Jon Carin rappresenta una delle figure più poliedriche, influenti e tecnicamente sofisticate del panorama rock progressivo e pop-rock internazionale dagli anni ’80 a oggi. Polistrumentista, compositore, produttore, cantante e sound designer, Carin lega in modo indissolubile il proprio nome all’universo dei Pink Floyd, ricoprendo un ruolo di cerniera sonora e strutturale senza pari tra le carriere soliste di David Gilmour e Roger Waters. Dotato di una padronanza tecnica straordinaria sulle tastiere, i sintetizzatori, la chitarra slide e lap steel, e la programmazione digitale e MIDI, Carin ridefinisce il concetto di esecutore di supporto, trasformandosi in un vero e proprio architetto del suono sia dal vivo sia nelle sessioni in studio.
Nato a New York il 21 ottobre 1964, Jon Carin comincia la propria carriera artistica professionale nei primi anni ’80, mettendosi in luce come cantante leader, tastierista e principale autore della formazione synth-pop statunitense Industry. Nel 1983 il gruppo ottiene una rilevanza commerciale internazionale con il singolo State of the Nation (raccolto nell’omonimo EP), un brano sorretto da una rigorosa scansione ritmica e da un’articolata tessitura di tastiere, a cui fa seguito nel 1984 l’album Stranger to Stranger. La precoce dissoluzione degli Industry nel 1984 spinge Carin verso una prolifica attività da session man e collaboratore di studio, dove la sua rara abilità nel coniugare la sensibilità armonica delle tastiere analogiche con le emergenti tecnologie di sintesi digitale, campionamento e sequencing lo rende rapidamente uno dei profili più richiesti dalla scena pop e art-rock britannica e statunitense.
La svolta determinante nella carriera di Jon Carin si verifica il 13 luglio 1985 in occasione dello storico evento benefico Live Aid presso lo stadio di Wembley a Londra: ingaggiato come tastierista nella formazione di supporto a Bryan Ferry (dopo aver partecipato al suo album Boys and Girls del 1985), Carin si trova a condividere il palco con David Gilmour, invitato come chitarrista ospite. Nonostante le notevoli difficoltà tecniche che caratterizzano l’esibizione di Ferry, l’intesa musicale tra il ventunenne Carin e il chitarrista dei Pink Floyd si manifesta in maniera immediata durante le prove e l’esecuzione dal vivo. Nel 1986, quando David Gilmour avvia la riorganizzazione dei Pink Floyd a seguito della separazione da Roger Waters, Carin viene invitato presso l’Astoria, la casa-battello adibita a studio di registrazione sul Tamigi. Durante una sessione di improvvisazione al pianoforte, Carin compone la progressione armonica da cui prende forma Learning to Fly: il brano, firmato da Carin insieme a Gilmour, Bob Ezrin e Anthony Moore, diventa il primo singolo estratto dal disco della rinascita della band, A Momentary Lapse of Reason (1987).
L’apporto di Carin ai lavori in studio dei Pink Floyd evidenzia una costante evoluzione tecnica e creativa: nelle sessioni di A Momentary Lapse of Reason del 1987 cura l’intera infrastruttura di programmazione dei sintetizzatori introducendo sonorità digitali all’avanguardia basate su sistemi MIDI e campionamenti; nel progetto della colonna sonora per il film documentario La Carrera Panamericana (1992) contribuisce alla creazione dei nuovi brani strumentali registrati dalla band a Londra; per l’album The Division Bell (1994) affianca Richard Wright nelle sessioni di composizione e registrazione, integrando le sonorità tradizionali di Hammond e pianoforte con la programmazione complessa su campionatori Kurzweil K2000; mentre nell’album prevalentemente strumentale The Endless River (2014) il materiale d’archivio inciso da Carin durante le sessioni del 1993 e 1994 viene rielaborato e incluso in tre tracce.
