i Pink Floyd trovarono la loro identità sonora definitiva. Questa suite monumentale di 23 minuti rappresenta la sublimazione degli esperimenti dei “Nothings”, trasformando frammenti di caos in un’opera coesa e profonda che avrebbe tracciato la rotta per tutti i loro capolavori futuri.
L’origine del brano è quasi mitologica, nascendo da un singolo suono. Durante una sessione, Roger Waters ebbe l’idea di far passare una nota di pianoforte a coda attraverso un altoparlante Leslie, un dispositivo rotante solitamente usato con l’organo Hammond. Il risultato fu un “ping” acuto e risonante, simile al segnale di un sonar sottomarino. Quel suono, quasi casuale, fu il catalizzatore che diede forma all’intera composizione. L’ispirazione cambiò radicalmente: l’epica spaziale dei “Nothings” si trasformò in un’odissea acquatica, un viaggio nelle profondità dell’oceano e della coscienza.
Analizzando la struttura, Echoes rivela un’architettura sonora complessa e innovativa, un capolavoro di dinamica e atmosfera. Le parti vocali, condivise tra David Gilmour e Richard Wright, si fondono in un’armonia perfetta, creando un timbro unico, etereo e malinconico, che sarebbe diventato un marchio di fabbrica della band. Una sezione centrale, contraddistinta da un groove quasi funky, dimostra la straordinaria coesione raggiunta dalla sezione ritmica di Waters e Mason, un motore pulsante che spinge il brano in territori inaspettati. Questo include anche gli effetti sperimentali, tra cui spicca il celebre suono simile a un verso di gabbiano. Curiosamente, questo effetto fu ottenuto da Gilmour quasi per caso, collegando un pedale wah-wah al contrario (con la chitarra nell’uscita del pedale e l’ingresso verso l’amplificatore).
Roger Waters
Il testo di ‘Echoes’ parla di due sconosciuti che si incontrano. Tutto quel discorso sul creare connessioni con altre persone è diventato, da quel momento in poi, il significato essenziale del mio lavoro.
A completare l’opera, il testo di Roger Waters esplora temi universali come la comunicazione, l’empatia e la connessione umana, riassunti nella potente immagine di “estranei che si incrociano per strada”.
L’impronta lasciata da Echoes va ben oltre l’album Meddle. Contiene in nuce tutti gli elementi che avrebbero definito il suono classico dei Pink Floyd: le lunghe suite atmosferiche, le tessiture sonore immersive e l’equilibrio tra melodia e sperimentazione. Il verdetto definitivo di David Gilmour riassume perfettamente la sua importanza: “Questo album è stato un chiaro precursore di The Dark Side of the Moon, il punto in cui abbiamo trovato per la prima volta la nostra direzione”.
Richard Wright
Stavo suonando il piano in studio ma fu Roger che mi disse: “Sarebbe possibile prendere quella nota da un microfono e poi farla passare attraverso il Leslie?” Tutto partì da qui. E’ questo il modo in cui ha inizio il miglior brano dei Pink Floyd. Credo.
Un orecchio sott’acqua
La copertina di Meddle è diventata un’immagine iconica, un simbolo ermetico che riflette perfettamente le atmosfere acquatiche di Echoes. Tuttavia, la sua creazione fu un processo teso e il risultato finale una fonte di profonda insoddisfazione per i suoi stessi autori, lo studio Hipgnosis, quasi a testimoniare le tensioni creative che circondavano la band.
La proposta iniziale di Storm Thorgerson fu volutamente provocatoria: un primo piano dell’ano di un babbuino. La band, in tournée in Giappone, respinse seccamente l’idea tramite una telefonata intercontinentale, chiedendo invece, quasi come una sfida, “un orecchio sott’acqua”. L’immagine finale, fotografata da Robert Dowling, traduce questo concetto in un’opera simbolica: un orecchio immerso che capta le onde sonore, visualizzate come increspature sulla superficie dell’acqua.
Nonostante la sua efficacia, la copertina fu aspramente criticata da chi la realizzò. Storm Thorgerson la definì il suo lavoro meno riuscito per i Pink Floyd e un “lavoro mediocre”. Il suo socio Aubrey Powell fu ancora più duro, etichettandola come “un pasticcio” e “la peggiore di tutte le cover fatte con i Floyd”. Persino il fotografo Robert Dowling concordò che il risultato fosse mediocre, un “concetto privo della solida creatività e immaginazione di Storm”. Queste testimonianze rivelano come un’immagine diventata iconica per il pubblico sia stata vissuta come un fallimento artistico dai suoi creatori.
Il preludio alla luna
Sebbene non sia l’album più celebre o commercialmente di successo dei Pink Floyd, Meddle occupa un posto cruciale nella loro discografia. È, senza dubbio, il disco che ha segnato la loro piena maturità artistica, il laboratorio sonoro in cui hanno perfezionato gli strumenti e la visione che li avrebbero preparati per il dominio globale degli anni ’70.
Alla sua uscita, Meddle ottenne un buon successo nel Regno Unito, raggiungendo la posizione numero 3 in classifica. Negli Stati Uniti, invece, le vendite furono deludenti, con l’album che si fermò al numero 70, un risultato attribuito alla scarsa e inadeguata promozione da parte dell’etichetta americana Capitol Records. La critica, tuttavia, fu largamente positiva. Testate autorevoli come NME lo definirono “un album eccezionalmente buono”, mentre Rolling Stone scrisse che l’album “afferma con forza e precisione che il gruppo è di nuovo in piena crescita”.
L’eredità duratura di Meddle trascende la sua funzione di semplice album di transizione. È la testimonianza di un’autentica alchimia creativa: dal “Niente” assoluto delle sessioni iniziali, dal caos degli esperimenti dei “Nothings”, i Pink Floyd non hanno semplicemente trovato una direzione, ma hanno distillato dal vuoto gli elementi primari del loro universo sonoro. Meddle non è solo il ponte che conduce a The Dark Side of the Moon; è la fornace stessa in cui il suono che li avrebbe resi immortali è stato forgiato.
