Tracklist di The Division Bell
- Cluster One
- What Do You Want From Me
- Poles Apart
- Marooned
- A Great Day For Freedom
- Wearing The Inside Out
- Take It Back
- Coming Back To Life
- Keep Talking
- Lost For Words
- High Hopes
L’album
- Data di uscita: 28 (o 30, a seconda delle fonti) marzo 1994 (Regno Unito ed Europa continentale) — 4 aprile 1994 (Nord America)
- Etichetta: EMI
- Numero di catalogo: 1055724382898429 (CD), 1055724382898412 (vinile)
- Produzione: David Gilmour e Bob Ezrin
- Ingegnere del suono: Andy Jackson, con Jules Bowen alla Astoria; Keith Grant al mixer per gli overdub ai Creek Recording Studios
- Mix finale: David Gilmour e Chris Thomas
- Studio di registrazione: Britannia Row Studios (preproduzione), Astoria (houseboat studio di Gilmour), Olympic Studios, Metropolis Studios, Creek Recording Studios
- Periodo di registrazione: gennaio 1993 – inizio 1994
- Artwork / Copertina: concept di Storm Thorgerson, sculture di Keith Breeden ispirate ai moai dell’Isola di Pasqua, fotografate a Ely, Cambridgeshire, davanti alla cattedrale locale
- Classifiche: Regno Unito #1 (62 settimane in classifica); #1 anche in Stati Uniti, Canada, Paesi Bassi e Germania
- Certificazioni: doppio platino in Francia e Regno Unito (600.000 copie), triplo platino negli Stati Uniti (3 milioni), triplo oro in Germania (750.000)
Il contesto
The Division Bell è il quattordicesimo album in studio dei Pink Floyd, pubblicato sei anni dopo A Momentary Lapse of Reason e il relativo tour, che tra il 1987 e il 1990 aveva attirato oltre quattro milioni di spettatori e incassato circa sessanta milioni di dollari. Nel frattempo David Gilmour aveva moltiplicato le collaborazioni esterne — con Kate Bush, Paul McCartney, Elton John, tra gli altri — mentre Roger Waters, ormai fuori dal gruppo, pubblicava Amused to Death (1992). Il ritorno ufficiale della formazione Gilmour-Mason-Wright avviene l’11 ottobre 1992, sul palco della Royal Albert Hall per un concerto benefico legato alla ricerca sull’AIDS.
Genesi e paternità
Le sessioni iniziano ai Britannia Row Studios nel gennaio 1993, con Gilmour, Mason, Wright e il bassista Guy Pratt che improvvisano per due settimane senza materiale precostituito. Da queste jam nascono “Cluster One” e “Marooned”. Rick Wright torna a comporre per la prima volta dai tempi di Wish You Were Here, accreditato anche come autore: cinque brani sono firmati da Gilmour da solo, quattro da Gilmour e Wright insieme, uno da Gilmour con Bob Ezrin, uno da Wright in autonomia. I testi sono in gran parte opera di Polly Samson, allora compagna di Gilmour (i due si sposeranno il 29 luglio 1994), spesso in collaborazione con Nick Laird-Clowes dei Dream Academy; Anthony Moore firma invece le parole di “Wearing the Inside Out”. Il tema conduttore, dichiarato dallo stesso Gilmour, è la comunicazione — o la sua assenza — tra le persone.
Registrazione e produzione
Dopo la preproduzione, il gruppo si sposta all’Astoria, l’houseboat studio di Gilmour, dove tra febbraio e maggio vengono selezionati 65 brani, ridotti prima a 27 e poi a 11 attraverso sessioni di ascolto collettivo soprannominate “the big listen”. Il materiale scartato confluirà anni dopo in The Endless River (2014). La registrazione delle basi avviene in settembre con Guy Pratt, Gary Wallis, Tim Renwick e Jon Carin; le fasi finali si spostano ai Metropolis e ai Creek Recording Studios. Bob Ezrin cura la selezione delle prese di batteria, mentre Michael Kamen firma di nuovo gli arrangiamenti orchestrali, assistito da Edward Shearmur.
Gli strumenti
Rick Wright introduce il Kurzweil K2000, usato nella maggior parte dei brani. Nick Mason abbandona la storica batteria Ludwig per un set Drum Workshop, con due grancasse da 22×18 pollici, rullante Edge da 5×14 e piatti Paiste; tutta la batteria è acustica tranne in “Coming Back to Life”, dove sono impiegati campionamenti del proprio kit sul Kurzweil. Gilmour suona principalmente la sua “Red Strat” del 1984, affiancata da una Gibson Les Paul Goldtop del 1955 e da una nuova acustica Gibson J-200 Celebrity, con amplificazione Fender Bassman e Hiwatt SA212 e un ampio parco effetti che include il DigiTech Whammy WH1.
La copertina
Storm Thorgerson sviluppa il concept delle due teste in profilo che, viste insieme, formano un terzo volto — un’immagine ambigua coerente con il tema della comunicazione mancata. Le sculture, disegnate da Keith Breeden con riferimento ai moai dell’Isola di Pasqua, vengono realizzate in quattro esemplari alti tre metri e fotografate nella campagna di Ely, davanti alla cattedrale, con tentativi non troppo riusciti di occultarle sotto reti mimetiche per evitare fughe di notizie.
Ricezione e peso storico
Commercialmente The Division Bell è un successo pieno: primo posto in Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Paesi Bassi e Germania, 62 settimane in classifica nel Regno Unito. La critica è invece fredda: Vox lo definisce privo di slancio, NME lo liquida come noioso, Rolling Stone si chiede se sia ancora davvero un disco dei Pink Floyd. Il tour successivo, durato sette mesi fino alle quattordici date conclusive alla Earls Court di Londra, resta l’ultimo con la formazione al completo prima della lunga pausa che si chiuderà solo con Live 8 nel 2006.