The Wall

the wall

Tracklist The Wall

  • In The Flesh?
  • The Thin Ice
  • Another Brick In The Wall (Part 1)
  • The Happiest Days Of Our Lives
  • Another Brick In The Wall (Part 2)
  • Mother
  • Goodbye Blue Sky
  • Empty Spaces
  • Young Lust
  • One Of My Turns
  • Don’t Leave Me Now
  • Another Brick In The Wall Part 3
  • Goodbye Cruel World
  • Hey You
  • Is There Anybody Out There?
  • Nobody Home
  • Vera
  • Bring The Boys Back Home
  • Comfortably Numb
  • The Show Must Go On
  • In The Flesh
  • Run Like Hell
  • Waiting For The Worms
  • Stop
  • The Trial
  • Outside The Wall

L‘album

  • Data di uscita: 30 novembre 1979 (Regno Unito) — 10 dicembre 1979 (Nord America)
  • Etichetta: Harvest Records
  • Numero di catalogo: SHDW 411
  • Produzione: Bob Ezrin, David Gilmour, Roger Waters (con James Guthrie co-produttore)
  • Ingegnere del suono: James Guthrie (assistito da Nick Griffiths, Patrice Quef, Brian Christian)
  • Studio di registrazione: Britannia Row Studios (Islington, Londra); Super Bear Studios (Berre-les-Alpes, Francia); Studio Miraval (Correns, Francia); CBS Studios (New York); Cherokee Studios e Producers Workshop (Los Angeles)
  • Periodo di registrazione: settembre 1978 – novembre 1979
  • Artwork / Copertina: Gerald Scarfe e Roger Waters, illustrazione di un muro di mattoni con malta grigia, senza nome del gruppo né titolo in copertina
  • Classifiche: Regno Unito: #3 (67 settimane in classifica) — Francia, Stati Uniti, Canada, Paesi Bassi, Germania Ovest, Svezia, Norvegia: #1; certificato 23 volte platino negli USA, oltre 30 milioni di copie vendute nel mondo
  • Critica all’uscita: recensioni contrastanti ma di grande impatto, tra cui Melody Maker e Rolling Stone

