Comfortably Numb Re-Imagined Roger Waters con Mona Miari
Annunciata prima per l’8 e poi per il 10 maggio, Comfortably Numb Re-Imagined ad oggi è rimasta ferma da qualche parte, ma la rete a volte regala sorprese. Ieri è sbucato dal nulla il video integrale e lo abbiamo analizzato trattandolo come una nuova uscita, perché crediamo che la condivisione di questo filmato vada oltre la notizia. Questa operazione, dalla missione nobile, lasciava molto perplessi, ma è diventata qualcosa di più grande. Roger Waters l’ha reimmaginata insieme alla cantante e attivista palestinese Mona Miari, trasformandola in qualcosa di radicalmente diverso: un duetto tra due mondi, due lingue, due dolori che si cercano e si trovano. Waters canta in inglese, Miari in arabo, e in certi passaggi le loro voci si sovrappongono cantando parole diverse ma complementari, quasi un affresco sonoro a due colori. Musicalmente è molto simile alla versione del 2022 pubblicata in The Lockdown Sessions e nel live This Is Not A Drill, ma qui è dilatata a quasi 9 minuti — e in maniera molto riuscita — arricchita anche dal coro diretto da Miari. Curioso anche il finale nei titoli di coda, dove si sente una versione “cinematografica” per soli archi di una parte del brano. In questa pagina trovate il video, il testo originale con l’attribuzione delle parti, la traduzione italiana e una lettura in prosa del brano. PS: se notate errori di trascrizione, siete pregati di scriverli nei commenti.
Hello?
Is there anybody in there?
Just nod if you can hear me.
Is there anyone at home?
Come on, now,
I hear you’re feeling down.
Well I can ease your pain
Get you on your feet again.
Relax.
I’ll need some information first.
Just the basic facts.
Can you show me where it hurts?
Pronto?
C’è qualcuno lì dentro?
Fai solo un cenno con la testa se puoi sentirmi.
C’è qualcuno a casa?
Forza, adesso,
Sento che ti senti giù.
Beh, posso alleviare il tuo dolore
Rimetterti in piedi.
Rilassati.
Prima avrò bisogno di alcune informazioni.
Solo i fatti essenziali.
Puoi mostrarmi dove fa male?
Roger Waters apre il brano riprendendo lo storico incipit, rivolgendosi a un interlocutore distante, isolato e forse traumatizzato, per stabilire un contatto. Chiede un segno antropico, anche solo un cenno del capo, avvertendo la profonda prostrazione e la sofferenza dell’altro. Si offre come figura di soccorso medico ed emotivo, promettendo di lenire quel tormento e di rimetterlo in piedi, ma richiede prima un quadro clinico ed esistenziale: esige i fatti essenziali e domanda di indicare il punto esatto in cui si concentra la ferita, sia essa fisica o spirituale.
After all that’s happened,
With no one left.
All words have faded.
Why ask at all?
All that is lost
Home… Oh beloved home.
The night falls silent and crumbles.
Oh beloved home… Tell him.
The olive branch reaching for the stars
An open wound that cries for freedom.
Dopo tutto quello che è successo,
Senza più nessuno rimasto.
Tutte le parole sono svanite.
Perché mai chiedere?
Tutto ciò che è perduto…
Casa… Oh amata casa.
La notte cala silenziosa e va in frantumi.
Oh amata casa… Diglielo.
Il ramo d’ulivo che si sporge verso le stelle
Una ferita aperta che grida libertà.
Mona Miari risponde descrivendo lo scenario devastante del dopo, un vuoto desolante in cui non è rimasto più nessuno e dove persino le parole hanno perso significato, rendendo quasi vana ogni domanda. Evoca il senso assoluto di smarrimento e la perdita della propria casa amata, mentre la notte crolla in un silenzio tombale. Esorta poi a testimoniare e a raccontare questa condizione, simboleggiata dal ramo d’ulivo, emblema di pace e resilienza, che si protende faticosamente verso il cielo, mentre la terra stessa è diventata una piaga aperta che invoca la libertà.
I feel your pain from New York City.
I feel your pain across the sea
A distant ship on the horizon
Is calling out to you and me
Sento il tuo dolore da New York City.
Sento il tuo dolore oltre il mare
Una nave lontana all’orizzonte
Sta chiamando te e me
When I was young I dreamed of freedom…
Hope blazes fierce in everything I am.
Like roots breaking through the rubble.
