Il 16 novembre arriva in libreria Madcap. Vita di Syd Barrett, il genio perduto dei Pink Floyd, edizione italiana del libro di Tim Willis uscito in lingua originale nel 2002 con il titolo Madcap: The Half-Life of Syd Barrett, Pink Floyd’s Lost Genius. Lo pubblica Bietti, la traduzione è di Massimiliano Scuratti.
Willis è un giornalista che frequentava la famiglia Gilmour e che per il libro ha raccolto le voci di parenti, amici, compagne e musicisti, Roger Waters e David Gilmour compresi. Il suo metodo è dichiarato fin dall’inizio: partire dagli aneddoti che per decenni si sono ripetuti di libro in libro e verificarli, invece di aggiungerne di nuovi. Il risultato è che diversi episodi tramandati come prova della follia di Syd escono ridimensionati, e alcuni, secondo le testimonianze raccolte, furono messi in scena da lui con piena consapevolezza. La domanda che attraversa il libro è proprio questa: quanto di ciò che gli altri non capivano era frutto di scelta, e quanto di malattia, di acidi, di stanchezza.
Chi lo ha letto in inglese ricorda soprattutto la parte sulla giovinezza a Cambridge, ricostruita con dettagli che altrove mancavano: l’infanzia, la pittura che per Syd veniva prima della musica, le amicizie e le parentele che legavano lui, Waters, Gilmour, Storm Thorgerson e Bob Klose. Le lettere d’amore conservate da Libby Gausden permettono di datare al 1964 canzoni già scritte, tra cui Let’s Roll Another One, e di collocare in quegli anni anche il primo brano composto da Waters, Walk With Me, Sydney. Un altro dettaglio riguarda Gilmour: Syd lo avrebbe voluto nel gruppo già nella fase embrionale, quando c’erano ancora Klose e Chris Dennis, ma David era impegnato con una band locale di successo.
Willis insiste anche sui ritmi di lavoro dei Pink Floyd nel 1967, con concerti multipli nella stessa serata, registrazioni e promozione, e li indica come uno dei fattori che logorarono Barrett. Il libro segue poi i due album solisti e le rare apparizioni dal vivo, e si chiude con l’incontro dell’autore con Roger Barrett, ormai lontano da trentacinque anni da ogni intervista.
Va tenuto presente che l’edizione originale è del 2002, quattro anni prima della morte di Syd, quindi la narrazione si ferma lì. Resta però una delle biografie più documentate e meno morbose sull’argomento, e finalmente leggibile in italiano.