432 Hz e i Pink Floyd: Max Gazzè ha torto

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Durante la promozione del suo ultimo disco, registrato accordando gli strumenti a 432 Hz, Max Gazzè ha fatto un’affermazione che difficilmente si può lasciar passare senza risposta: ha sostenuto che anche i Pink Floyd avrebbero usato quella frequenza per registrare The Dark Side of the Moon. Il famoso chitarrista/youtuber Claudio Cicolin ha spiegato in un recente video tutto quello che c’è da dire su questa situazione ribadendo una cosa nota: non è vero, non è vero tecnicamente e non è vero storicamente.
Dato che l’argomento è ritornato “di moda”, vale la pena spiegare tutto partendo dai fondamentali.

Prima di tutto, una precisazione che rimette tutto in prospettiva: la frequenza si misura in Hertz, ossia il numero di oscillazioni complete in un secondo. Il “secondo” è una convenzione umana. Qualsiasi valore numerico espresso in Hz (che sia 432 o 440), dipende interamente da quella unità di misura arbitraria. Se cambiasse l’unità di tempo, cambierebbe il numero, e con esso ogni pretesa di “valore cosmico assoluto” attribuita a certe cifre. Fissare un La di riferimento è una scelta pratica per far suonare insieme gli strumenti, niente di più.
Il mito dei 432 Hz ha una storia precisa. Prima del XIX secolo era tecnicamente impossibile anche solo misurare una frequenza specifica: fino alla metà del 1500 non esisteva una misurazione accurata del secondo, e solo nel 1834, con l’invenzione della ruota di Savart e del tonometro, l’umanità ha potuto quantificare deliberatamente i cicli al secondo. Prima di allora regnava un’anarchia totale: il La delle orchestre europee oscillava tra i 322 e i 563 Hz, dettato dall’intonazione degli organi delle chiese locali o dalla tensione delle corde di budello. Bach lavorava intorno ai 415 Hz, Mozart e Beethoven tra 420 e 430. Nessuna frequenza sacra, solo variabili contingenti.
Verdi, nel 1884, sostenne un decreto italiano per fissare il La a 432 Hz. Questo è vero. Ma la storiografia seria non lascia spazio a interpretazioni mistiche: Verdi era un uomo di teatro pragmatico, e la sua battaglia era rivolta contro la cosiddetta “corsa all’acuto”. Le orchestre tedesche dell’epoca di Wagner e Liszt alzavano continuamente il pitch per ottenere una sonorità più brillante e aggressiva, con il risultato di costringere i cantanti lirici a sforzi fonatori pericolosi. I 432 Hz erano una proposta di tutela vocale in contrapposizione ai 435 Hz francesi, nient’altro che una competizione tra standard nazionali. Nessuna risonanza universale, nessun intento esoterico.

Il passaggio ai 440 Hz, standardizzato dall’ISO nel 1955, è stato un processo squisitamente tecnico e burocratico. Prima di quella data la BBC aveva già scelto quella frequenza per la stabilità delle proprie apparecchiature di trasmissione, che potevano generarla con precisione elettronica. Con l’avvento delle trasmissioni radio e della produzione industriale di strumenti, l’anarchia del pitch non era più sostenibile. Il 440 Hz è una convenzione logistica, paragonabile all’adozione del sistema metrico o dei fusi orari.
Esiste poi una bufala particolarmente tenace che vale la pena smontare: quella secondo cui Joseph Goebbels avrebbe imposto i 440 Hz per rendere le masse aggressive attraverso il condizionamento nervoso. Non esiste nessuna evidenza documentale a supporto di questa tesi. Storici come Jeffrey Herf, tra i massimi esperti della propaganda nazista, hanno confermato che né Hitler né Goebbels si sono mai occupati di frequenze musicali. L’origine della storia è tracciabile con precisione: è stata inventata nel 1989 da Lyndon LaRouche e dal suo Schiller Institute, un agitatore politico americano noto per le sue teorie complottiste. Prima di quell’anno nessuno aveva mai associato il 440 Hz al nazismo.

Veniamo ai Pink Floyd. La tesi che The Dark Side of the Moon sia stato registrato a 432 Hz è tecnicamente insostenibile per almeno tre ragioni. La prima riguarda la natura delle registrazioni analogiche degli anni Settanta: i nastri magnetici erano soggetti a fenomeni di wow and flutter e derive di velocità, e in fase di masterizzazione e stampa dei vinili piccole variazioni nella velocità di rotazione causavano inevitabili pitch shifting. Per questo diverse edizioni dello stesso disco suonano a 435 Hz o 438 Hz. Non è una scelta filosofica, è il limite della tecnologia dell’epoca. La seconda ragione è documentale: è attestato che David Gilmour e la band usassero lo Strobo tuner, uno degli accordatori stroboscopici di precisione disponibili all’epoca, preimpostato sullo standard industriale di 440 Hz. La terza riguarda quei video che circolano su YouTube come “prove”: sono versioni del disco deliberatamente rallentate per spostare il pitch verso il basso, spacciate per verità nascoste.

Sul versante pseudoscientifico, le affermazioni riguardanti la riparazione del DNA o la “risonanza biologica” dei 432 Hz non hanno nessun fondamento. Il musicologo Milton Mermikides ha condotto test dimostrando che, se si comunica agli ascoltatori che stanno sentendo musica a 432 Hz, essi riferiscono benessere anche quando la frequenza è diversa: la percezione è condizionata dall’aspettativa, non dalla fisica. Una ricerca su 2.000 soggetti ha effettivamente rilevato che le frequenze più basse tendono a favorire il rilassamento rispetto a quelle più acute, ma questo effetto riguarda la tonalità più grave in senso generale, non il numero 432. Un La a 420 Hz risulta ancora più rilassante di uno a 432 Hz, il che rende la scelta di quella cifra specifica del tutto arbitraria. Dal punto di vista pratico, una chitarra accordata a 432 Hz suona come uno strumento che ha perso tensione per l’umidità: un suono “calante”, percepito come tale da qualsiasi orecchio allenato.

Il mito dei 432 Hz sopravvive grazie a un marketing aggressivo che sfrutta il desiderio dell’ascoltatore di sentirsi parte di un’élite a conoscenza di una verità soppressa. Che un artista come Max Gazzè promuova il proprio lavoro citando dati storici palesemente falsi, come l’idea che i Pink Floyd usassero quella frequenza, è una caduta di stile che merita di essere segnalata. La responsabilità di chi fa musica, e ancora di più di chi la racconta, passa anche dalla verifica delle fonti. Etichettare un disco come “432 Hz” è un espediente commerciale per conferire un’aura di eccezionalità a un lavoro che dovrebbe invece essere giudicato per il suo valore estetico. La magia della musica sta nella composizione e nell’interpretazione, non in una frequenza arbitraria.

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1 ha pensato a “432 Hz e i Pink Floyd: Max Gazzè ha torto

  1. GRAZIE!
    Grazie di aver spiegato bene e dettagliatamente, ma capibile, questo evento ( Hz a valangate) che ha già preso troppo piede.
    La musica mi deve dare qualcosa, e ultimamente spesso lo fa anche con interpreti che non conosco.

    Le “balle” vengono sempre fuori, e una volta scoperte si chiude una porta per dar vita alla prossima. Un mondo strano per me quello di oggi.
    Forse il cantante citato conosce questa storia e l’ha usata ….. 🙂
    In qualsiasi caso Gilmour e company sono sempre di un altro pianeta.

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