- Breaking Water
- Night Of A Thousand Furry Toys
- Hidden Fear
- Runaway
- Unfair Ground
- Satellite
- Woman Of Custom
- Interlude
- Black Cloud
- Far From The Harbour Wall
- Drowning
- Reaching For The Rail
- Blue Room In Venice
- Sweet July
- Along The Shoreline
- Breakthrough
Broken China comincia a Britannia Row nel gennaio del 1993, quando il disco in preparazione dei Pink Floyd è ancora un progetto del tutto diverso. David Gilmour, Richard Wright e Nick Mason trascorrono circa una settimana a improvvisare, prima dell’arrivo del produttore Bob Ezrin. L’idea, come spiegherà l’ingegnere del suono Andy Jackson, era far emergere i nuclei delle canzoni suonando tutti insieme nella stessa stanza, in un ritorno deliberato a un metodo che la band sentiva più fertile rispetto allo scrivere ciascuno nel proprio angolo. Wright vi entrò tuttavia con una posizione contrattuale ancora irrisolta: non era un membro a pieno titolo e, secondo il suo racconto, fu sul punto di non partecipare alle sessioni perché Gilmour e Mason non intendevano cedere ciò che avevano guadagnato negli anni precedenti. Il precedente storico non aiutava: per A Momentary Lapse of Reason era tornato come semplice turnista, mantenendo una presenza marginale e un giudizio sul disco senza appello, definendolo per niente un album di gruppo.
Ezrin propose allora un sistema di votazione per tutto il materiale in lavorazione, con un punteggio da uno a dieci: dal modo in cui votavano, ricordò in seguito, si comprendeva quanto ciascuno si sentisse sicuro all’interno del gruppo. Wright, secondo il racconto di Mason, diede dieci a tutti i propri pezzi e zero a tutto il resto, portando all’abbandono immediato del sistema. Tra le idee finite poi nel disco, Wright rivendicò comunque le sfumature che aveva sempre offerto ai Pink Floyd e che era felice di veder riemergere in brani come Marooned e Cluster One. Sull’indirizzo generale rimase tuttavia critico, sostenendo che si sarebbe potuto spingere di più verso un album tematico legato da un filo logico, come quelli di una volta; Gilmour chiuse la questione sorridendo, ricordando che Rick aveva espresso il medesimo giudizio per ogni disco fatto insieme.
Il vero rientro vocale di Wright passò attraverso la collaborazione con un autore esterno. Anthony Moore, già membro degli Slapp Happy e degli Henry Cow e già paroliere per A Momentary Lapse of Reason, lavorò al testo di Wearing the Inside Out pensando proprio al recupero della voce di Rick. A Moore piaceva il titolo per il suo doppio senso: consumare il proprio interno come si logora un paio di scarpe, esaurendo il sé emotivo fino al nulla. In seguito, una commissione per un’opera musicale promossa da Channel 4 lo assorbì mettendolo momentaneamente da parte. Gilmour non ebbe dubbi sul risultato finale: chiunque ascoltasse il brano riconosceva subito quella voce, che faceva parte dell’identità sonora dei Pink Floyd e mancava da troppo tempo.
The Division Bell uscì nel marzo del 1994, ma le sessioni avevano prodotto molto più materiale di quanto l’album potesse contenere. Di tutta quella musica, avrebbe ricordato Gilmour, soltanto nove pezzi diventarono canzoni dell’LP. I nastri restarono per vent’anni nel suo archivio personale senza essere toccati, finché la scomparsa di Wright, avvenuta il 15 settembre 2008 all’età di sessantacinque anni, non portò a riaprire quei cassetti, dando vita all’album The Endless River. Wright, nel frattempo, aveva fatto un uso prezioso di quelle giornate di lavoro, che gli avevano ridestato la voglia di suonare e di dedicarsi interamente a un proprio progetto solista.
Quella spinta creativa trovò la sua sede nello Studio Harmonie, lo studio privato ricavato all’interno della sua casa vicino a Nizza, sulla Costa Azzurra. Per allestirlo si fece aiutare dallo stesso Moore, dotando la struttura di una console Mackie 24+8, un registratore Otari Radar a ventiquattro tracce, un computer Mac Performa 475 con software Cubase, microfoni Neumann U87 e monitor ATC. Sul fronte delle tastiere figuravano un Kurzweil K2000 e una MIDIBoard, un campionatore AKAI S1100, un E-mu Proteus/2 orchestrale e un Fender Rhodes Suitcase che Wright continuava ad utilizzare anche dopo aver iniziato, dal 1987, a ricrearne il suono tramite campioni. Come organo scelse un Hammond XB-5, digitale e portatile, in sostituzione del classico B-3 impiegato nei tour fino al 1994: una sottile ironia per chi ricordava che Wright era stato l’unico membro dei Floyd a rifiutarsi per anni di sostituire l’organo Hammond con un campionatore.
