Roy Harper

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Roy Harper nasce il 12 giugno 1941 a Rusholme, nel distretto di Manchester. L’infanzia non è semplice: adolescente irrequieto, entra nella Royal Air Force, da cui ottiene il congedo simulando disturbi psichici, episodio che gli vale un breve soggiorno in un istituto psichiatrico. Il suo atteggiamento ribelle lo porta in seguito a scontare anche alcuni mesi di prigione. Dopo un periodo di vagabondaggio per l’Europa, nel 1965 ottiene una residenza fissa al Les Cousins, storico locale folk della Soho londinese, dove si ritrova a suonare e frequentare artisti come Paul Simon, Joni Mitchell e Nick Drake.
Il suo disco d’esordio, The Sophisticated Beggar, esce nel 1966 sull’etichetta indipendente Strike e attira l’attenzione della Columbia, che pubblica il secondo album, Come Out Fighting Genghis Smith, nel 1968. Sono anni in cui Harper si afferma sulla scena underground londinese come figura difficile da catalogare: folk, rock, poesia, provocazione e come artista che rifiuta sistematicamente di assoggettarsi alle logiche delle case discografiche, atteggiamento che gli guadagna un rispetto unanime da parte dei colleghi.
È in questo contesto che avviene il primo contatto con i Pink Floyd. Il 29 giugno 1968, in occasione del concerto gratuito della band a Hyde Park, Harper si unisce sul palco durante l’esecuzione di A Saucerful of Secrets, suonando i piatti della batteria di Nick Mason. Un gesto spontaneo, informale, che però segnala la frequentazione già in atto tra i due mondi.
Nel 1969 esce Folkjokeopus su Liberty, che include McGoohan’s Blues, prima delle sue molte composizioni di lunga durata. Dopo l’incontro con Peter Jenner, già manager dei Pink Floyd, Harper firma con la Harvest, l’etichetta progressive della EMI, e nel 1970 pubblica Flat Baroque and Berserk, registrato con contributi di musicisti dei Nice. Quello stesso anno Led Zeppelin gli rende omaggio con Hats Off to (Roy) Harper, inclusa in Led Zeppelin III. Secondo Jimmy Page, la band ammirava il modo in cui Harper difendeva i propri principi senza cedere alle pressioni commerciali.
Nel 1971 esce Stormcock, registrato ad Abbey Road su etichetta Harvest e prodotto ancora da Jenner. È un album di quattro soli brani, costruiti su chitarre acustiche a sei e dodici corde, con Jimmy Page ospite accreditato come “S. Flavius Mercurius” per vincoli contrattuali: la critica lo considera unanimemente il suo capolavoro. Seguono Lifemask (1973), Valentine e il doppio live Flashes from the Archives of Oblivion (1974), anni in cui Harper consolida la propria reputazione come presenza imprescindibile della scena rock britannica, stimato da una generazione di musicisti che lo considera un punto di riferimento morale prima ancora che artistico.
Il 31 agosto 1974 il rapporto con David Gilmour si fa concreto sul palco: è Gilmour a salire sul palco di Hyde Park nella band di Harper. Nel maggio 1975 esce HQ, l’album che Harper costruisce attorno a una formazione d’eccezione chiamata Trigger: Chris Spedding alla chitarra, Bill Bruford alla battera con David Gilmour tra gli ospiti. Il gruppo si scioglie dopo un solo album.
Pochi mesi dopo, il 5 luglio 1975, si consuma uno degli episodi più densi della storia dei Pink Floyd. Al Festival di Knebworth, in una giornata che aveva visto esibirsi la Steve Miller Band, Captain Beefheart, Linda Lewis e lo stesso Harper, i Floyd salgono sul palco nel finale della serata e Harper li raggiunge durante Have A Cigar, cantandola davanti al pubblico. È la serata in cui i Pink Floyd eseguono per l’ultima volta insieme a Roger Waters l’intera The Dark Side of the Moon ed Echoes. Nel backstage, quella sera, Harper distrugge il proprio camerino cercando disperatamente un abito da indossare per il concerto: un episodio che, secondo alcune fonti, avrebbe ispirato la scena del film The Wall corrispondente a One of My Turns.
