Fat Old Sun

di David Gilmour

Fat Old Sun Lyrics

Fat Old Sun è una composizione di David Gilmour pubblicata nel 1970 nell’album Atom Heart Mother. È uno dei primi brani scritti interamente da Gilmour per i Pink Floyd e porta con sé un mondo di riferimenti biografici e geografici precisi.
Il testo lirico è costruito attorno a immagini di campagna inglese al tramonto: campane in lontananza, odore d’erba appena tagliata, la riva del fiume dove tenersi per mano. Il luogo evocato è Grantchester Meadows, nei pressi di Cambridge, teatro d’infanzia e adolescenza di Gilmour, ma anche di Syd Barrett e Roger Waters. Gilmour sembra aver scritto il brano nello stesso periodo in cui Waters componeva “Grantchester Meadows” per Ummagumma: due pezzi, due sguardi sullo stesso paesaggio. Il sole vecchio e grasso del titolo può essere letto come simbolo della giovinezza che tramonta, di un’epoca carefree ormai chiusa — un’idea che Gilmour riprenderà, con altro peso, in “High Hopes” su The Division Bell. Le campane che punteggiano il brano funzionano da marcatori temporali, il rintocco che sancisce il passaggio irreversibile del tempo.
Dal punto di vista strumentale, il brano si apre sull’acustica di Gilmour — verosimilmente la sua Gibson J-45 di recente acquisto — il cui suono appare raddoppiato o trattato con un harmonizer, conferendo alla parte una lieve corposità. Sullo sfondo agisce la Stratocaster (la “Black Strat” o la Sunburst), suonata con tecnica slide, con riverb profondo applicato agli accordi, fino a simulare il timbro di una pedal steel guitar. Il basso — quasi certamente un Fender Precision di proprietà di Roger Waters — sarebbe anch’esso suonato da Gilmour, con una disinvoltura che replica con precisione lo stile del titolare dello strumento. Rick Wright entra con l’organo Hammond M-102, arricchendo il tappeto armonico con colori tipicamente floydiani. Alla ripresa del terzo verso, le armonie acquisiscono una colorazione slava inaspettata, sostenuta da una chitarra in primo piano che ricorda una balalaika con riverb — un dettaglio bizzarro e riuscito, percepibile intorno al minuto 1:53.
Il punto più problematico della registrazione è la batteria. Gilmour si siede al kit come aveva già fatto in “The Narrow Way: Part Three”, con risultati analoghi: il tempo non è sempre saldo, i drum break sembrano coglierlo impreparato, e la coda strumentale (dal minuto 4:16 in poi) — dove la Stratocaster esprime un assolo distorto di qualità, con echi che richiamano “Layla” di Eric Clapton — risente dell’instabilità ritmica. In sottofondo, durante la sezione strumentale conclusiva, si distingue quello che sembra un flauto dolce con riverb, anche questo probabilmente suonato da Gilmour, che rafforza il carattere bucolico del brano.
Le sessioni di registrazione si svolsero all’Abbey Road Studios, Studio Two, nel giugno e luglio 1970. La base ritmica venne registrata l’11 giugno, con la prima take selezionata come definitiva; il 12 vennero sovraincisi voce e flauto; il 13 chitarre ed effetti sonori. Il mix fu completato il 5 luglio. In apertura e chiusura torna lo stesso campione di campane usato dai Kinks nel 1966 per “Big Black Smoke”: una coincidenza non voluta, imputabile alla scarsità delle library sonore dell’epoca.
Gilmour canta in un registro alto, quasi falsetto, con quella grana vocale riconoscibile che è una delle sue cifre più immediate. La voce e la chitarra acustica sono il centro di gravità del pezzo. Nei primi anni Settanta il brano veniva eseguito live in versioni fino a quindici minuti, poi fu abbandonato con l’affermarsi del repertorio di The Dark Side of the Moon. Dal 2001 Gilmour lo ha incluso nei tour solistici. Il tentativo di inserirlo in Echoes: The Best of Pink Floyd fallì per il veto degli altri membri del gruppo — veto che Gilmour ha attribuito, non senza ironia, ai limiti della sua prestazione alla batteria.

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