di Roger Waters, David Gilmour, Nick Mason, Richard Wright
Ibiza Bar Lyrics
I’m so afraid of mistakes that I’ve made
Shaking every time that I awake
I feel like a cardboard cut-out man
So build me a time
When the characters rhyme
And the story line is kind
I’ve aged and aged since the first page
I’ve lived every line that you wrote
Take me down, take me down
From the shelf above your head
And build me a time
When the characters rhyme
And the story line is kind
I live where I’m left
On the shelf like the rest
And the epilogue reads like a sad song
Please pick up your camera
And use me again
And build me a time
When the characters rhyme
And the storyline is kind
Yeah
Sono così rammaricato per gli errori che ho commesso
Prendendomela ogni volta che mi sveglio
Mi sento uno uomo sodo e tagliato fuori
Così datemi un momento in cui i personaggi vanno in rima e la storia è carina
I giorni sono fatti dalla prima pagina.
Ho vissuto ogni linea che avete scritto.
Prendetemi.
Prendetemi
fin dal ripiano sopra la vostra testa
Così datemi un momento in cui i personaggi vanno in rima e la storia è carina
E se vivo sul ripiano come il resto
E se l’amore sanguina come una canzone triste
Per favore prendi la macchina fotografica e utilizzami di nuovo.
Così datemi un momento in cui i personaggi vanno in rima e la storia è carina
Yea
Ibiza Bar è una composizione collettiva dei Pink Floyd — accreditata a Waters, Wright, Gilmour e Mason — inclusa nella colonna sonora di More (1969), il film di Barbet Schroeder. Nonostante il titolo rimandi alla destinazione iberica attorno a cui ruota la vicenda del film, il brano accompagna una scena ambientata a Parigi, il primo incontro tra il protagonista Stefan e il personaggio di Charlie in un bar della capitale francese.
Il testo non intrattiene un rapporto diretto con la trama. Il legame con More è più atmosferico che narrativo: le parole disegnano un senso di disorientamento e fragilità — I’m so afraid of mistakes that I’ve made / Shaking every time that I awake / I feel like a cardboard cut-out man — che rispecchia lo stato interiore di un personaggio ancora ignaro di ciò che lo attende, piuttosto che illustrare una sequenza precisa.
Sul piano sonoro, Ibiza Bar è il pendant diretto di The Nile Song, l’altro pezzo hard rock della colonna sonora. I due brani condividono l’intro che oscilla tra due note distanti un tono, il tempo attorno ai 90 bpm, la figura ritmica e l’impianto timbrico complessivo. La distinzione emerge nello sviluppo armonico, in particolare nei ritornelli, dove più voci — verosimilmente Waters e Wright — si sovrappongono alla voce solista di Gilmour con un trattamento in riverbero marcato. Un elemento che ritorna con forza anche verso la fine del primo assolo di chitarra, intorno a 1:50, quando le backing vocals emergono in modo inatteso, quasi sospese sull’arrangiamento.
Gilmour suona con la Fender Stratocaster elaborata con Fuzz Face, ereditando esplicitamente l’approccio di Jimi Hendrix: ritmica fortemente distorta, assoli multipli impregnati di riverbero. Il suo stile non ha ancora raggiunto la maturità che lo definirà nei lavori successivi, ma alcune sue caratteristiche distintive sono già riconoscibili — in particolare in un passaggio intorno a 1:27. Rick Wright alterna Farfisa, Hammond M-102 e pianoforte acustico, confermando quella varietà timbrica che caratterizza il suo contributo all’intera colonna sonora. La sezione ritmica di Waters e Mason sostiene il tutto con la stessa solidità percussiva di The Nile Song: il basso di Waters è particolarmente ben costruito, con una linea mobile che dialoga costantemente con la chitarra.
Il brano fu registrato ai Pye Studios di Londra nel febbraio del 1969, con la band in veste di autoproduttori e Brian Humphries al mixer. La scelta di lavorare in autoproduzione era già una costante per i Floyd in questo periodo, e si riflette in una certa libertà sperimentale che percorre tutta la colonna sonora di More.
Ibiza Bar ha conosciuto almeno una cover di rilievo: i Love Battery, band grunge di Seattle, la incisero durante le sessioni per il loro EP e per l’album Between the Eyes, pubblicati rispettivamente nel 1990 e nel 1991 — testimonianza di quanto quell’estetica hard rock dei Floyd del 1969 potesse risuonare in contesti stilistici molto distanti.
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