8tracks_pinkfloyd

Fare una recensione di una compilation diventa complicato, soprattutto in casi come 8-Tracks dove non c’è nessun inedito. Ma come annunciato da Steven Wilson, in questa raccolta la novità sta nel collegamento fra i brani, studiato per rendere l’ascolto continuo in pieno stile floydiano.

Lato A

One of These Days (5:54) è un ottimo brano per le aperture: oltre al suo album Meddle (1971), ha aperto anche la compilation A Collection of Great Dance Songs (1981) ed è una traccia molto rappresentativa per i Pink Floyd, dato che è l’unica suonata dal vivo da tutti e tre i membri come solisti. Per unirla alla bellissima ballata Wot’s…Uh the Deal (5:09), tratta da Obscured by Clouds (1972), è stato riutilizzato l’effetto del vento che si sente in introduzione e che viene ripreso, appunto, in chiusura, sovrapponendovi l’arpeggio iniziale di Wot’s…Uh the Deal.
Per agganciare quest’ultima a Money (6:28), da The Dark Side of the Moon (1973), sul finale in fade out compaiono il registratore di cassa e il tintinnio delle monete. Ad unire questo pezzo a Another Brick in the Wall, Pt. 2 (3:58), da The Wall (1979), sono la voce di Henry McCullough e gli schiamazzi dei bambini. Se nella versione presente sul disco originale questi elementi si avvertono solo in coda, qui compaiono sia all’inizio sia alla fine, dove sentiamo la famosa frase del maestro:
“Wrong, Do it again. If you don’t eat yer meat, you can’t have any pudding. How can you have any pudding if you don’t eat yer meat?” La battuta “You! Yes, you behind the bike sheds! Stand still laddy!” sfuma invece in fade out, escludendo il successivo squillo del telefono; in questo preciso punto si conclude il Lato A.

Perché il telefono è stato tolto? Nella versione dell’album originale lo squillo si sovrappone alle ultime urla del maestro (“Wrong! Do it again!”). Questo contrasto sposta l’attenzione dall’oppressione della scuola (Another Brick in the Wall) all’oppressione della famiglia (Mother), come una richiesta di aiuto fallita: il telefono che squilla a vuoto rappresenta Pink adulto che cerca un contatto umano, trovando però solo silenzio. Subito dopo, la canzone Mother si apre con la voce di Pink che chiede “Madre, pensi che costruiranno la bomba?”, evidenziando che l’unica figura a cui può aggrapparsi nei momenti di solitudine assoluta è, appunto, la madre. Ecco quindi il motivo dell’assenza dello squillo: concettualmente l’effetto è applicabile solo alla narrazione di The Wall e qui non avrebbe avuto senso; oltretutto, in questo punto la prima facciata si interrompe, senza la necessità di creare transizioni con altri brani.

Lato B

Il lato B si apre con Wish You Were Here (5:30), title track dell’album che abbiamo omaggiato da poco. Qui la canzone, più corta di qualche secondo rispetto alla versione originale, si collega a Time (6:58), sempre da The Dark Side of the Moon, ancora una volta sfruttando il rumore del vento in chiusura, sul quale si innesta il ticchettio degli orologi.
Time, comprensiva ovviamente di Breathe (Reprise), si unisce a Comfortably Numb (6:22), anch’essa da The Wall, in maniera semplice ma essenziale: l’ultima nota prolungata dell’Hammond funge da ingresso per l’attacco del capolavoro del 1979.
Arrivati all’ultima traccia, quella più attesa, l’assolo di Gilmour sfuma in fade out lasciando spazio a pecore e uccellini, presenti nella intro e outro di Sheep, che introducono Pigs On The Wing (3:34) nella rarissima versione Stereo 8 di Animals (1977).

