di Roger Waters, David Gilmour
A Pillow Of Winds Lyrics
A cloud of eiderdown draws around me
Softening the sound
Sleepy time when I lie with my love by my side
And she’s breathing low
And the candle dies
When night comes down, you lock the door
The book falls to the floor
As darkness falls and waves roll by
The seasons change, the wind is warm
Now wakes the owl, now sleeps the swan
Behold a dream, the dream is gone
Green fields, a cold rain is falling in a golden dawn
And deep beneath the ground
The early morning sounds and I go down
Sleepy time when I lie with my love by my side
And she’s breathing low
And I rise like a bird in the haze
When the first rays touch the sky
And the night wings die
Una nuvola di piuma d’oca, mi si disegna attorno
Ammorbidendo il sonoro
Tempo assonnato quando mento col mio amore accanto
E lei sta respirando piano
E la candela muore
Quando la notte scende chiudi a chiave la porta
Il libro cade a terra
Mentre cadono le tenebre le onde passano
Le stagioni cambiano, il vento è ironico
Ora sveglia l’ora, ora dorme il cigno
Osserva un sogno, il sogno è svanito
Prati verdi di piaggia fredda
Cadono in un’alba dorata
E nel profondo sottosuolo
Il primo mattino mormora
E io scendo
Tempo assonnato quando mento col mio amore accanto
E lei sta respirando piano
E mi alzo, come un uccello
Nella foschia, quando i primi raggi toccano il cielo
E le ali della notte muoiono
A Pillow of Winds è una ballata acustica composta da Roger Waters e David Gilmour, pubblicata nel 1971 nell’album Meddle. Il titolo riprende una formula poetica presa dal mah-jongg — un gioco di origine cinese che, stando a Nick Mason, Waters, lui stesso e le rispettive compagne erano soliti praticare regolarmente in quegli anni.
Il testo, scritto da Waters e cantato da Gilmour, costruisce un’atmosfera di quiete domestica e notturna: una coperta di piumino che avvolge, una candela che si spegne, la respirazione lenta dell’amata accanto. La dimensione onirica si apre nella strofa centrale, scandita dai ritmi della natura, per chiudersi con l’alba, quando il protagonista si alza come un uccello nella foschia. C’è chi ha letto nel “golden dawn” del terzo verso un rimando all’Ordine Ermetico dell’Alba Dorata — la società esoterica a cui appartennero Yeats, Haggard, Machen e Crowley — ma non esiste alcuna evidenza a sostegno di questa interpretazione, e Waters non ha mai mostrato interesse documentato per quel tipo di tradizione.
In studio il brano era ancora noto come “Dave’s Guitar Thing”, nome di lavorazione che dice molto della sua natura: acustica, personale, inconfondibilmente gilmouriana nelle influenze folk, country e west coast, agli antipodi rispetto al pop volutamente inglese di Syd Barrett. La registrazione inizia all’Abbey Road il 21 marzo 1971, in Studio Three, sotto la regia del sound engineer Peter Bown, con John Leckie come assistente. Il primo take viene usato come base definitiva. L’apertura è affidata a tre chitarre che arpeggia simultaneamente: due acustiche — probabilmente due Gibson J-45 — posizionate al centro e a destra del campo stereo, più una chitarra elettrica — forse la “Black Strat” — a sinistra. Gilmour esegue quasi certamente tutte e tre le parti, anche se non è escluso un contributo di Waters su una delle acustiche. A queste si aggiunge immediatamente la slide guitar elettrica di Gilmour: morbida, calda, con la precisione espressiva che contraddistingue il suo tocco. Gilmour canta la voce principale e raddoppia sé stesso.
Roger Waters suona un basso fretless, strumento che in quel momento non aveva precedenti nella discografia dei Pink Floyd. Non è noto se si trattasse di uno strumento trovato in studio o di una scelta deliberata, ma il suono è identificabile con sufficiente certezza. Rick Wright interviene all’organo Hammond e, dal minuto 3:00, al vibrafono — strumento che aggiunge una luce timbrica particolare alla sezione strumentale centrale. Nick Mason si mantiene ai margini, segnando il tempo solo sull’hi-hat.
Il 25 marzo il gruppo registra ulteriori sovraincisioni di chitarra e vibrafono. Gilmour aggiunge probabilmente in questa sessione le parti di slide elettrica raddoppiate nel bridge strumentale (ascoltabili da 3:03), caratterizzate da un fraseggio melodico estremamente curato, e alcune slide acustiche nella coda. Il 30 marzo il nastro a otto tracce dell’EMI viene trasferito al sedici tracce degli AIR Studios — studio due — con Peter Bown ancora agli ingegneri e Leckie all’assistenza. Le sessioni successive, tenutesi al Morgan Studios di Londra nel luglio 1971 (studi uno e due, engineer Rob Black, assistente Roger Quested), sono probabilmente dedicate al mixaggio e al fondissolvenza che collega il brano al vento sintetizzato di One of These Days.
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