We shape our fate.
Our light will break the darkness.
We are the promise of a new dawn.
Quando ero giovane sognavo la libertà…
La speranza divampa fiera in tutto ciò che sono.
Come radici che si fanno strada tra le macerie.
Plasmiamo il nostro destino.
La nostra luce spezzerà l’oscurità.
Noi siamo la promessa di una nuova alba.
La voce di Roger si leva da una metropoli occidentale, New York, per annullare le distanze geografiche e dichiarare una profonda vicinanza empatica che attraversa l’oceano. Paragona questa connessione a una nave lontana all’orizzonte, un segnale che lancia un richiamo universale a entrambi. Subito dopo, Mona si riallaccia al concetto di libertà sognata fin dall’infanzia: lungi dall’arrendersi, la speranza brucia con ferocia e orgoglio in ogni fibra del suo essere. Viene descritta come una spinta vitale simile a radici che spaccano e superano le macerie della distruzione. Afferma con forza l’autodeterminazione di un popolo capace di forgiare il proprio destino e garantisce che la loro luce interiore squarterà le tenebre, ergendosi a promessa vivente di un nuovo inizio.
I will never become comfortably numb
Non diventerò mai piacevolmente insensibile
Nel nucleo concettuale ed emotivo del brano, le due voci si fondono all’unisono per pronunciare un giuramento irrevocabile. Rifiutano categoricamente la tentazione dell’apatia, della rassegnazione e della cecità morale; dichiarano che non si lasceranno mai cullare da quella piacevole insensibilità che anestetizza le coscienze di fronte alle tragedie del mondo.
We never know about the Nakba
I was only 5 years old in 48
we only knew what was happening over there
It breaks my heart I came on board so late
You reached us all with your rallying cry
Now here we stand at the gate
Non abbiamo mai saputo nulla della Nakba
Avevo solo 5 anni nel ’48
Non capivamo cosa stesse accadendo laggiù
Mi si spezza il cuore per essere salito a bordo così tardi
Ci hai raggiunti tutti con il tuo grido d’adunata
Ora eccoci qui, fermi al cancello
Please keep writing, let the ink dry.
Tell them, how the siege…
stole the breath of our lives,
…demolished our homes,
…some live but so many die.
The land waits… our return is a right.
Ti prego, continua a scrivere, non lasciare che l’inchiostro si asciughi.
Di’ loro come l’assedio…
ha rubato il respiro delle nostre vite,
…ha demolito le nostre case,
…alcuni vivono, ma così tanti muoiono.
La terra aspetta… il nostro ritorno è un diritto.
Roger analizza con amarezza l’ignoranza e l’indifferenza del mondo occidentale nei confronti della Nakba, l’esodo forzato e la catastrofe del popolo palestinese. Ricorda la propria infanzia: nel 1948 aveva appena cinque anni e ammette che in Occidente non si sapeva o non si capiva nulla di ciò che stava accadendo laggiù. Esprime un sincero rimorso e un dolore profondo per aver compreso la gravità di questi eventi storici e per essersi unito alla causa così tardi negli anni. Tuttavia, riconosce l’efficacia del grido di mobilitazione degli oppressi, che ha scosso le coscienze portandole a schierarsi apertamente in prima linea. Mona lo esorta a non interrompere questa testimonianza, chiedendogli di continuare a scrivere affinché l’inchiostro resti vivo sulla pagina. Gli chiede di denunciare gli orrori dell’assedio, un blocco spietato che ha privato un intero popolo dell’aria per respirare, che ha raso al suolo le abitazioni e che ha lasciato i sopravvissuti a fare i conti con un bilancio immenso di vittime. Nonostante ciò, la terra rimane in attesa e il ritorno viene riaffermato come un diritto inalienabile.
The time has come for a new beginning
It’s time to draw a new line in the sand
Time to clean the slate. Go back to 1948.
Before the settlers stole the land.
When Grandma’s key unlocked the door.
And everyone revered the olive tree.
And every human life was sacred
everyone
every daughter and every son
with equal human rights for everyone
È giunto il momento per un nuovo inizio
È tempo di tracciare una nuova linea nella sabbia
Tempo di cancellare il passato. Tornare al 1948.
Prima che i coloni rubassero la terra.
Quando la chiave della nonna apriva la porta.
E tutti veneravano l’albero d’ulivo.
E ogni vita umana era sacra
tutti
ogni figlia e ogni figlio
con uguali diritti umani per tutti
How beautiful are the doves of home.
