David Gilmour – La Repubblica 2002

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Vedi quell’isoletta? È Taggs Island. Ci abbiamo suonato, a metà anni Settanta. Gli anni in cui qualcuno non si era ancora arreso. Qualcuno credeva ancora che le cose potessero cambiare.

E tu ti sei arreso?

No. Io non mi sono ancora arreso. Non sarei qui in mezzo a questi bottoni. Ci sono persone con i capelli più bianchi dei miei che mi riconoscono e mi fanno domande strane, che poi tanto strane non sono se ci pensi. Qualche giorno fa un ragazzo mi ha chiesto: “Allora, quanto ci vorrà ancora?” e io ho risposto: “Scusa, di cosa parli?” “Del nuovo album dei Pink Floyd, naturalmente! Lo potete fare? Stiamo tutti aspettando questo maledetto disco!” Abbiamo riso e parlato di calcio. Era un tifoso dell’Arsenal, come me.

Scusaci, ma lo vogliamo sapere anche noi: quando uscirà il prossimo album dei Pink Floyd?

David Gilmour: Beh, cambio idea e umore almeno una volta all’anno. Un anno fa, in un’intervista, ero arrabbiato e dissi che era una speranza vana. Ora penso: perché non dovrebbe essere fatto?

Magari con Roger Waters…

Purtroppo non parlo con lui dal 1987, ma non nutro più rancore nei suoi confronti. Lui un giorno si arrabbiò con me e non tornò mai più sulla sua decisione. Non so cosa possa essere successo.

Un fatto è che anche Roger Waters non si è arreso.

Già, un uomo come lui si arrende solo quando muore!

Ma cosa intendi esattamente con “arrendersi”? Non credi più che la musica possa cambiare il mondo?

No, intendo non credere più in ciò per cui sei nato. Nella vita non siamo capaci di fare molte cose… Quanto alla musica, no, la musica non ha cambiato il mondo e mai lo cambierà. Però può fermare i piani delle persone cattive. Può spaventare chi si crede onnipotente. Negli anni ’60 ci credevamo davvero. Ma poi guarda cos’è successo… la nostra generazione ha dovuto soffrire più dei nostri nemici, e il mondo è rimasto lo stesso. Una barzelletta.

E quindi?

E quindi scrivo, racconto storie, cerco di fare del mio meglio con Polly e i miei figli e provo a capire qualcosa di più su me stesso attraverso di loro. Questo non è arrendersi. Così come non lo è credere che non esista soltanto una civiltà di progresso. Se fosse così, sarei “di sinistra” quanto lo è Blair. E francamente…

E dov’è la tua “sinistra” adesso?

Oh, non lo so. So solo che se perfino Bob Dylan ha in parte rimangiato le sue parole, significa che Tony Blair non è solo, che Bush ha amici anche in casa dei suoi nemici, e che esiste quindi una sinistra che sostiene la guerra e gli interessi dell’oligarchia del “dollaro e petrolio” e che oggi vive dell’11 settembre.

Scriveresti una canzone su quel giorno?

Se ci provassi, non ci riuscirei. Entrambi i lati della guerra stanno compiendo massacri.

Perché hai fatto solo due album solisti?

Sono pigro e ho otto figli. Sono più un “padre che registra” che un “artista che registra”.

Cos’era la musica per il giovane David Gilmour, quando entrò nei Pink Floyd?

Venti, ventidue ore al giorno di vita vissuta fino all’ultimo respiro.

Avevi paura di sostituire il tuo amico Syd?

Sì, anche se lo consideravamo più un “autore casalingo”, mentre io avrei solo aiutato sul palco. Ma diventò impraticabile.

Quando avete scritto Dark Side Of The Moon, avevate la sensazione che stavate per cambiare per sempre la musica rock?

Eravamo forti e spavaldi. Di solito si risponde di no, che non ne eravamo coscienti; invece io dico sì, lo eravamo. Capivamo che stavamo facendo qualcosa che avrebbe cambiato le nostre vite e poi il mondo intorno a noi.

Tanti soldi, ma nessuna corruzione?

Oh sì, siamo stati corrotti. Corrotti perché per un po’ abbiamo pensato di poter fare qualsiasi cosa. I soldi ti mangiano qualcosa dentro.

Ma i Pink Floyd hanno comunque resistito.

Fino ad Animals. Poi, forse a causa di quel veleno della corruzione, siamo esplosi. Ognuno di noi è esploso a modo suo; il periodo di The Wall è stato il nostro peggiore. Avevamo perso il senso del nostro lavoro.

Qual è stata l’età migliore?

Da Atom Heart Mother a Dark Side: in quegli anni Roger ha iniziato a scrivere parole meravigliose.

E com’è stato suonare di nuovo i brani dei Pink Floyd, dopo sette anni?

Fluido. Pieno di vita. Vedi l’acqua là fuori? L’ispirazione dei Pink Floyd ha qualcosa a che fare con l’acqua.

Ma li hai suonati in modo folk… davvero diversi dagli originali.

L’originale non conta sempre… dipende se uno si è arreso o no…

Hai molti amici italiani. Antonioni era un amico negli anni di Zabriskie Point?

Una grande persona che ci chiese una colonna sonora per un film in cui non voleva nessuna colonna sonora. Non ho mai capito cosa volesse fare con il nostro lavoro… beh, in realtà non ho mai capito cosa dicesse!!

Quindi cosa stai facendo ora?

Un nuovo disco l’anno prossimo e domani vado a vedere l’Arsenal.