The Narrow Way

di David Gilmour

The Narrow Way Lyrics

The Narrow Way è una composizione in tre parti firmata da David Gilmour, pubblicata nel 1969 in Ummagumma. Fu il primo brano che Gilmour scrisse per i Pink Floyd, e lo fece da solo, suonando tutti gli strumenti. Il punto di partenza fu tutt’altro che entusiasmante: Gilmour ricordava di essersi trovato in studio senza idee precise, attaccando pezzi di materiale uno all’altro per necessità. Chiese a Roger Waters di aiutarlo almeno con i testi. La risposta fu secca: falli tu. Anni dopo, l’autore avrebbe definito il lavoro un esercizio pretenzioso e tempo sprecato. Il risultato, tuttavia, è più interessante di quanto questa autocritica lasci intendere.
Le prime due parti sono strumentali. La terza — melodicamente già riconoscibile come scrittura gilmouriana — utilizza il testo di “The Narrow Way”, un segmento della suite The Man and the Journey. Le parole evocano un cammino stretto che conduce verso un’oscurità a nord, dove volti di stranieri stanchi mostrano comprensione. Il narratore si rivolge a qualcuno che ha intrapreso questo viaggio, che sente i richiami della notte, che porta dentro di sé una follia silenziosa. L’invito è a ricordare il tempo in cui ogni mattina portava vita. È difficile non leggere in queste immagini un riferimento alla deriva di Syd Barrett, al suo progressivo allontanamento da qualsiasi realtà condivisa.
Gilmour fu l’ultimo dei quattro a entrare in studio: mentre gli altri lavoravano già dal settembre 1968, lui iniziò il 16 gennaio 1969. La prima parte, dal titolo provvisorio “Dave’s Scene,” è costruita su chitarra acustica — quasi certamente la sua Levin LT 18 — in accordatura drop D, con la corda più bassa abbassata di un tono. Registra tre tracce di chitarra acustica distribuite nel campo stereo: una ritmica a sinistra, una combinazione di picking e strumming a destra, una di supporto al centro. Sopra aggiunge lick in slide su acustica con riverbero pronunciato, e una seconda slide su Stratocaster a suono pulito, con le note alte vicino al ponte elaborate attraverso il Binson Echorec. Il 29 gennaio vengono aggiunti effetti elettronici, tra cui uno “spiral effect” citato nelle note di sessione: ottenuto verosimilmente da un lick bottleneck su Fender, leggermente distorto col Fuzz Face, fatto girare in loop sull’Echorec, variato in velocità e infine invertito.
La seconda parte parte da un riff di Stratocaster con Fuzz Face e delay corto, raddoppiato su un’altra traccia e poi replicato al basso — probabilmente il Rickenbacker 4001 di Waters. La sequenza di otto battute si ripete quasi ininterrotta fino alla fine. Gilmour aggiunge percussioni, quasi certamente bongos e tom, che perdono leggermente il tempo in chiusura di frase. Entra anche lo scacciapensieri, difficile da isolare nel muro di effetti. Il suono è deformato da ogni mezzo a disposizione: Echorec, Fuzz Face, wah-wah, altoparlante Leslie, nastri invertiti e rallentati.
La terza parte è il cuore del brano. Una sezione di tastiera fa da ponte tra le due, prima che entri un coro di voci maschili prodotto dal Mellotron. Gilmour suona quattro parti di chitarra distinte sulla Stratocaster: una ritmica colorata dal Leslie, una armonica con distorsione pesante, una slide a suono pulito, una quarta slide con riverbero ed eco. Aggiunge pianoforte acustico, organo Farfisa, basso su due tracce separate, e una parte di batteria convincente, con fill che ricordano da vicino lo stile di Nick Mason. Il canto — morbido nei versi, più graffiante nei ritornelli, armonizzato — è già pienamente riconoscibile come voce Gilmour.
Le tre parti furono montate e mixate il 5 luglio 1969. La prima sezione affonda le radici in un brano precedente, “Baby Blue Shuffle in D Minor”, registrato nel dicembre 1968 e trasmesso dalla BBC il 15 dello stesso mese, ma mai pubblicato su disco. Da quello stesso materiale sarebbe nata anche “Unknown Song”, rimasta fuori dalla colonna sonora di Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni.

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