di Nick Mason
strumentale
“Speak to Me” è il brano di apertura di The Dark Side of the Moon (1973), accreditato a Nick Mason e della durata di 1’07”. Funziona da ouverture dell’album: è un collage di effetti sonori che anticipa materiali ripresi nelle tracce successive. L’idea è però di Roger Waters, che la cedette a Mason come regalo, come conferma David Gilmour. Waters, dopo l’uscita dal gruppo e le complesse vicende legali che ne seguirono, avrebbe rimpianto quel gesto.
Il brano si apre con un battito cardiaco, che ritorna in “Eclipse”, ultima traccia del disco. Seguono gli orologi di “Time”, la risata di “Brain Damage”, il loop di registratore di cassa di “Money”, un elicottero ottenuto con il VCS3 e uno spezzone vocale di Clare Torry da “The Great Gig in the Sky”. A questi elementi si aggiungono due frasi parlate. La prima è di Chris Adamson, roadie e tecnico dei Floyd, già ispiratore di “When You’re In” su Obscured by Clouds. La seconda è di Gerry O’Driscoll, portiere irlandese di Abbey Road, che compare anche in “The Great Gig in the Sky” e di nuovo in chiusura d’album. Anni dopo il gruppo gli riconobbe un compenso per quella sessione. In entrambi i casi un uomo parla della propria follia, e il tema è quello del disco: l’isolamento porta alla pazzia, la comunicazione preserva l’equilibrio mentale. Il brano ne rappresenta la nascita, o il risveglio.
Le voci nascono da un’iniziativa di Waters. Tramite Alan Parsons, sottopose a diverse persone presenti ad Abbey Road un questionario di quindici domande scritte su cartoncini, a cui rispondere senza giri di parole. Tra gli intervistati figurano Patricia “Puddie” Watts, moglie del road manager Peter Watts, i roadie Chris Adamson, Liverpool Bobby e Roger “The Hat” Manifold, oltre a O’Driscoll. Si partiva da quesiti innocui, come il colore o il cibo preferito, per arrivare a temi più scomodi: la paura della morte, l’ultima volta in cui si era alzato le mani su qualcuno, il significato del lato oscuro della luna. Le risposte alimentarono lo sviluppo dell’intero album. Parsons fu il primo a essere interrogato, ma l’agitazione gli permise solo di balbettare e il materiale venne scartato. Paul McCartney, che registrava Red Rose Speedway nello stesso studio, si prestò volentieri. Waters lo escluse dal montaggio perché lo giudicò sulla difensiva, poco spontaneo e troppo professionale nelle risposte.
Il titolo viene proprio da Parsons. Nella sala di controllo, per regolare i livelli del registratore, invitava gli intervistati a parlare con la formula “speak to me”.
Il battito cardiaco è precedente a The Dark Side of the Moon e risale al periodo di Zabriskie Point. Il gruppo aveva pensato di registrare un cuore vero, ma il risultato era troppo angosciante. Il suono finale nasce da una grancassa imbottita e colpita con un mazzuolo, con risultato più credibile dell’originale. Parsons parla di grancassa trattata con Kepex e con forte equalizzazione intorno ai 100 Hz. I 72 battiti al minuto della frequenza cardiaca media risultavano troppo veloci per l’atmosfera cercata, e Mason rallentò il loop a un ritmo che avrebbe preoccupato qualunque cardiologo. Per Parsons il passaggio da nastro a nastro aveva degradato il segnale, ma l’illusione regge. Al battito, con un breve riverbero, si sovrappone la coda di un accordo di pianoforte rovesciato, inizialmente appena udibile. Intorno si susseguono un orologio accelerato affiancato a uno a velocità normale, il loop di “Money”, la voce di O’Driscoll, la risata di Peter Watts, le pale dell’elicottero simulate al VCS3 e il grido di Torry. Chiude un piatto anch’esso invertito, che si fonde con l’accordo di pianoforte giunto al culmine e porta direttamente a “Breathe”.
Le sessioni si svolsero ad Abbey Road, il 23 giugno e, forse, il 1° novembre 1972, poi tra gennaio e febbraio 1973 negli Studi Due e Tre. Alla produzione c’è il gruppo; gli ingegneri del suono sono Alan Parsons e Chris Thomas, con Peter James come assistente. Wright suona pianoforte e VCS3, Waters e Mason si occupano degli effetti, con Mason alla grancassa, mentre Adamson, O’Driscoll, Peter Watts e Torry prestano le voci. Il battito iniziale diventò il modo abituale di aprire i concerti dei Pink Floyd.
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