di Roger Waters
If Lyrics
If I were a swan, I’d be gone
If I were a train, I’d be late
And if I were a good man
I’d talk with you
More often than I do
If I were to sleep, I could dream
If I were afraid, I could hide
If I go insane, please don’t put
Your wires in my brain
If I were the moon, I’d be cool
If I were a rule, I would bend for you
If I were a good man, I’d understand
The spaces between friends
If I were alone, I would cry
And if I were with you, I’d be home and dry
And if I go insane
Will you still let me join in with the game?
If I were a swan, I’d be gone
If I were a train, I’d be late again
If I were a good man
I’d talk with you
More often than I do
Se fossi un cigno
me ne sarei andato
se fossi un treno
sarei in ritardo
e se fossi un brav’uomo
parlerei con te più spesso di quanto faccia.
Se dormissi
potrei sognare
se fossi spaventato
potrei nascondermi
se diventassi pazzo
vi prego, non infilatemi i vostri cavi nel cervello
Se fossi la luna
sarei freddo
se fossi una regola
mi piegherei
se fossi un brav’uomo
capirei le distanze fra gli amici
Se fossi solo
piangerei
e se fossi con te
sarei a casa, all’asciutto
e se diventassi pazzo
vorresti ancora mettermi in gioco con te?
Se fossi un cigno
me ne sarei andato
se fossi un treno
sarei in ritardo, di nuovo
se fossi un brav’uomo
parlerei con te più spesso di quanto faccia
«If» è una composizione di Roger Waters pubblicata nel 1970 come traccia d’apertura del lato B di Atom Heart Mother. È la continuazione naturale di una linea che risale alle colonne sonore di More e a «Grantchester Meadows» di Ummagumma: stessa impostazione acustica, stessa intimità cameristica, ma il registro lirico si sposta dalla nostalgia verso qualcosa di più oscuro e irrisolto.
Il testo è costruito su una serie di periodi ipotetici — se fossi un cigno, se fossi un uomo migliore, se fossi pazzo — che sembrano annotazioni a margine di una vita non vissuta. A un certo punto l’ipotetico si fa più inquietante: «if I go insane, please don’t put your wires in my brain». Il riferimento all’istituzione psichiatrica è trasparente, e rimanda direttamente alla traiettoria di Syd Barrett, che aveva lasciato la band nel 1968. È un tema che Waters non abbandonerà mai: lo riprenderà in «Brain Damage» su The Dark Side of the Moon, in «Wish You Were Here» e in «Pigs on the Wing» su Animals. Dopo l’uscita dal gruppo, includerà «If» nel repertorio live sia del tour The Pros and Cons of Hitch Hiking (1984–85) sia di Radio K.A.O.S. due anni dopo.
La storia delle registrazioni è stratificata. Waters inizia a incidere il brano ai Island Studios di Londra tra gennaio e marzo del 1970, parallelamente al lavoro con Ron Geesin sulla colonna sonora del documentario The Body. Il brano viene poi reinciso agli Abbey Road Studios, Studio Two e Room Four, in sette sessioni distribuite tra giugno e luglio dello stesso anno. Il take definitivo è il risultato di un montaggio tra le due registrazioni: non è possibile stabilire con certezza dove avvenga il giunto, ma la data del 21 luglio — ultima sessione dell’album — coincide sia con il mixaggio finale sia con il montaggio delle due versioni.
Waters accompagna il proprio canto con arpeggi su una chitarra classica, presumibilmente una Levin Classic 3, e si doppia alla bassa, quasi certamente un Fender Precision. La voce è fragile, esatta nella trasmissione dell’emozione: Waters è un cantante spesso oscurato da Gilmour e Wright, ma qui mostra una qualità espressiva precisa e senza ornamenti. Il 5 luglio viene aggiunto un sintetizzatore Moog, con ogni probabilità il Moog IIIP usato in quegli stessi studi dai Beatles per Abbey Road: la sua presenza è discreta, un tocco avant-garde che sfiora il folk senza alterarlo. Rick Wright interviene con un Hammond sostenuto nella prima sezione strumentale, poi aggiunge pianoforte acustico nel corso della canzone. Nick Mason entra gradualmente: prima con un charleston misurato, poi con la batteria nella seconda sezione strumentale, a partire da 3:16.
David Gilmour esegue due assoli di chitarra, probabilmente con la «Black Strat» appena acquistata. Il suono è distorto tramite Fuzz Face e avvolto in un riverbero stereo marcato. Nella prima sezione strumentale fa largo uso del bending, tirando le corde per ottenere un effetto simile allo slide; verso la fine del solo si armonizza con una seconda parte di chitarra. Il secondo assolo, a 3:16, è costruito su due parti distinte. A 3:50 il suono passa improvvisamente da stereo a mono, senza riverbero: è il punto più probabile in cui le due registrazioni — Island e Abbey Road — sono state montate insieme.
Waters fornisce le armonie vocali nell’ultima strofa. «If» è, tra i brani di Atom Heart Mother, quello che meglio definisce la sua poetica: il registro intimo, il corpo che cede, la mente che cerca un limite oltre il quale non essere più responsabile di sé.
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