di David Gilmour, Nick Mason, Richard Wright, Roger Waters
brano strumentale
More Blues è un brano strumentale incluso nella colonna sonora di More (1969), il film di Barbet Schroeder, accreditato collettivamente a Roger Waters, Rick Wright, David Gilmour e Nick Mason. Dura 2 minuti e 13 secondi e compare nella seconda parte della pellicola, mentre il protagonista Stefan lavora come barista per Ernesto Wolf, spacciando marijuana ed eroina per saldare i debiti di Estelle.
Il titolo non è casuale: rinvia alle radici stesse del nome Pink Floyd, che Syd Barrett inventò fondendo i nomi di due bluesman del profondo Sud americano, Pink Anderson e Floyd Council. Prima di diventare l’ensemble psichedelico che avrebbe cambiato la storia del rock, il gruppo eseguiva cover di classici blues nei club underground di Londra. More Blues è, in questo senso, un ritorno alle origini — uno dei rarissimi momenti in cui i Floyd si concedono al genere senza mediazioni.
Nel catalogo ufficiale della band, episodi simili si contano sulle dita di una mano. Il più noto è Seamus, traccia acustica di Meddle (1971), con la sua controparte elettrica Mademoiselle Nobs documentata in Pink Floyd: Live at Pompeii. Va citato anche Love Scene [Version 6], scartato dalla colonna sonora di Zabriskie Point. More Blues si inserisce in questa genealogia come un capitolo a sé, più grezzo e diretto degli altri.
Il peso del brano è interamente sulle spalle di David Gilmour, che nel 2006 dichiarò che tutta la sua musica affonda le radici nel blues. Lo dimostra con il Fender Stratocaster, suonato con fraseggio intenso, ricco di string bending e avvolto da un riverbero lungo e invadente che dà alle note una dimensione quasi cosmica. Il suono della chitarra è pulito, con distorsione minima: la scelta giusta per restituire il senso di declino fisico ed emotivo di Estelle attraverso gli occhi di Stefan.
La sezione ritmica costruisce lo spazio più che riempirlo. Nick Mason interviene a intermittenza, lasciando alla chitarra il respiro necessario. Roger Waters imbastisce una linea di basso insolita: non si ancora sistematicamente alla cassa, ma dialoga con i tamburi in modo libero, talvolta in sincronia, talvolta per conto proprio. Rick Wright, all’organo Hammond M-102, opera in modo discreto ma determinante, fornendo il supporto armonico che tiene insieme il brano e conferendogli una particolare coloratura timbrica.
Il brano fu registrato ai Pye Studios di Londra nei primi giorni di febbraio del 1969. Il produttore è la band stessa; al banco c’era Brian Humphries, che aveva già collaborato con i Floyd in questo periodo. La traccia si chiude bruscamente a 2 minuti e 10 secondi con il rumore netto di un registratore spento — un gesto secco, quasi teatrale, in linea con la natura frammentata della colonna sonora.
Vale la pena ricordare che, nonostante l’etichetta progressive, i Floyd degli anni Settanta erano soliti improvvisare sul dodici battute a fine concerto. Lo testimonia il bootleg More Blues, registrato al Montreux Casino il 21 novembre 1970: una versione che supera i nove minuti, affiancata da Just Another 12 Bar Original, mai apparsa su alcuna pubblicazione ufficiale.
Nel 2016, all’interno della sezione Dramatis/ation del box The Early Years 1965-1972, è stata pubblicata un outtake come “Aleternative Version”
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