Il contesto
Nel 1976 i Pink Floyd affidano la gestione finanziaria alla società di investimento Norton Warburg, che li spinge verso operazioni rivelatesi disastrose: oltre due milioni di sterline scompaiono e il fondatore della società, Andrew Warburg, fugge in Spagna (sconterà poi tre anni di carcere). Il fisco britannico, con l’aliquota massima portata sopra l’80% dal governo Callaghan, reclama inoltre l’83% delle somme già perdute. La band si trova di fatto in rovina nonostante il successo commerciale dei dischi precedenti. La soluzione è duplice: incidere un nuovo album e trasferirsi in esilio fiscale, dal 6 aprile 1979 al 5 aprile 1980, sul modello già seguito dai Rolling Stones. Le sessioni iniziano quindi nel sud della Francia, tra Berre-les-Alpes e Correns.
Genesi e paternità
L’origine del progetto risale al tour Animals del 1977, e in particolare al concerto conclusivo allo stadio olimpico di Montreal, il 6 luglio, davanti a 80.000 spettatori indisciplinati. Esasperato dal pubblico, Roger Waters sputa in faccia a uno spettatore, episodio che lo spinge a riflettere sulla distanza tra artista e platea e a immaginare uno spettacolo costruito attorno a un muro eretto davanti al palco. Nel luglio 1978 Waters presenta a Gilmour, Wright, Mason e al manager Steve O’Rourke due progetti alternativi: The Pros and Cons of Hitch Hiking (che diventerà il suo secondo album solista) e Bricks in the Wall, poi ribattezzato The Wall. Il gruppo, pur con riserve — Gilmour lo giudica inizialmente “troppo deprimente” — sceglie il secondo per necessità economica più che per entusiasmo. Il produttore canadese Bob Ezrin, già al lavoro con Alice Cooper, Lou Reed e Peter Gabriel, viene chiamato a strutturare il materiale: in una notte riscrive l’intero concept in quaranta pagine, oggi conservate alla Rock and Roll Hall of Fame di Cleveland. Il racconto segue Pink, rockstar segnata dalla morte del padre in guerra, da una madre opprimente, da un’umiliazione scolastica e da un matrimonio fallito, fino al crollo psicotico e alla deriva totalitaria che precede l’abbattimento finale del muro.
Registrazione e produzione
Le session preparatorie si svolgono a Britannia Row tra settembre 1978 e marzo 1979, con un registratore Stephens a sedici piste portato da Ezrin. Per l’esilio fiscale la band si sposta a Super Bear Studios, dotato di consolle MCI JH-500 e monitor Eastlake TM3, mentre le voci di Waters vengono registrate allo Studio Miraval — console Neve 32×24 — per l’altitudine di Super Bear, che rende difficoltoso il canto. Ezrin introduce la tecnica di incidere batteria e basso su un multitraccia a sedici piste Studer A80, sincronizzato tramite un API MagLink con un ventiquattro piste per il missaggio finale, preservando la dinamica delle prime take. Nessun brano viene registrato con tutti e quattro i musicisti presenti contemporaneamente: ognuno lavora per sovraincisioni separate. Le sessioni proseguono ai CBS Studios di New York in agosto, con la New York Philharmonic e la New York City Opera dirette da Michael Kamen, poi ai Cherokee Studios e al Producers Workshop di Los Angeles tra settembre e novembre, dove viene completato il montaggio finale su nastro da due pollici e un quarto. Durante le session francesi si consuma la rottura tra Waters e Rick Wright: accusato di non contribuire creativamente e colto in un momento di rifiuto a interrompere le vacanze per le registrazioni losangeline, Wright viene estromesso dal gruppo, pur restando accreditato sul disco e partecipando al tour successivo come turnista stipendiato.
Gli strumenti
Waters torna al suo Fender Precision Sunburst, già usato su The Dark Side of the Moon, mentre il basso nero passa a Gilmour. Amplifica con un Hiwatt DR-103, un Fender Bassman 50 nelle sessioni di Britannia Row e un Ampeg B-18N Portaflex a Los Angeles. Nick Mason resta fedele al proprio kit Ludwig con tom da 12×8, 13×9, 14×14 e 16×16, rullante Ludwig Black Beauty e piatti Paiste. Gilmour amplia il proprio arsenale con una Gibson Les Paul Goldtop del 1955, un Fender Esquire del 1955, un Telecaster del 1959, un Fender Baritone VI e monta un manico Charvel Custom sulla “Black Strat”. Utilizza inoltre chitarre acustiche Martin D-35 e D12-28, una Ovation 1613-4 con corde di nylon per i passaggi classici, ed effetti Pete Cornish insieme a un nuovo MXR Digital Delay. Rick Wright introduce un Sequential Circuits Prophet-5, tra i primi sintetizzatori polifonici, e un ARP Quadra.
La copertina
L’artwork segna una rottura con la tradizione grafica firmata Storm Thorgerson e Hipgnosis: Waters si affida a Gerald Scarfe, già collaboratore su Wish You Were Here, per un fronte e un retro ridotti a un muro di mattoni con malta grigia, privo del nome del gruppo e del titolo, applicati solo su un adesivo separato all’interno della confezione. L’interno del gatefold sviluppa l’iconografia narrativa con un giudice dal volto simile a natiche, uno stadio ispirato all’Olimpico di Montreal, martelli in parata e un aereo in picchiata, scelti da Scarfe come simboli di oppressione meccanica e anonima.
Ricezione e peso storico
Pubblicato il 30 novembre 1979 nel Regno Unito, dove si ferma al terzo posto in classifica, The Wall conquista il primo posto in Stati Uniti, Francia, Canada, Germania Ovest, Paesi Bassi e paesi scandinavi. Con oltre 30 milioni di copie vendute resta il doppio album più venduto nella storia della discografia. La critica dell’epoca, da Melody Maker a Rolling Stone, ne riconosce la portata visionaria pur dividendosi sul giudizio complessivo. L’album segna la fine della coesione interna dei Pink Floyd: l’estromissione di Wright e l’affermazione del controllo creativo di Waters aprono la fase conclusiva della formazione originale, di lì a poco destinata a dissolversi definitivamente.

Acquista The Wall