di Roger Waters
The Nile Song Lyrics
I was standing by the Nile
When I saw the lady smile
I would take her out for a while
For a while
Oh, my tears wept like a child
How her golden hair was blowing wild
Then she spread her wings to fly
For to fly
Soaring high above the breezes
Going always where she pleases
She will make it to the islands in the sun
I will follow in her shadow
As I watch her from my window
One day I will catch her eye
She is calling from the deep
Summoning my soul to endless sleep
She is bound to drag me down
Drag me down
Stavo accanto al Nilo
Quando ho visto la ragazza sorridere
La volevo portar fuori per un po’
Per un po’
Oh, le mie lacrime piangevano come un bambino
Come i suoi capelli d’oro soffiavano impulsivamente
Quindi lei ha spiegato le sue ali per volare
Per volare
Volo altissimo sopra le brezze
Andando sempre dove a lei piace
Lei lo farà alle isole nel sole
Seguirò la sua ombra
Mentre la guardo dalla mia finestra
Un giorno rapirò il suo occhio
Lei chiama dal profondo
Chiamando la mia anima al sonno infinito
Lei è obbligata a trascinarmi in basso
Trascinarmi in basso
The Nile Song è una composizione di Roger Waters inclusa nella colonna sonora di More (1969), film di Barbet Schroeder. Il brano apre il film nel momento in cui Stefan incontra per la prima volta Estelle, anche se il testo ha un legame solo approssimativo con quella scena: Waters traspone la nascita della storia d’amore in Egitto, con un narratore che sta in riva al Nilo e vede una figura femminile sorridere e spiegare le ali. La donna convoca la sua anima verso un sonno senza fine, con connotazioni che rimandano a una divinità egizia o a una sirena. Schroeder preferì usare il brano come sfondo musicale, temendo che la sua aggressività prendesse il sopravvento sulle immagini.
Sul piano stilistico, The Nile Song è la prima incursione dei Pink Floyd nell’hard rock, genere che in quel momento stava prendendo forma con Cream, Led Zeppelin, Black Sabbath e Deep Purple. Nel catalogo Floyd rimane un episodio isolato, con il solo Ibiza Bar come pendant diretto. Waters stesso, autore del testo, scrisse qualcosa di lontano dal proprio stile abituale. Il brano contiene in embrione alcune soluzioni che Gilmour avrebbe ripreso in Young Lust e In the Flesh su The Wall.
La registrazione si svolse ai Pye Studios di Londra nei primi giorni del febbraio 1969, con il gruppo autoprodotto e Brian Humphries all’ingegneria. Il brano è essenzialmente una vetrina per il Dallas Arbiter Fuzz Face di Gilmour, che lo usa con una libertà insolita sia nelle parti ritmiche che nei soli. La chitarra è quasi certamente la sua Stratocaster bianca collegata al Selmer Stereomaster da 100 watt con casse Selmer Goliath. Gli accordi in power chord sono probabilmente registrati su più tracce per massimizzarne la presenza. I soli mostrano un’influenza diretta di Jimi Hendrix, e in alcuni punti Gilmour raddoppia le proprie linee sulla Fender — tecnica udibile intorno a 1:48 — una soluzione che avrebbe usato di nuovo, ad esempio nel solo principale di Money nel 1973. Anche la voce è raddoppiata con ADT, tecnica associata a Syd Barrett ma non consueta ai Pye Studios. Gilmour abbandona il registro morbido delle registrazioni precedenti e canta con una raucedine marcata.
Waters al Rickenbacker 4001 fornisce la base ritmica, ma la configurazione dell’amplificazione — apparentemente simile a quella di Gilmour, con casse Selmer All-Purpose 50 da 2×12 invece del collegamento diretto al mixer — non gli garantisce la presenza nel mix che avrebbe meritato. Mason percuote il kit Premier con forza notevole, con passaggi sui tom di particolare intensità. Wright sembra assente o comunque inudibile, sepolto sotto la massa sonora degli altri strumenti. Nell’introduzione si sentono distintamente delle mani che battono il ritmo.
The Nile Song fu pubblicata come singolo nel marzo 1969 in diversi paesi, tra cui Francia — con Ibiza Bar sul lato B — e Giappone, con Main Theme come lato B, ma non nel Regno Unito né negli Stati Uniti. Fu inclusa nella compilation Relics nel 1971. Tra le cover, quella dei Voivod su The Outer Limits (1993) è la più nota.
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