Echoes

di Roger Waters, Richard Wright, Nick Mason, David Gilmour

Echoes Lyrics

Echoes è una composizione collettiva di Roger Waters, Rick Wright, David Gilmour e Nick Mason, pubblicata nel 1971 come unico brano del lato B di Meddle. Con i suoi ventitré minuti e mezzo è una delle tre tracce più lunghe nella discografia dei Pink Floyd, insieme ad Atom Heart Mother e alla suite in nove parti Shine On You Crazy Diamond.
Il brano nasce da una serie di improvvisazioni registrate ad Abbey Road a partire da gennaio 1971 sotto il titolo provvisorio The Return of the Son of Nothings — o semplicemente Son of Nothings, o Nothings — e debutta dal vivo in questa forma il 22 aprile a Norwich. La svolta decisiva arriva quando Roger Waters chiede a Rick Wright di convogliare il segnale del pianoforte, captato da un microfono, attraverso un altoparlante Leslie. Quello strumento, normalmente abbinato agli organi Hammond, utilizza un diffusore rotante che produce un effetto Doppler: la nota emessa acquista una risonanza oscillante e quasi organica. La singola nota di Wright — un Si — suonata attraverso il Leslie diventa immediatamente il cuore pulsante del brano. Come ricorderà Wright stesso, bastava colpire quella nota perché l’intero studio si animasse. Curiosamente, la versione che si sente sull’album proviene dai primissimi test, risultata poi impossibile da riprodurre con la stessa ricchezza timbrica.
Waters scrive i testi dopo l’uscita di Syd Barrett dalla band, osservando dalla finestra del suo appartamento di Shepherd’s Bush il flusso delle persone in strada. Le versioni live iniziali evocano i pianeti; la versione definitiva si trasferisce in un contesto marino, dove i riferimenti all’albatross, alle grotte di corallo e al labirinto delle onde costruiscono un’allegoria del viaggio interiore. Il verso centrale del brano — l’invito alla mano tesa, al cammino condiviso — esprime un appello all’empatia come alternativa all’aggressione. Ma una seconda lettura è altrettanto fondata: il sonar del pianoforte, il big bang acquatico, l’abisso oceanico come origine della vita. La frase no one knows the wheres or whys pone la domanda senza risposta sull’origine dell’universo; and no one flies around the sun la chiude con una dichiarazione materialista. Da qui, probabilmente, l’eco nei titoli di lavorazione.
Dal punto di vista strutturale, il brano si articola in sette sezioni. La prima costruisce l’introduzione strumentale: Wright al pianoforte Leslie, Gilmour alla Black Strat senza distorsione in un fraseggio bluesy di grande finezza, un tappeto di pedal steel e pad Farfisa immersi nel Binson Echorec, poi il basso Fender Precision di Waters e la batteria Ludwig di Mason con effetti di piatti al contrario. La seconda sezione introduce le voci: Gilmour e Wright si dividono le parti vocali, Gilmour più basso, Wright più acuto, in quello che Gilmour stesso definirà nel 2008 la prima fioritura della loro telepatia musicale. Le sezioni centrali comprendono una sequenza funky — assimilabile al Funky Dung di Atom Heart Mother — con Mason in stereo, l’organo Hammond di Wright ricco di soul licks, Gilmour su due parti ritmiche sovrapposte, una pulita e una distorta con Fuzz Face. La quarta sezione è la più perturbante: Waters fa scorrere un bottleneck sulle corde del basso con abbondante Echorec, creando un suono definito durante le sessioni Bumble Bee Bass Section. A questo si aggiungono effetti dalla library sonora EMI — vento (vol. 56) e corvi (vol. 7) — e i celebri versi di gabbiano ricavati da Gilmour con la Black Strat: l’effetto nasce per caso da un cablaggio invertito del pedale wah-wah di un roadie, sviluppato poi con precisione chirurgica e uso massiccio dell’Echorec. La quinta sezione riprende il materiale di Nothing Part 14, con Gilmour che sostiene un Si con palm mute attraverso varie modulazioni armoniche. La sesta riporta le voci con l’ultima strofa, stavolta apparentemente filtrate anch’esse dal Leslie. La settima chiude con piano e chitarra che si rispondono in un dialogo sommesso; i presunti cori sintetici che compaiono dal minuto 22:10 sono in realtà ottenuti da due registratori stereo posizionati ai lati dello studio, con il nastro che percorreva la stanza creando un effetto di eco e feedback autoalimentato di otto-nove secondi.
Le sessioni di registrazione si svolgono tra il 7 e il 19 marzo 1971 in Studio Three di Abbey Road — con Peter Bown come tecnico del suono e John Leckie come assistente — dove viene fissata la base al sedicesimo take su un registratore a otto tracce. Dal 30 marzo il lavoro si sposta agli AIR Studios di George Martin, dotati di macchine a sedici tracce, e prosegue fino al 1° maggio. Un passaggio agli Morgan Studios di Londra è documentato solo parzialmente. Rob Black è il tecnico del suono per quella fase, con Roger Quested come assistente. Waters occupa gran parte del tempo in sala regia nella funzione di produttore de facto; Gilmour è il riferimento principale in sala.
Echoes viene filmata nell’ottobre 1971 da Adrian Maben per il documentario Pink Floyd: Live at Pompeii, in una versione divisa in due parti. Il brano resterà in scaletta fino alla metà degli anni Settanta, con il sassofono di Dick Parry nei concerti 1971–1973 e le voci di Venetta Fields e Carlena Williams nel biennio 1974–1975. Una versione acustica eseguita da Gilmour e Wright ad Abbey Road nel maggio 2006 è inclusa come traccia nascosta nel DVD Remember That Night, Live at the Royal Albert Hall.

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