di Roger Waters, David Gilmour
The Gold It’s In The… Lyrics
Come on, my friends
Let’s make for the hills
They say there’s gold
But I’m looking for thrills
You can get your hands on whatever we find
Because I’m only coming along for the ride
Well, you go your way
I’ll go mine
I don’t care if we get there on time
Everybody’s searching for something they say
I’ll get my kicks on the way
Over the mountains
Across the seas
Who knows what will be waiting for me?
I could sail forever to strange sounding names
Faces of people and places don’t change
All I have to do is just close my eyes
To see the seagulls wheeling in those far distant skies
All I want to tell you
All I want to say
Is count me in on the journey
Don’t expect me to stay
Dai, amici
Dirigiamoci alle colline
Dicono ci sia oro
Ma cerco brividi
Puoi metter le mani su qualsiasi cosa troveremo
Perchè vengo solo per il viaggio
Beh, vai per la tua strada
Io per la mia
Non mi importa se arriveremo lì in tempo
Dicono che ognuno è in cerca di qualcosa
Troverò gli stimoli sulla strada
Oltre le montagne
Attraverso i mari
Chissà cosa mi aspetterà?
Potrei salpare per sempre verso nomi inconsueti
Facce e posti non cambiano
Devo solo chiudere i miei occhi
Per vedere gabbiani volteggiare in quei cieli distanti
E ti voglio solo raccontare
Voglio solo dire
Conta su di me per il viaggio
Ma non aspettarti che io rimanga
“The Gold It’s in the…” è un brano firmato da Roger Waters e David Gilmour, pubblicato nel 1972 nella colonna sonora di Obscured by Clouds, registrato tra Hérouville e gli studi Morgan di Londra a pochi mesi dalla pubblicazione di Meddle e mentre il gruppo era già al lavoro su The Dark Side of the Moon. Nel film accompagna la scena in cui Viviane, dopo aver accettato l’invito a cena nell’accampamento della spedizione, osserva e accarezza per l’ultima volta le piume esotiche prima di tornare alla civiltà.
Il testo, opera di Waters, è composto da quattro brevi strofe seguite da un lungo assolo chitarristico, e trasmette l’eccitazione dell’avventura e l’attrazione per luoghi lontani che muove il gruppo di cui Viviane è entrata a far parte. Nonostante il titolo possa suggerire una corsa all’oro, la spedizione verso la leggendaria valle della Nuova Guinea descritta nel film non ha finalità di arricchimento: si configura piuttosto come un percorso di scoperta interiore, in cui il culto del consumo e del materialismo viene sostituito da un ritorno alla natura e da uno stile di vita ascetico. Nei versi di Waters si ritrova un prolungamento del sogno hippie, già in fase di esaurimento all’inizio degli anni Settanta, con la monotonia di un’esistenza ordinata che lascia spazio al gusto per l’ignoto.
Se le parole sono di Waters, l’impronta musicale del brano è interamente di Gilmour, che gli conferisce un’impronta rock dal sapore urbano, vicina alle atmosfere dei primi Velvet Underground e al glam di T. Rex, Slade e Sweet. Si tratta di una sterzata stilistica sorprendente per un gruppo che aveva appena terminato Meddle e si trovava già immerso nella concezione di The Dark Side of the Moon: qui i Pink Floyd abbandonano ogni cautela e si concedono un rock diretto ed efficace, costruito sui cliché del genere senza pretese di originalità memorabile.
La sezione ritmica è affidata alla coppia Mason-Waters, con una batteria dal piglio pop-rock e una linea di basso solida e nervosa. Sull’attribuzione del basso restano tuttavia dei dubbi: alcune frasi non sembrano tipiche dello stile di Waters, e alcune foto di sessione mostrano Gilmour alle prese con il Fender Precision del bassista, ipotesi che lascerebbe pensare a uno scambio di ruoli tra i due. Nessun dubbio invece sulle parti di chitarra, tutte eseguite da Gilmour con il suo “Black Strat” e distorsione Fuzz Face: un’ottima ritmica fatta di riff e power chord, raddoppiata su una seconda traccia con le due chitarre disposte agli estremi dell’immagine stereo. Sopra questo tappeto Gilmour innesta una serie di assoli che percorrono l’intero brano dall’introduzione fino alla nota finale, con un’improvvisazione di quasi due minuti dopo l’ultima strofa, al minuto 1:15. La tecnica seguita è quella consueta del chitarrista: registrare diverse take e poi selezionare, montare o rieseguire i passaggi migliori, procedimento evidente nell’assolo conclusivo. È ancora Gilmour a occuparsi della voce solista, raddoppiata per conferirle maggiore corpo e presenza. Rick Wright non figura in alcun modo nell’incisione.
Le registrazioni si svolsero principalmente agli Strawberry Studios dello Château d’Hérouville, in Val-d’Oise, tra il 23 e il 29 febbraio e dal 23 al 27 marzo 1972, con interventi successivi ai Morgan Studios di Londra tra il 4 e il 6 aprile. La produzione porta la firma collettiva dei Pink Floyd, mentre il lavoro tecnico a Hérouville fu curato da Peter Watts, con Dominique Blanc-Francard alla realizzazione del mix mono e Andy Scott come assistente al fonico.
Curiosità per gli appassionati: “The Gold It’s in the…” fu scelta come lato B del singolo “Free Four”, ma soltanto per i mercati danese, olandese, tedesco, italiano e neozelandese.
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