Snowy White e quell’assolo ritrovato

La storia di Pigs On The Wing nella versione Stereo 8 è inseparabile da quella di Snowy White, il chitarrista che suonò quell’assolo il giorno stesso in cui conobbe i Pink Floyd. A raccontarlo è lui in persona, in un’intervista in cui ripercorre un incontro che all’epoca non aveva ancora capito quanto fosse straordinario.
«Non sapevo che i Pink Floyd fossero un gruppo enorme per un semplice motivo: non facevano blues e perciò non mi interessavano granché» ammette White, che veniva dal mondo di Peter Green, Eric Clapton e B.B. King. Fu il manager della band a cercarlo su segnalazione di più persone, probabilmente Jim Cregan, amico di Snowy e chitarrista di Rod Stewart. L’incontro avvenne a Londra, e il manager lo portò direttamente agli studi Britannia Row, dove la band stava registrando Animals.
L’audizione fu, a modo suo, surreale. Fu David Gilmour a spiegargli il lavoro: dodici corde, qualche parte solista, armonia, ritmica, un po’ di basso. Poi la domanda secca: «Lo sai suonare il basso, vero?». Risposta affermativa, e Gilmour chiuse così: «Non saresti qui se non sapessi suonare, no?». Era fatta.
Quello stesso giorno, quasi per caso, arrivò l’assolo che oggi sentiamo su 8-Tracks. «Siamo tornati in studio e Roger mi ha detto: “Già che sei qui, potresti registrare qualcosa”. Stavano facendo Pigs On The Wing. Ho preso una Stratocaster bianca e ho suonato». Qualche giorno dopo Waters lo richiamò con quella che definì una brutta notizia: il brano era stato diviso in due parti, una all’inizio del lato A, una alla fine del lato B di Animals, e l’assolo non ci stava più. «Ho detto: tutto qui? Non me ne importava granché». Ma nella versione Stereo 8, dove il pezzo restava integro, l’assolo fu mantenuto. White conserva ancora una copia della cartuccia, sigillata e cellofanata.

Il posizionamento sul mercato

Con questa operazione Sony cerca, attraverso una semplice compilation da 8 tracce, di coprire tutto il mercato. Si tratta di una raccolta pensata per le nuove generazioni, grazie a sei brani iconici della band e due ballate acustiche, ma che mira allo stesso tempo al pubblico dei fan di vecchia data proprio grazie alla versione unita di Pigs On The Wing.
Vale la pena ricordare che questa specifica versione era contenuta solo nell’edizione Stereo 8 (per il mercato UK e USA) e che non si tratta della stessa pubblicata su Goldtop di Snowy White nel 1994, che in quell’occasione, aveva un mix diverso 

Formati disponibili

Il disco è disponibile nei seguenti formati:

Mercato globale

Solo mercato USA

Solo mercato Giappone

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2 pensieri su “8-Tracks: i Pink Floyd omaggiano lo stereo 8

  1. È appena arrivato il pacco con il CD.
    Cocente delusione senza bemmeno aprirlo. Un evento cosi entusiasmante e pubblicizzato, mortificato da una insignificante copertina in cartone. Direi una banalissima copertina di quelle che una volta, forse, erano relegate agli album raccolta allegati a riviste e presi in edicola.
    Ad aprirlo la delusione continua.
    Il CD si estrae a fatica e bisogna per forza prenderlo con due dita. All’interno dell’altro lato un pezzo di carta piegato in quattro dove c’è la lista dei brani con le notizie sui componenti, produttori, studio e da che album è estratto. Anche questo si estrae a fatica, e si reinserisce con ancora piu fatica.
    Non parliamo delle pochissime immagini, quasi non si riconoscono gli album e i volti dei PF.
    Questo sarebbe il grande lavoro che dovrebbe far avvicinare i più giovani a comprendere il mondo dei PF?
    Non riesco a capire.

    Forse si poteva fare qualcosa di piu per questo evento che potrebbe diventare un pezzo di storia. Non dico a livello di cofanetto di “Rattle that lock”, ma qualcosa di piu serio di una copertina in cartone; si!

    Probabilmente la mia delusione si attenuera’ tra poco quando lo ascolterò. Speriamo.

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