di Richard Wright, Roger Waters, Nick Mason, David Gilmour
brano strumentale
Curiosità
- Nel film è presente uno spezzone della durata di 3:56
Main Theme è un brano strumentale composto collettivamente da Roger Waters, Rick Wright, David Gilmour e Nick Mason per la colonna sonora di More (1969), film diretto da Barbet Schroeder. Il brano compare due volte nel film: in apertura, sui titoli di testa, mentre Stefan lascia la Germania in autostop sotto la pioggia, e quasi alla fine, quando il protagonista prende atto del proprio fallimento esistenziale. Il brano funge da cornice narrativa, e le parole del monologo introduttivo — scritte da Nicholas Ray, il regista di Rebel Without a Cause (1955), amico e ispiratore di Schroeder — ne precisano la funzione drammaturgica: un viaggio come fuga, come combustione volontaria, come inseguimento del sole.
La registrazione avviene al Pye Studios di Londra nei primi giorni del febbraio 1969. Il produttore è la band stessa, il suono è curato da Brian Humphries.
Il brano si apre con il suono di un gong in vibrazione, presumibilmente suonato da Waters, che oscilla ripetutamente tra i canali stereo. L’effetto è ipnotico e insieme minaccioso, e giustifica con precisione la funzione introduttiva nel film. Dopo circa trenta secondi entra Rick Wright con accordi volutamente dissonanti al Farfisa, ai quali si aggiungono la batteria di Nick Mason — un ritmo vagamente bossa nova — e il basso di Waters, non distante dalla figura ritmica che aveva usato in Let There Be More Light su A Saucerful of Secrets.
È Wright il vero protagonista strumentale del brano. Non solo perché mantiene la linea melodica principale al Farfisa, con quel carattere orientaleggiante che ricorre in diversi passaggi del disco, ma anche perché produce effetti vorticosi sull’organo tramite un pedale wah-wah, udibile a partire dall’1:25. La melodia che costruisce è tra le più riuscite dell’intero album: densa, circolare, con una tensione che non si risolve mai del tutto.
Intorno al minuto 2:52 entra David Gilmour con frasi soliste sulla Stratocaster, probabilmente con l’ausilio del tremolo arm e di un bottleneck. Il suono è relativamente pulito, con una certa quantità di riverbero. Nella sezione finale — dall’5:14 — si aggiunge una seconda chitarra, stavolta con distorsione marcata, accompagnata da interferenze elettroniche il cui statuto rimane ambiguo: errore tecnico o scelta deliberata, non è dato sapere.
Il brano è stato eseguito dal vivo dalla band in più occasioni, spesso in versioni estese fino a oltre dieci minuti.
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