Tracklist di Wish You Were Here
- Shine On You Crazy Diamond (Parti 1-5)
- Welcome To The Machine
- Have A Cigar
- Wish You Were Here
- Shine On You Crazy Diamond (Parti 6-9)
L‘album
- Data di uscita: 12 settembre 1975 (Regno Unito e Europa continentale; secondo alcune fonti il 15 settembre) — 13 settembre 1975 (Stati Uniti)
- Etichetta: Harvest Records (distribuzione Columbia negli USA)
- Numero di catalogo: SHVL 814
- Studio di registrazione: Abbey Road, Studio Three, Londra
- Periodo di registrazione: 13 gennaio – 3 marzo 1975; sessioni successive 5 maggio – 5 giugno e 7-28 luglio 1975
- Ingegnere del suono: Brian Humphries (sessioni iniziali con John Leckie, 13-16 gennaio)
- Artwork / Copertina: Hipgnosis (Storm Thorgerson, Aubrey Powell), sticker di George Hardie
- Classifiche: Regno Unito #1, 104 settimane in classifica, doppio platino; Stati Uniti #1, sei milioni di copie, sei volte platino; Francia #1, disco di diamante; Paesi Bassi #1; Australia sette volte platino
- Critica all’uscita: pareri contrastanti tra Melody Maker e NME/Village Voice
Il contesto
Wish You Were Here è il nono album in studio dei Pink Floyd, pubblicato due anni dopo The Dark Side of the Moon. Il successo commerciale dell’album precedente — settecentomila copie vendute nel solo Regno Unito nelle settimane successive all’uscita, tournée sold-out tra Europa e Stati Uniti — porta ricchezza e proprietà immobiliari ai quattro musicisti, ma incrina l’equilibrio del gruppo. Nick Mason e David Gilmour intraprendono progetti da produttori esterni, rispettivamente per Robert Wyatt e Kate Bush, mentre la band rischia lo scioglimento sotto il peso dell’aspettativa di un successore all’altezza di Dark Side.
Genesi e paternità
Il progetto nasce dalle ceneri di Household Objects, tentativo — avviato nel 1971 e ripreso nel 1973 — di costruire un album usando esclusivamente suoni di oggetti quotidiani, poi abbandonato per i suoi limiti tecnici. Alle prove di King’s Cross del gennaio 1974 la band elabora tre brani lunghi, tra cui “Shine On You Crazy Diamond”, costruito sulla sequenza di quattro note ideata da Gilmour e su un testo di Roger Waters dedicato all’assenza di Syd Barrett. Un contrasto tra Waters, favorevole a un concept album incentrato interamente su quel brano, e Gilmour, che preferisce dividerlo in due parti e inserire “Raving and Drooling” e “Gotta Be Crazy” — poi confluiti in Animals — porta alla struttura definitiva: “Shine On” in apertura e chiusura, con al centro “Welcome to the Machine” e “Have a Cigar”, dedicate alla disillusione verso l’industria discografica.
Registrazione e produzione
Le sessioni si svolgono nello Studio Three di Abbey Road, dotato di un nuovo mixer Neve modificato da EMI in sostituzione del vecchio TG12345, e di un registratore Studer A80 a 24 piste. Brian Humphries subentra a John Leckie dopo le prime quattro sedute e resta l’unico tecnico per l’intero progetto, complice l’esperienza già maturata con Ummagumma e Music from the Body di Waters. La lavorazione, interrotta da due tournée americane e dall’apparizione al festival di Knebworth, si protrae per circa settanta sessioni: “Shine On You Crazy Diamond” ne assorbe una cinquantina, “Have a Cigar” da sola cinquantasei riprese. Tra i turnisti compaiono il sassofonista Dick Parry, già presente su Dark Side, Roy Harper alla voce solista in “Have a Cigar”, le coriste Venetta Fields e Carlena Williams e, in un contributo poi tagliato dal missaggio, il violinista Stéphane Grappelli.
Gli strumenti
Gilmour lavora principalmente con la sua Fender Stratocaster nera, la “Black Strat”, affiancata dall’acustica Martin D-35 e da una dodici corde Martin D12-28; tra gli effetti compare per la prima volta un MXR Phase 90. Rick Wright amplia la propria strumentazione con un ARP Solina String Ensemble, un clavinet Hohner, l’Hammond C3 e il basso sintetizzato Moog Taurus. Waters suona un Fender Precision nero con manico in acero, mentre Nick Mason imposta la sua batteria Ludwig con Remo Rototoms, piatti Paiste e bacchette Ginger Baker, smorzando il suono della grancassa con cuscini imbottiti.
La copertina
Hipgnosis, guidata da Storm Thorgerson, sviluppa il concept intorno al tema dell’assenza. La confezione, avvolta in cellophane nero e opaco per nascondere l’immagine di copertina, reca uno sticker firmato George Hardie con due mani meccaniche unite in una stretta e i quattro elementi sullo sfondo. La foto di copertina, scattata da Aubrey Powell negli studi Warner Bros. di Burbank con gli stuntman Danny Rogers e Ronnie Rondell, mostra due uomini che si stringono la mano mentre uno dei due è avvolto dalle fiamme — riferimento simbolico a Syd Barrett, già autore di “Flaming”. Il retro raffigura un uomo d’affari privo di volto, polsi e caviglie, mentre l’immagine interna riprende la stessa foto usata per la cartolina promozionale: un subacqueo ripreso da Powell nel Mono Lake, in California, mentre esegue una posizione yoga senza generare increspature sull’acqua.
Ricezione e peso storico
L’album conquista la vetta delle classifiche in Regno Unito, Stati Uniti, Francia e Paesi Bassi, restando 104 settimane in classifica nel mercato britannico. Le reazioni della critica sono divise: Allan Jones su Melody Maker parla di scarsa immaginazione, mentre Peter Erskine su NME lo definisce conciso e melodico, e Robert Christgau sul Village Voice ne apprezza la dignità sinfonica rispetto a Dark Side. Nonostante le tensioni interne emerse durante la lavorazione, l’album diventerà il preferito sia di Gilmour sia di Wright nell’intero catalogo della band.
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