Nel 1968 i Pink Floyd si trovarono a fare una cosa per cui non erano stati ancora ingaggiati: scrivere musica per un film, per un oscuro esperimento cinematografico britannico destinato a pochi, intitolato The Committee.
Il film era opera di Peter Sykes, regista allora agli inizi, su soggetto e sceneggiatura di Max Steuer, economista e docente alla London School of Economics. L’idea del film nasceva da un racconto breve che Steuer aveva tratto da un sogno, pubblicato nel 1966 su una rivista letteraria. La fotografia in bianco e nero era affidata a Ian Wilson, con un’estetica deliberatamente cinematografica, ispirata all’Europa continentale come l’inquietudine di L’anno scorso a Marienbad. La durata era di cinquantotto minuti, la distribuzione minima. Dopo un breve passaggio nei cinema londinesi del West End nel 1968, le visioni del film nel corso dei decenni successivi furono poche e sporadiche.
La trama è quella tipica dell’allegoria kafkiana made in England. Il film comincia con un protagonista senza nome che si trova in auto con un guidatore chiacchierone e noioso. L’autista si ferma per controllare il motore: il protagonista gli abbassa il cofano sul collo, decapitandolo. Dopo una breve riflessione, lo ricuce e lo risveglia, e lo lascia ripartire da solo. Anni dopo, quell’uomo viene convocato a far parte del Comitato, un’organizzazione che dovrebbe tenere in piedi il sistema ma in realtà non fa granché. Trecento persone riunite in una tenuta di campagna, dove tra un nuoto e una partita a tennis si tiene anche una serata danzante con una band dal vivo. La vittima, sopravvissuta e smemorata, è lì anche lei. Il protagonista incontra il direttore del Comitato e con lui intreccia una lunga, filosoficamente densa conversazione sul senso dell’individualità, dell’ordine e della libertà.
Il film è liberamente ispirato al pensiero dello psichiatra radicale R.D. Laing, figura cruciale nella Londra degli anni Sessanta, presente anche nell’orbita dei Pink Floyd; Waters avrebbe tentato di portare Barrett da lui proprio in quel periodo, senza successo. Sykes tendeva a leggere il film come una satira dello Stato paternalista; Steuer vi vedeva invece la correzione di un protagonista il cui ammirevole individualismo era offuscato da una certa arroganza che gli impediva di riconoscere l’umanità di chi lo circondava. La tensione tra le due visioni trasforma il film in un dibattito aperto, senza risposta definitiva.
Alla serata danzante compare anche Arthur Brown con la sua Crazy World, elmo fiammeggiante in testa, che esegue in playback il brano Nightmare. La sua è forse la performance più sregolata mai catturata su pellicola. È un cameo breve ma esplosivo, l’unico momento in cui il film alza la voce.
Tutto il resto della musica è dei Pink Floyd. Originariamente il film avrebbe dovuto essere musicato da Syd Barrett, ma quando questo si rivelò impossibile, Roger Waters si fece avanti e offrì i servizi della band al regista Peter Sykes e al produttore Max Steuer. Il commento musicale complessivo ammonta a circa quindici minuti di musica. La colonna sonora fu registrata agli Sound Techniques Studios di Chelsea, Londra, all’inizio del 1968, cioè nel momento esatto in cui Barrett stava per essere silenziato, e Gilmour era appena entrato in formazione.
Il materiale è frammentato per natura: brevi strappi improvvisativi che accompagnano le scene dialogate, atmosfere sospese, rumori più che melodie. Uno dei pezzi è strutturato su variazioni di chitarra di Gilmour su un ritmo staccato di Waters, con note inquietanti che evocano già certi passaggi di A Saucerful of Secrets. Un altro è un tema d’organo teso, di breve durata, quasi un presagio. Un altro ancora è un clip lento di Hammond. La maggior parte di questo materiale è rimasta inedita per quasi mezzo secolo.
Il pezzo centrale, però, è altro. L'”Instrumental #8″, catalogato nei bootleg come Keep Smiling People, è il brano più riconoscibile dell’intera colonna sonora: circa due minuti e mezzo, con l’organo di Wright in colorazione orientaleggiante e il basso di Waters che già percorre il tema familiare. È l’embrione di quello che sarebbe diventato Careful With That Axe, Eugene.
Quella parte della colonna sonora di The Committee è di fatto la prima registrazione conosciuta di Careful With That Axe, Eugene. Quando il brano fu inciso nella versione definitiva a novembre dello stesso anno, per diventare il lato B del singolo Point Me at the Sky, aveva già alle spalle mesi di rodaggio dal vivo come Keep Smiling People e una sessione radiofonica BBC come Murderistic Women. La struttura di fondo, la quiete cristallina, l’esplosione, il ritorno al silenzio, era già tutta lì. Il basso che alterna ottave di Re come colonna portante, Wright al vibrafono, la tensione che si accumula fino al grido di Waters. Nella versione per The Committee il grido non c’è ancora, o almeno non nella forma che avrebbe preso poi: è un brano più trattenuto, più embrionale appunto, che lavora sulla sospensione più che sull’esplosione.
La critica più puntuale che si possa fare alla colonna sonora è che la band non si sia particolarmente sfidata. Il pezzo lungo che accompagna la conversazione finale tra il protagonista e il direttore del Comitato è il momento più riuscito: una costruzione che sale e scende assecondando i tornanti filosofici del dialogo, con qualcosa che ricorda un’A Saucerful of Secrets in stato di abbozzo. Il resto è funzionale, non memorabile.
Le musiche dei Pink Floyd per The Committee rimasero inedite per quasi cinquant’anni, fino al novembre 2016, quando due brani comparvero nel cofanetto The Early Years 1965–1972, che include anche il film nel settimo volume, Continu/ation. Prima di allora, circоlarono solo su bootleg, tra cui il celebre A Tree Full of Secrets, con tracklist approssimative e titoli inventati dai collezionisti.
The Committee resta una curiosità ai margini della discografia Floyd: non abbastanza riuscito come film per stare in piedi da solo, non abbastanza Floyd per soddisfare i puristi. Ma è un documento preciso di un momento preciso. La band senza Barrett che cerca il proprio suono, con Gilmour appena entrato in formazione e Careful With That Axe, Eugene ancora in stato larvale. Tutta la tensione oscura di quel passaggio d’epoca, compressa in cinquantotto minuti di cinema sperimentale britannico.