Il disco nacque come un concept album strutturato in quattro parti, incentrato sulla depressione della moglie Mildred “Millie” Hobbs, ripercorrendone i traumi dell’infanzia, l’adolescenza, la malattia e la successiva guarigione. La porcellana del titolo simboleggiava una psiche fragile e in frantumi. Wright, uomo riservato, all’inizio non rivelò pubblicamente che a soffrire di quel crollo fosse la moglie, cercando di proteggerla. Le tonalità musicali sono profonde e scure, concepite per ricreare lo stato d’animo della compagna: la paura, la disperazione, l’isolamento e la morte attraversano le composizioni insieme alle emozioni di chi le viveva accanto. Anche la voce di Wright appare più profonda e malinconica rispetto alle sue precedenti interpretazioni con i Floyd. Dopo l’esperimento del 1984 con il progetto Zee per l’album Identity, definito dallo stesso Wright un errore sperimentale, Broken China rappresentò il ritorno alle strutture classiche del suono floydiano, rendendo evidente quanto pesasse il suo apporto armonico.
La copertina fu affidata a Storm Thorgerson, autore delle due teste di pietra di The Division Bell. Qui la sfida concettuale era diversa: il tema non riguardava il lirismo delle tastiere di Wright, ma un crollo psicologico causato da traumi inespressi e il tentativo di ricostruzione. Esisteva un prima e un dopo, il primo segnato dall’integrità e il secondo dal cedimento. Immaginarono così una figura umana metà intatta e metà frammentata. Per l’album di Wright la figura diventò una donna divisa da un disco d’acqua nell’atto di nuotare: metà in carne e ossa e l’altra metà, passata attraverso l’acqua, frantumata come porcellana. Rappresentare il trauma con un disco d’acqua fu l’idea vincente, spiegò Thorgerson, proponendo un elemento non pesante ma lirico e liquido, esattamente come la musica. Sui due lati dell’immagine la figura prima si scompone e poi si ricompone.
Moore fu il partner fondamentale del progetto in qualità di coautore, coproduttore, curatore degli arrangiamenti, della programmazione e di quasi tutti i testi, ad eccezione di due brani firmati da Gerry Gordon e uno da Audrey Auld. Moore sostenne di aver scritto più della metà del disco e che senza il suo contributo l’opera non avrebbe mai visto la luce. Cantò quasi sempre Wright, ad eccezione di due brani affidati alla voce di Sinéad O’Connor. Fu Moore ad andare a cercarla di persona a casa sua: la cantautrice, che nel luglio del 1990 era salita sul palco berlinese di The Wall allestito da Roger Waters, prestò la voce per Reaching for the Rail e per la conclusiva Breakthrough, un brano in cui Bob Ezrin avrebbe individuato la prova che Wright tenesse le sue idee migliori per la propria produzione solista.
Il cast dei musicisti comprese Tim Renwick, Dominic Miller e Steven Bolton alle chitarre, Pino Palladino al basso, Manu Katché alla batteria e percussioni, Sian Bell al violoncello, Kate St. John ad oboe e corno inglese, e Maz Palladino ai cori. Renwick aveva già lavorato per The Division Bell sull’Astoria, la barca-studio di Gilmour ormeggiata sul Tamigi; questa volta bastò invece una telefonata di Rick. Wright, come ricordò Renwick, era un uomo di poche parole e a comunicare per lui provvedeva Moore, rendendo le sessioni rilassate e piacevoli, sorrette dalle linee ritmiche di Palladino e Katché. Wright invitò anche Gilmour, che partecipò alle fasi di demo, ma la sua esecuzione per il brano della O’Connor non venne utilizzata, preferendovi la versione incisa da Renwick. Le sovraincisioni vennero realizzate a Londra tra Whitfield Street, gli studi RAK e l’Astoria, dove si svolse anche il missaggio finale in tecnologia QSound.
Nell’estate del 1996, al Groucho Club di Londra, Wright si presentò ai giornalisti con un’elegante chioma d’argento. All’età di cinquantatré anni, accompagnato da Moore per supporto morale, parlò dei Pink Floyd e delle prospettive future, ricordando che la band registrava a cicli di sei o sette anni: l’ultimo disco era del 1994 e il successivo avrebbe potuto vedere la luce nel 2001. Dietro quelle risposte si percepiva come il disco solista rappresentasse quasi una parentesi e che il vero desiderio di Wright fosse tornare a suonare con il gruppo. Dei Pink Floyd disse che erano come un matrimonio in perenne separazione di prova, dove ci si rispetta senza essere amici intimi; se all’inizio vivevano insieme ventiquattr’ore al giorno, oggi tutto si riduceva al rispetto reciproco. Lo dichiarava a pochi mesi dall’uscita di un album nato proprio dentro la storia del suo matrimonio.
Broken China venne pubblicato il 7 ottobre 1996 su etichetta EMI/Guardian. Il gruppo The Orb realizzò un remix di due brani per un CD singolo promozionale, lavorando su Night of a Thousand Furry Toys e Runaway. Le canzoni dell’album non vennero mai portate dal vivo, con la sola eccezione di Breakthrough, che Wright eseguì insieme a Gilmour durante i concerti acustici del chitarrista nel 2002 alla Royal Festival Hall di Londra, comparendo come ospite al medesimo modello di Fender Rhodes Suitcase impiegato per il disco. L’opera è rimasta il suo ultimo album solista in studio. Nel 2014, quando The Endless River riportò in primo piano il suono delle sue tastiere, la rivista Uncut inserì tra i dieci brani fondamentali della carriera di Rick Wright composizioni storiche da Interstellar Overdrive fino a Cluster One del 1994, includendo anche Night of a Thousand Furry Toys da Broken China.