Childhood’s End Lyrics
You shout in your sleep
Perhaps the price is just too steep
Is your conscience at rest
If once put to the test?
You awake with a start
To just the beating of your heart
Just one man beneath the sky
Just two ears
Just two eyes
You set sail across the sea
Of long past thoughts and memories
Childhood’s end
Your fantasies
Merge with harsh realities
And then as the sail is hoist
You find your eyes are growing moist
And all the fears never voiced
Say you have to make your final choice
Who are you and who am I
To say we know the reason why?
Some are born
Some men die
Beneath one infinite sky
There’ll be war
There’ll be peace
But everything one day will cease
All the iron turned to rust
All the proud men turned to dust
And so all things time will mend
So this song will end
Urli nel sonno
Forse il prezzo è troppo caro
La tua coscienza riposa
Se uno la mette alla prova?
Ti svegli di sobbalzo
Solo al battito del tuo cuore
Solo un uomo sotto il cielo
Solo due orecchie
Solo due occhi
Imposti la rotta attraverso il mare
Di pensieri remoti e ricordi
La fine dell’infanzia
Le tue fantasie
Si mescolano a aspre realtà
E poi quando la traversata è alta
Trovi gli occhi che si inumidiscono
E tutte le paure che mai hanno parlato
Dicono che devi fare l’ultima scelta
Chi sei tu e chi sono io
Per dire che sappiamo la ragione del perchè?
Qualcuno è nato
Qualche uomo muore
Sotto un’infinito cielo
Ci sarà guerra
Ci sarà pace
Ma ogni cosa un giorno cesserà
Tutto il ferro diverrà ruggine
Tutti gli uomini fieri diverranno sabbia
E così tutte le cose che il tempo aggiusterà
Così la canzone finirà
Childhood’s End è una composizione di David Gilmour pubblicata nel 1972 in Obscured by Clouds, colonna sonora del film di Barbet Schroeder La vallée. Il brano segna un ritorno a un tema già affrontato dai Pink Floyd, in particolare nell’era Syd Barrett: quello dell’infanzia, qui declinato nella sua fine, con le scelte e la paura dell’ignoto che questo passaggio comporta. Il titolo è ripreso dal romanzo omonimo di Arthur C. Clarke, pubblicato nel 1953, in cui l’arrivo di alieni sulla Terra pone fine all’indipendenza del genere umano. Alcuni interpreti hanno letto il testo come una descrizione degli ultimi giorni di Jan Rodricks, protagonista del romanzo e ultimo uomo rimasto sulla Terra; altri vi hanno colto un riferimento più politico, legato alle proteste giovanili contro la guerra del Vietnam che agitavano gli Stati Uniti in quel periodo.
Sul piano musicale, il brano si apre con tappeti di tastiera in progressivo crescendo, a suggerire il passaggio dall’infanzia all’età adulta: le sonorità nascono dall’incrocio tra Farfisa, Hammond e VCS3, quest’ultimo responsabile di un drone di basso. Intorno al minuto 1:00 entrano le batterie elettroniche già ascoltate nella title track dell’album, per poi sparire all’attacco della voce. Prima di cantare — con un timbro più rock rispetto al resto dell’album, secondo solo a quello di “The Gold It’s in The…” — Gilmour incide due parti di chitarra ritmica sulla sua acustica Martin D-35, una delle quali sembra accordata un tono sotto lo standard, con corde percettibilmente più lente. È probabile che sia Roger Waters a occuparsene, mentre lo stesso Waters firma anche una linea di basso solida ed efficace al suo Precision. Nick Mason, oltre alle percussioni elettroniche, imposta il groove del brano con un beat rock pesante e diretto sul suo kit Ludwig, mentre Rick Wright interviene con parsimonia all’Hammond, marcando la fine di ogni strofa con una breve sequenza di accordi.
Il resto del brano è dominato dalle chitarre di Gilmour, autore del pezzo. Alle due parti acustiche si aggiungono altre due parti ritmiche eseguite con la Black Strat, collocate su lati opposti dell’immagine stereo, leggermente distorte e, come per le acustiche, con una delle due accordata un tono sotto lo standard. Al minuto 2:49 arriva un assolo di alto livello, ottenuto ancora con la distorsione della Fuzz Face: uno stile che anticipa i futuri lavori maggiori della band, con frasi che per certi versi preannunciano “Shine On You Crazy Diamond”, incisa nel 1975. Nei suoi assoli Gilmour alterna un tono pulito ed essenziale a soluzioni più elaborate e spaziali: qui riprende l’eco generato dal suo Binson Echorec, restituendola nel canale sinistro in risposta alle frasi suonate sulla Strat.
Le sessioni si svolsero tra gli Strawberry Studios dello Château d’Hérouville, in Val-d’Oise, dal 23 al 29 febbraio e dal 23 al 27 marzo 1972, e i Morgan Studios di Londra, dal 4 al 6 aprile dello stesso anno, con Peter Watts al suono in Francia e Dominique Blanc-Francard al mix mono. I Pink Floyd eseguirono il brano dal vivo in alcuni concerti tra il 1972 e il 1973, abbandonandolo poi dal repertorio con l’arrivo di The Dark Side of the Moon. Bernard Butler, ex chitarrista dei Suede, ha più volte espresso ammirazione per il pezzo, definendolo capace di togliere il fiato nonostante le etichette sbrigative affibbiate al progressive rock. Curiosità per gli ascoltatori più attenti: al minuto 3:03 si può distinguere, in sottofondo, qualcuno in studio che canticchia o grida, senza che sia mai stato chiarito se per entusiasmo o per tensione.
Acquista Obscured By Clouds