Çà Ira

Çà Ira
  • The Gathering Storm
  • Overture
  • A Garden In Vienna 1765
  • “Madame Antoine, Madame Antoine…”
  • Kings, Sticks And Birds
  • “Honest Bird, Simple Bird…”
  • “I Want To Be King…”
  • “Let Us Break All The Shields…”
  • The Grievances Of The People
  • France In Disarray
  • “To Laugh Is To Know How To Live…”
  • “Slavers, Landlords, Bigots At Your Door…”
  • The Fall Of The Bastille
  • “To Freeze In The Dead Of Night…”
  • “So To The Streets In The Pouring Rain…”
  • Dances And Marches
  • “Now Hear Ye!…”
  • “Flushed With Wine…”
  • The Letter
  • “My Dear Cousin Bourbon Of Spain…”
  • “The Ship Of State Is All At Sea…”
  • Silver, Sugar And Indigo
  • “To The Windward Isles…”
  • The Papal Edict
  • “In Paris There’s A Rumble Under The Ground…”
  • The Fugitive King
  • “But The Marquis Of Boulli Has A Trump Card Up His Sleeve…”
  • “To Take Your Hat Off…”
  • “The Echoes Never Fade From That Fusillade…”
  • The Commune De Paris
  • “Vive La Commune De Paris…”
  • “The National Assembly Is Confused…”
  • The Execution Of Louis Capet
  • “Adieu Louis For You It’s Over…”
  • Marie Antoinette – The Last Night On Earth
  • “Adieu My Good And Tender Sister…”
  • Liberty
  • “And In The Bushes Where They Survive…”

Nel 1968 Roger Waters conobbe a Parigi, tramite l’amico Philippe Constantin della EMI francese, il poeta e paroliere Étienne Roda-Gil, già firma per Johnny Hallyday e Juliette Gréco, oltre che in Italia per Angelo Branduardi e Riccardo Cocciante nelle loro incisioni trasposte in lingua francese. Fu un incontro destinato a restare sospeso per quasi vent’anni, prima di riemergere in una forma che nessuno dei due avrebbe potuto prevedere: un’opera classica in tre atti sulla Rivoluzione francese. A metà degli anni Ottanta fu Roda-Gil a farsi vivo, portando a Waters un libretto di cinquanta pagine impreziosito dai disegni della moglie Nadine Delahaye. Waters si gettò nel lavoro con la stessa intensità con cui aveva affrontato The Wall: sei settimane chiuso nel suo studio di East Sheen, un vecchio Atari con il software Logic, e in un anno la demo fu pronta. La cassetta finì a Parigi, sulla scrivania di François Mitterrand, che la ascoltò e reagì senza esitazioni (“Questo deve essere usato per la celebrazione del Bicentenario!”), mettendosi subito in moto per farla diventare parte delle celebrazioni del bicentenario del 1789. Il presidente francese scrisse personalmente a Pierre Bergé, all’epoca alla guida sia di Chanel sia dell’Opéra de Paris, e per un momento Ça Ira sfiorò lo status di opera inaugurale della neonata Opéra Bastille. Poi il progetto si sgonfiai, e Waters liquiderà la cosa con la sua consueta ironia, dicendo che alla fine l’essere inglese gli si era “conficcato nel gozzo gallico”.
Il passaggio successivo, quello che allungò enormemente i tempi di realizzazione, fu la traduzione. La Sony spingeva per una versione in lingua inglese, ma rendere in un’altra lingua le sfumature del testo di Roda-Gil si rivelò un lavoro di riscrittura vero e proprio. Waters intervenne pesantemente sul libretto, arrivando in alcuni punti a inventare episodi storici che nel testo originale non esistevano, come la scena ambientata in un giardino di Vienna nel 1765, con una giovanissima Maria Antonietta e un ragazzo destinato a diventare un prete rivoluzionario che tentava di metterla in guardia sui guai a venire. Fu un lavoro lungo e per nulla lineare, e proprio mentre procedeva a rilento arrivarono i lutti che segnarono la storia di Ça Ira più di ogni altra cosa: nel 1990 morì Nadine Delahaye, e nel 2004, mentre le registrazioni erano ormai agli sgoccioli, se ne andò anche Étienne Roda-Gil. L’opera che portarono a termine fu quindi, di fatto, un’eredità condivisa tra Waters e due collaboratori che non ne avrebbero mai visto la pubblicazione ufficiale.
C’è un filo laterale che lega Ça Ira a un episodio molto più antico della storia dei Pink Floyd, ed è quasi un presagio. Nel 1977, in Francia, il cantante Michel Marceau incideva una versione di Summer ’68 di Rick Wright (il brano di Atom Heart Mother nato dalle sessioni di Ummagumma) con un testo francese completamente riscritto proprio da Roda-Gil, intitolato Maquillez-vous. Fu la prima volta in cui le parole di Roda-Gil si intrecciavano con la musica di un membro dei Pink Floyd, quasi dieci anni prima che lui stesso bussasse alla porta di Waters con il libretto sulla Rivoluzione francese.
Quando Ça Ira arrivò finalmente in porto, nel settembre del 2005, lo fece con la Sony Classical alle spalle e un cast di alto profilo: la direzione d’orchestra affidata a Rick Wentworth, l’orchestra guidata da Gavyn Wright (già della Penguin Café Orchestra) e tre voci soliste d’eccezione, ovvero il baritono Bryn Terfel, la soprano Ying Huang e il tenore Paul Groves, affiancati dal cantante senegalese Ismael Lô, con cui Waters aveva già collaborato nel 1997. A dare corpo ai cori furono la London Voices di Terry Edwards, l’Italia Conti Children’s Choir e il London Oratory Choir. Un documentario firmato da Adrian Maben, incluso nell’edizione estesa del disco, mostrò Waters partecipare in prima persona alle sessioni di registrazione, mettendo a tacere chi lo considerava un semplice dilettante prestato all’opera lirica. Fu proprio questo il punto maggiormente evidenziato dalla critica dell’epoca: lo stile di Waters non prevaleva mai sul libretto, nascondendosi dentro le melodie di quasi due ore di musica invece di imporsi come firma ingombrante. Il disco raggiunse comunque il primo posto della classifica classica americana e conquistò il disco di platino in Polonia, uscendo in due edizioni parallele: quella originale in francese e quella inglese, accompagnata in copertina dal titolo There Is Hope.
Quando Mark Ellen lo intervistò per Word Magazine nell’ottobre del 2005, a pochi mesi dal Live 8 e dall’uscita dell’opera, Waters non parlò di Ça Ira come di un pezzo da museo sepolto nel Settecento. Al contrario, vi lesse un parallelo diretto con il presente: “C’è un’enorme minoranza disenfranchised e affamata, e c’è un vecchio ordine. Ma il vecchio ordine non è più la monarchia e il diritto divino dei re; adesso abbiamo l’amministrazione Bush, che crede di essere connessa a Dio per qualche diritto divino!”. Sulla misura del proprio lavoro restò filosofico e distaccato dal proprio ego d’autore: il compito della musica, spiegò, è generare una reazione emotiva, e se ci riesce ha già avuto successo (la stessa misura con cui, nel medesimo colloquio, liquidò Beethoven come un musicista capace di trascendere il tempo). Un’opera nata da un incontro casuale nel 1968, sopravvissuta a un presidente della Repubblica francese, a due lutti e a una traduzione mai del tutto risolta, arrivò così a chiudersi non con un trionfo di Waters sul podio, ma con la sua voce che, quasi in sordina, provava a spiegare perché quella storia gli somigliasse così tanto.