Roger Waters torna sul palco: rivoluzione e musica per Butch Ware in California

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Quando pensi che Roger Waters si sia ritirato nel suo universo di battaglie verbali e interviste provocatorie, eccolo che rispunta dove meno te lo aspetti. E questa volta non si tratta di un tour mondiale, né di un’apparizione a sorpresa in qualche festival. No, Waters ha scelto di rimettere piede su un palco per un evento che è già politico nel DNA: il “Revolutionary Rally” organizzato per la campagna elettorale di Butch Ware, candidato governatore della California per il 2026.
L’ultima volta che Roger si è esibito dal vivo risale al 5 ottobre 2024, in occasione di “Voices Of Palestine”. Già allora il messaggio era chiaro: la musica come strumento di denuncia, il palco come tribuna. E adesso? Adesso Waters si prepara a fare il bis, stavolta per un pomeriggio che promette di essere un cocktail esplosivo di attivismo, discorsi incendiari e – speriamo – qualche canzone.

Rivoluzione, non riforme

Il “Revolutionary Rally” in programma a San Leandro non è il classico comizio elettorale dove si promettono strade asfaltate e tasse più basse. Qui si parla di rivoluzione vera e propria. Non riforme, non aggiustamenti: una “rotazione della ruota”, come recita il manifesto dell’evento, che porti in alto chi da sempre sta in basso. L’obiettivo dichiarato? Sconfiggere il fascismo, alimentare i movimenti di liberazione, portare lo spirito di rivolta dalla California al resto del mondo.
Non stupisce che Waters abbia accettato l’invito. Da decenni ormai il suo impegno politico non è più un contorno della sua carriera musicale, ma il cuore pulsante di tutto ciò che fa. Che si tratti di Palestina, diritti umani o critica al capitalismo sfrenato, Roger ha sempre usato la sua voce per dire ciò che pensa, senza filtri e senza paura delle conseguenze.
Accanto a Waters ci saranno altri ospiti d’eccezione: Lauren Jauregui, Sammy Obeid, Angelica Ross e, a quanto pare, qualche sorpresa dell’ultimo minuto. Il programma prevede discorsi, set musicali e performance pensate per “alimentare l’insurrezione”. Non è chiaro se Roger canterà – e soprattutto cosa canterà – ma sarebbe davvero strano vederlo salire su un palco senza almeno una chitarra acustica.
L’atmosfera promette di essere quella giusta: un mix di rabbia costruttiva, speranza e quella tensione emotiva che solo certi eventi dal forte contenuto politico sanno generare. Per chi ha seguito Waters negli ultimi anni, questo evento rappresenta un tassello perfettamente coerente nel suo percorso. Un artista che nonostante l’età continua a non stare fermo, a non accontentarsi, a credere che la musica possa ancora fare la differenza.

I dettagli

Per chi volesse esserci, l’ingresso generale costa 62,26 dollari, mentre il biglietto VIP – con accesso prioritario, posti riservati e aree esclusive – sale a 113 dollari. I soldi raccolti, lo precisano gli organizzatori con trasparenza, andranno direttamente alla campagna “Butch Ware for Governor 2026”, grazie alla piattaforma Zeffy che garantisce che il 100% del ricavato arrivi a destinazione. Volendo, si può anche aggiungere una donazione volontaria.
Link dell’evento

Cosa aspettarsi (e cosa sperare)

Sarà interessante vedere come Waters si muoverà in questo contesto. Conoscendolo, difficilmente si limiterà a fare da guest star silenzioso: quando c’è di mezzo la politica, Roger ha sempre qualcosa da dire. E se dovesse davvero suonare – magari una Wish You Were Here acustica, o la nuova Sumud – potremmo assistere a uno di quei momenti che restano impressi, non tanto per la perfezione tecnica, ma per l’intensità del messaggio.
In fondo, è questo che Waters ha sempre fatto meglio: usare la musica non come fuga dalla realtà, ma come strumento per guardarla in faccia, anche quando fa male. E in un’America sempre più polarizzata, dove le elezioni diventano battaglie culturali prima ancora che politiche, la sua presenza a San Leandro assume un significato che va oltre la semplice apparizione.
Che poi Butch Ware riesca davvero a portare avanti questa “rivoluzione” è tutto da vedere. Ma intanto, per almeno un pomeriggio, Roger Waters ci ricorderà che la musica non è mai solo intrattenimento. È sempre stata, e sempre sarà, un atto politico.

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