San Tropez

di Roger Waters

San Tropez Lyrics

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San Tropez è una composizione di Roger Waters pubblicata nel 1971 nell’album Meddle. È l’unico brano del disco scritto interamente da un solo membro del gruppo, senza alcun apporto collettivo, e Waters lo presentò ai compagni già nella forma definitiva, pronto per la registrazione.
L’ispirazione viene dal soggiorno della band nel sud della Francia nell’estate del 1970, quando i Pink Floyd suonarono all’interno del festival musicale di Saint-Tropez, l’8 agosto, ai Caves du Roy. L’esibizione fu un successo, e fu quasi certamente quell’esperienza a suggerire a Waters il carattere festoso e solare del pezzo. Saint-Tropez era già diventata un mito mondiale grazie a Brigitte Bardot e al film E Dio creò la donna (1956) di Roger Vadim: Waters la usa come sfondo per un ritratto obliquo di jet-set, nostalgia e vita agiata. Gilmour, peraltro, conosceva la cittadina fin dai primissimi anni Sessanta, quando con Syd Barrett aveva suonato per qualche spicciolo nelle terrazze dei caffè locali, prima ancora che i Pink Floyd esistessero.
Il testo è volutamente ambiguo. Il primo verso tocca la fama, la solitudine e una figura femminile che offre conforto; il secondo indugia sull’immagine del narratore che beve champagne come un tycoon, ma ricorda le origini modeste (Owning a home with no silver spoon). Un verso del primo strofe ha alimentato discussioni per decenni: Slide a rind down behind a sofa in San Tropez. Cosa significa rind? Buccia di frutto con proprietà allucinogene? Errore di trascrizione? Il libretto delle edizioni CD ha effettivamente corretto la parola in line, aprendo alla lettura di una striscia di cocaina. Il terzo verso abbandona il tono ironico e si chiude su una scena bucolica, con una voce amata che chiama presso il mare.
Dal punto di vista produttivo, la registrazione risulta l’ultima ad essere completata per Meddle, sotto la pressione della EMI di consegnare l’album prima delle festività natalizie. La sessione documentata è quella del 27 luglio 1971 ai Morgan Studios di Londra (Studio One), con il sound engineer Rob Black e l’assistente Roger Quested. Alcune parti potrebbero essere state registrate anche agli AIR Studios con Peter Bown e John Leckie.
Musicalmente il brano è un’anomalia nel catalogo del gruppo: un pezzo jazz-pop leggero, brillante, del tutto estraneo ai toni cupi o sperimentali del resto di Meddle. Waters suona la chitarra acustica — verosimilmente la sua Gibson J-45 — costruendo un groove preciso ed efficace, oltre al basso Precision e alla voce solista, unica sua apparizione vocale sull’intero album. La voce è morbida, quasi sensuale, raddoppiata su una seconda traccia senza ricercare armonie. Mason accompagna con un drumming di stampo pop, senza inseguire il lato jazz del pezzo. Wright è invece protagonista assoluto: il suo pianoforte è registrato in stereo ed è chiaramente in primo piano nel mix, con accordi armonicamente ricchi che riflettono l’interesse di lunga data del tastierista per il jazz. La sezione conclusiva è interamente affidata a Wright, che improvvisa un assolo pianistico che rimanda, qua e là, a Duke Ellington.
Gilmour entra solo verso la fine del secondo verso con un assolo di slide in due parti distinte. Nella prima (al minuto 1:15) usa quasi certamente la sua «Black Strat» con suono pulito, armonizzandosi su una seconda traccia. Nella seconda (dal minuto 1:31) il timbro acquisisce più mordente, probabilmente grazie a una chitarra Lewis con leggera distorsione, senza questa volta sdoppiare la parte. Per il resto del brano torna a un tono cristallino per sostenere ritmicamente il gruppo, con qualche breve inciso di gusto raffinato, come quello al minuto 2:00.