Sul piano dell’attività dal vivo, Carin diviene un pilastro insostituibile dell’organico dei Pink Floyd durante i grandi tour mondiali. Tra il 1987 e il 1989 partecipa all’A Momentary Lapse of Reason Tour (immortalato nell’album dal vivo Delicate Sound of Thunder del 1988), che include tappe storiche come il concerto galleggiante Pink Floyd in Venice a Venezia nel 1989 e l’esibizione di Knebworth nel 1990. Nel 1994 prende parte al monumentale The Division Bell Tour, dal quale viene tratto l’album dal vivo e film concerto P·U·L·S·E (1995), all’interno del quale Carin si distingue anche al microfono, eseguendo le parti vocali acute di Hey You in duetto con Gilmour e gestendo la complessa strumentazione elettronica dal vivo. La posizione occupata da Jon Carin all’interno della storia dei Pink Floyd appare unica per la capacità di mantenere una continuità lavorativa di altissimo profilo sia con David Gilmour sia con Roger Waters durante le rispettive carriere soliste. La collaborazione con David Gilmour prosegue nel 2006 con la partecipazione all’album On an Island e al successivo tour promozionale, documentato nelle pubblicazioni dal vivo Remember That Night: Live at Royal Albert Hall (2007) e Live in Gdańsk (2008), esibizioni nelle quali Carin amplia il proprio raggio d’azione sul palco suonando la chitarra lap steel, la chitarra acustica e curando le armonie vocali insieme a Gilmour e Richard Wright. Successivamente, Carin prende parte tra il 2015 e il 2016 alla prima fase del Rattle That Lock World Tour, e da qui termina la sua lunga collaborazione con David Gilmour.
Sul fronte opposto, nel 1999 Roger Waters ingaggia Carin per il suo ritorno alle scene dal vivo con l’In the Flesh Tour (1999–2002, immortalato nel disco dal vivo In the Flesh – Live del 2000), contesto nel quale Carin ricopre un ruolo chiave in particolare su, Dogs dove canta e suona chitarra acustica e tastiere. Il sodalizio con Waters si consolida nei decenni successivi attraverso una serie di imponenti produzioni dal vivo e in studio: il The Dark Side of the Moon Live Tour (2006–2008), svoltosi in contemporanea con gli impegni che vedevano Carin attivo anche nella band di Gilmour; il monumentale tour mondiale The Wall Live (2010–2013), articolatosi in 219 repliche negli stadi e palasport di tutto il mondo e immortalato nel film concerto Roger Waters: The Wall; il mondiale Us + Them Tour (2017–2018), composto da 157 date e documentato nel film dal vivo Us + Them del 2020; le sessioni di registrazione per gli album The Lockdown Sessions (2022) e The Dark Side of the Moon Redux (2023); e il tour d’addio This Is Not a Drill (2022–2023), da cui è stata tratta la registrazione dal vivo a Praga. Il punto di intersezione più significativo di questa doppia traiettoria si registra il 2 luglio 2005 a Hyde Park a Londra durante il Live 8, evento che vede la formazione classica dei Pink Floyd riunirsi sul palco dopo ventiquattro anni di separazione: Carin viene selezionato per far parte della ristrettissima formazione di supporto dal vivo, posizionandosi alle tastiere e ai cori al fianco di Richard Wright.
Oltre al lavoro svolto nell’orbita dei Pink Floyd, Jon Carin offre il proprio contributo tecnico e artistico a numerose produzioni di primissimo piano nel panorama rock internazionale. A partire dalla metà degli anni ’90 collabora stabilmente con Pete Townshend e con gli Who, prendendo parte al Quadrophenia Live Tour (1996–1997), allo storico The Concert for New York City (2001) presso il Madison Square Garden, e ai progetti solisti di Townshend dedicati all’opera Lifehouse (tra cui l’album Lifehouse Chronicles del 2000) e alle sessioni dal vivo al Fillmore West. Nel 2014 viene ingaggiato da Kate Bush come tastierista e programmatore per la residency di ventidue concerti Before the Dawn all’Hammersmith Apollo di Londra (documentata dal vivo nel 2016), segnando il ritorno dal vivo dell’artista britannica dopo trentacinque anni di assenza. Dopo aver collaborato negli anni ’80 all’album Midnight to Midnight (1987) e al singolo Pretty in Pink dei Psychedelic Furs, nel 2006 Carin co-scrive, produce e suona la quasi totalità degli strumenti nell’album solista eponimo di Richard Butler, Richard Butler, tornando poi a registrare con la band per l’album Made of Rain (2020). Collabora anche con i Fields of the Nephilim per l’album Elizium (1990), con i Gipsy Kings per Compas (1997), oltre a registrazioni e tournée con Soul Asylum (Candy from a Stranger del 1998), Eddie Vedder e Martha Wainwright, confermando una carriera che rimane un punto di riferimento assoluto per il ruolo del polistrumentista contemporaneo.