di Richard Wright
It Whould Be So Nice Lyrics
It would be so nice
It would be so nice
It would be so nice
To meet, sometime
Everybody wakes, and in the morning
Hot tea and can’t stop yawning
Pass the butter please
Have you ever read the daily standard?
Reading all about the plane that’s landed
Upside down?
And no one knows what I did today
There can be no other way
But I would just like to say
It would be so nice
It would be so nice
It would be so nice
To meet sometime
It would be so nice
It would be so nice
It would be so nice
To meet sometime
Everybody cares about the weather
And everybody should know better
What a waste of time
Everybody lives beneath the ceiling
Living out a dream that sends them reeling
To a distant place
But no one knows what I did today
There can be no other way
But I would just like to say
It would be so nice
It would be so nice
It would be so nice
To meet sometime
It would be so nice
It would be so nice
It would be so nice
To meet sometime
It would be so nice
It would be so nice
It would be so nice
To meet sometime
Sarebbe così bello
Sarebbe così bello
Sarebbe così bello
Incontrarsi, qualche volta
Tutti si svegliano e al mattino
con il tè caldo e senza riuscire a smettere di sbadigliare.
Passami il burro, per favore.
Hai mai letto il Daily Standard?
Leggendo tutto di quell’aereo che è atterrato
a testa in giù?
E nessuno sa cosa ho fatto oggi.
Non può esserci altro modo,
ma vorrei soltanto dire:
Sarebbe così bello
Sarebbe così bello
Sarebbe così bello
Incontrarsi qualche volta
Sarebbe così bello
Sarebbe così bello
Sarebbe così bello
Incontrarsi qualche volta
Tutti si preoccupano del tempo atmosferico,
e tutti dovrebbero saperne di più.
Che perdita di tempo.
Tutti vivono sotto un soffitto,
vivendo un sogno che li fa vacillare
verso un luogo lontano.
Ma nessuno sa cosa ho fatto oggi.
Non può esserci altro modo,
ma vorrei soltanto dire:
Sarebbe così bello
Sarebbe così bello
Sarebbe così bello
Incontrarsi qualche volta
Sarebbe così bello
Sarebbe così bello
Sarebbe così bello
Incontrarsi qualche volta
Sarebbe così bello
Sarebbe così bello
Sarebbe così bello
Incontrarsi qualche volta
“It Would Be So Nice” è una composizione di Rick Wright pubblicata come singolo il 13 aprile 1968, nel mezzo delle sessioni di registrazione di A Saucerful of Secrets. Il titolo originale era “It Should Be So Nice”: Wright lo modificò prima delle registrazioni, ma il brano rimase comunque lontano dall’estetica che stava emergendo nel nuovo album. La canzone descrive l’inizio di una giornata all’inglese — colazione, giornale, preoccupazioni per il tempo — per poi scivolare in un sogno che proietta i protagonisti altrove. Il riferimento a un incontro non meglio identificato lascia la narrazione volutamente aperta, priva di coordinate autobiografiche esplicite.
Rispetto al catalogo Floyd del periodo, il brano sorprende per la sua impostazione dichiaratamente pop, con influenze che rimandano ai Beach Boys e a gruppi beat britannici come Hollies, Searchers e Herman’s Hermits. Roger Waters, a distanza di anni, lo ha definito “a lousy record”; Nick Mason è andato oltre, usando un’espressione ancora meno diplomatica. Il brano rimane ad ogni modo un documento del disorientamento della band dopo l’uscita di Syd Barrett: Wright tenta di replicare la vena pop-psichedelica del predecessore, ottenendo un risultato formalmente corretto ma privo della sintesi istintiva che rendeva i singoli di Barrett irriducibili a qualsiasi modello.
La struttura apre direttamente col ritornello, su un tessuto sonoro che mescola pop e rock con un’eco Tamla Motown. Wright canta la voce principale con il supporto vocale di Gilmour e Waters. Nick Mason gestisce le dinamiche con roll sui tom nel ritornello e accompagna le strofe con uno strumento a percussione che suona come una bottiglia di vetro battuta con una bacchetta. La sezione delle strofe sorprende con il basso Rickenbacker di Waters che scandisce un ritmo dal sapore televisivo per bambini — impressione rinforzata da un effetto vocale a 0:55. Wright lavora su più tastiere: pianoforte acustico, organo Farfisa e Mellotron, con un contrappunto su quest’ultimo (udibile a 0:37) non particolarmente integrato nel tessuto armonico. È probabilmente Wright stesso a suonare il flauto dolce a 2:01 — come già in “Jugband Blues” — e anche il vibrafono.
David Gilmour, al lavoro con i Floyd da appena qualche settimana, affronta il pezzo con evidente incertezza. Nelle strofe suona chitarra acustica, nei bridge esegue arpeggi sull’elettrica con effetto tremolo (1:18) e wah-wah (2:10). Nella coda si affida alla Telecaster distorta col Fuzz Face per un assolo di chiara derivazione hendrixiana, concentrato negli ultimi secondi (da 3:41). Il momento più discutibile del brano resta il gospel improvvisato nella coda a partire da 3:22.
Le sessioni si svolsero all’Abbey Road: la prima il 13 febbraio 1968 in Studio Two (due take); il 5 marzo in Studio Three, dove fu fissata la versione definitiva all’undicesimo take; il 13 e il 21 marzo per gli overdub vocali. Il 1° aprile il gruppo dovette tornare in studio per un problema di carattere burocratico: i testi originali citavano l’Evening Standard per nome, e le radio britanniche non potevano trasmettere pubblicità implicita a testate giornalistiche. Wright riscrisse la parte sostituendo con “Daily Standard”, e Phil McDonald curò il montaggio definitivo il 2 e il 3 aprile. Il lavoro di Norman Smith sulle voci è tra i momenti più riusciti della produzione.
Il singolo non entrò nelle classifiche britanniche. È stato successivamente raccolto in The Best of Pink Floyd (1970), Masters of Rock (1974) e nel disco bonus Early Singles del cofanetto Shine On (1992). Nel 1983 Captain Sensible dei Damned ne incise una cover nell’album The Power of Love. Curiosità editoriale: la copertina della versione svedese del singolo, uscita nello stesso 1968, ritraeva la band con Syd Barrett al posto di Gilmour — ovvero con un membro che a quella data aveva già lasciato il gruppo.