Mother come find me
Come sono belle le colombe di casa.
Madre, vieni a cercarmi.
Is there a lullaby?
is any of a child’s name
I heard through the rubble
I can feel the pain
C’è una ninna nanna?
C’è il nome di qualche bambino
Che ho stringevo tra le macerie?
Riesco a sentire il dolore
Mother come find me.
Embrace, embrace me in the sky.
Madre, vieni a cercarmi.
Abbracciami, abbracciami nel cielo.
Roger invoca una radicale svolta storica e politica: è il momento di azzerare gli errori passati, di tracciare un confine netto e di ripartire dalle origini, idealmente prima degli stravolgimenti del 1948 e prima dell’occupazione delle terre. Evoca un’epoca archetipica e poetica in cui la chiave della nonna apriva liberamente la porta di casa, la natura e gli ulivi erano oggetto di rispetto universale e la sacralità della vita umana non conosceva distinzioni. Chiede l’applicazione universale e assoluta dei diritti umani per ogni singolo individuo, senza distinzione di genere o discendenza. Mentre Mona canta la struggente bellezza delle colombe che simboleggiano la terra natia e invoca la madre affinché la ritrovi, Roger si interroga smarrito sull’esistenza di una ninna nanna o sul nome di un bambino salvato o rimasto intrappolato tra le macerie, rivivendo interiormente lo strazio di quella sofferenza. Mona chiude questa sezione con una straziante richiesta di soccorso materno, implorando un abbraccio protettivo che trascende la terra e si proietta verso il cielo.
I hear you every morning praying with your mom
Your steadfast perseverance calls me from afar
Ti sento ogni mattina pregare con tua madre
La tua incrollabile perseveranza mi chiama da lontano
I entrust you with the homeland
Ti affido la patria
I hear a mother’s prayer
Sento la preghiera di una madre
With its soil and its trees
Con il suo suolo e i suoi alberi
cross the regime
attraverso il regime
I hold your heart and pray at dusk
Ti stringo il cuore e prego al crepuscolo
I hear an angel’s voice calling in harmony
Sento la voce di un angelo che chiama all’armonia
Will be free
Sarà libera
Palestine wants to be free
La Palestina vuole essere libera
Free we will remain
Liberi resteremo
From the ocean to save the olive tree
Dall’oceano per salvare l’albero d’ulivo
Even if exiled from earth to the sky
Anche se esiliati dalla terra al cielo
the equal rights for everyone, from the river to the sea
Uguali diritti per tutti, dal fiume al mare
Our destiny, our homeland,
Palestine
Il nostro destino, la nostra patria,
Palestina.
Nella parte finale, le due voci si sovrappongono in un contrappunto di rara potenza. Roger apre dichiarando di scorgere e udire la quotidiana preghiera della donna insieme alla madre; la straordinaria e incrollabile resistenza di quel popolo agisce come un magnete che lo chiama da lontano. Mentre Mona affida formalmente la custodia della propria patria, intesa come legame viscerale con la terra, il suolo e gli alberi. Roger denuncia le costrizioni e le violenze perpetrate dal regime. Al crepuscolo, Mona stringe idealmente il cuore del suo interlocutore e si raccoglie in preghiera, e Roger percepisce questo canto come la voce di un angelo che esorta all’armonia universale. Entrambi convergono sul medesimo orizzonte di liberazione: Mona proclama la certezza che la sua terra si affrancherà e rimarrà libera nell’anima, mentre Roger dà voce alla richiesta politica internazionale di una Palestina libera, un moto globale vasto come l’oceano per salvare l’ulivo e l’identità di un popolo. Infine, Mona accetta con dignità persino la tragica prospettiva dell’esilio terreno, elevando la sua richiesta di giustizia al cielo, mentre Roger scandisce lo storico slogan per rivendicare l’uguaglianza dei diritti umani per l’intera popolazione, senza barriere, dal fiume fino al mare. Il brano si chiude con le due voci che si ricongiungono definitivamente per riaffermare l’indissolubilità del legame con la propria terra d’origine e il destino comune: la Palestina.

Acquista Live From Prague – 4xLP – 2xCD – Blu Ray – DVD

Acquista Pink Floyd At Pompeii – 2xLP – 2xCD – Blu Ray – DVD – Blu Ray 4K




We never know about the neighbor
È invece
We never know about the Nakba
Grazie!