Meno di due mesi dopo, il 12 settembre 1975, Wish You Were Here arriva nei negozi. Su Have A Cigar è Roy Harper a cantare, non Waters né Gilmour. La scelta è paradossale e coerente allo stesso tempo: la canzone più feroce del disco, una critica diretta all’industria musicale, viene affidata a chi dell’industria non ha mai voluto far parte.
Nel 1977 esce Bullinamingvase, che include One of Those Days in England, cantata da Paul e Linda McCartney: è il momento di maggiore visibilità commerciale della sua carriera. Ma la traiettoria di Harper non segue le logiche del successo. A causa di problemi finanziari, non pubblica un nuovo album fino al 1980.
Il 2 maggio 1980 Gilmour sale di nuovo sul palco con la band di Harper, questa volta per il tour dello Unknown Soldier, allo Students’ Union della Leicester University. Pochi giorni dopo, il 15 aprile 1980, esce l’album stesso: Unknown Soldier è uno dei progetti più ambiziosi della sua carriera, con Gilmour non solo come ospite ma come coautore di sei brani — Playing Games, You (The Game Part II), The Two Halves in Flight, Old Faces, Short and Sweet e True Story. Nel disco compaiono anche Kate Bush e Tony Levin.
Il 28, 29 e 30 aprile 1984 David Gilmour tiene tre concerti londinesi nell’ambito del tour About Face. Harper è ospite di tutte e tre le serate, duettando con Gilmour in Short and Sweet; il 30 aprile sale sul palco anche Nick Mason per Comfortably Numb. Una selezione di questi concerti viene pubblicata nella videocassetta ufficiale David Gilmour in Concert, distribuita esclusivamente negli Stati Uniti.
Il 4 marzo 1985 esce Whatever Happened to Jugula?, album a quattro mani con Jimmy Page: Gilmour è coautore insieme ad Harper di Hope, ulteriore conferma di un legame creativo che non si è mai esaurito in una sola collaborazione.
Nel giugno 1986 Harper pubblica In Between Every Line, doppio live in cui ripropone due brani scritti con Gilmour: Short and Sweet e True Story. Il rapporto tra i due musicisti, sedimentato in oltre un decennio di lavoro comune, trova qui una forma di resoconto pubblico.
Nel maggio 1990 esce Once: Gilmour suona in tre brani: Once, Once in the Middle of Nowhere e Berliners, mentre Kate Bush è corista nella title track. È l’ultimo capitolo documentato di una collaborazione che ha attraversato tre decenni senza mai diventare routine.
Il suo ultimo album in studio, Man and Myth (2013), è accolto favorevolmente dalla critica e include la partecipazione di Pete Townshend degli Who. Nel 2005 aveva già ricevuto il MOJO Hero Award; nel 2013 arriva il Lifetime Achievement Award ai BBC Radio 2 Folk Awards. La sua influenza è stata riconosciuta da Jimmy Page, Robert Plant, Pete Townshend, Ian Anderson dei Jethro Tull, che lo ha definito la sua principale influenza come chitarrista acustico e compositore, e, dall’altra parte dell’Atlantico, dai Fleet Foxes e dalla harpista Joanna Newsom.
Osservare il percorso di Roy Harper in ordine cronologico significa seguire la parabola di un artista che non ha mai cercato il centro della scena, ma che al centro della scena ci è finito lo stesso, per merito, per coerenza e per la stima incondizionata di chi quella scena la dominava. Il fatto che la sua voce compaia in Have A Cigar, il brano con cui i Pink Floyd ridicolizzano l’industria discografica che li ha resi celebri, non è un dettaglio biografico: è una dichiarazione di poetica condivisa.