Nella complessa e stratificata saga dei Pink Floyd, l’arrivo di Guy Pratt a metà degli anni Ottanta rappresenta un capitolo tanto cruciale quanto spesso sottovalutato. Più che un semplice musicista di talento, Pratt si è rivelato una figura centrale e insostituibile, un vero e proprio architetto sonoro che ha contribuito a definire il suono della band nell’era post-Roger Waters. Il suo ingresso avvenne in un momento di profonda trasformazione e di aspra contesa legale, un periodo in cui il futuro stesso del nome Pink Floyd era incerto. La sua abilità tecnica, unita a un carattere arguto e a una profonda versatilità, lo resero il bassista ideale per David Gilmour e Nick Mason, non un mero sostituto ma un catalizzatore che permise alla band di costruire un ponte sonoro tra l’eredità monumentale della loro storia e la controversa rinascita.
La sua passione per la musica nacque in giovane età, alimentata da un’ambizione forgiata anche dalle difficoltà, come la perdita del padre, l’attore e compositore Mike Pratt, e l’apprendimento autodidatta dello strumento. Un’influenza decisiva fu il movimento punk, che giocò un ruolo cruciale nel valorizzare il ruolo del basso, non più relegato a mero strumento ritmico ma elevato a motore pulsante del sound. Questa energia grezza, unita a una crescente raffinatezza tecnica, divenne il suo marchio di fabbrica e lo portò, ancora giovanissimo, a collaborare con la band new wave australiana Icehouse. Il tour europeo del 1983 rappresentò un trampolino di lancio significativo, con il singolo “Hey Little Girl” che ottenne un buon successo nelle classifiche britanniche, consolidando la sua visibilità sulla scena musicale internazionale.
La collaborazione con Robert Palmer fu più di una semplice esperienza artistica, fu una profonda amicizia. Pratt descrive Palmer come una figura di supporto nel suo percorso, un artista unico che seppe rimanere fedele alla propria visione musicale, trascendendo le mode del momento. Ma fu il sodalizio con Bryan Ferry e i Roxy Music a rivelarsi, senza dubbio, la più cruciale delle sue collaborazioni pre-Pink Floyd. La sua audizione per Ferry consistette nel suonare direttamente sul brano “Is Your Love Strong Enough?”. In un incredibile incrocio del destino, fu proprio durante le riprese del video per quella canzone che incontrò per la prima volta David Gilmour. Lavorare con Ferry, maestro di groove sofisticati, affinò in modo decisivo il suo stile: la richiesta di “feel” e la creazione di paesaggi sonori avvolgenti, piuttosto che il virtuosismo tecnico, si rivelarono il terreno di allenamento ideale per interpretare le iconiche, e spesso ingannevolmente semplici, linee di basso del catalogo dei Pink Floyd.
A metà degli anni Ottanta, i Pink Floyd erano una band a un bivio. La separazione da Roger Waters era stata aspra e aveva lasciato ferite profonde, culminando in una battaglia legale sul nome stesso del gruppo. L’album “A Momentary Lapse of Reason” del 1987 fu un’opera controversa, il primo capitolo senza l’influenza creativa di Waters. Per le parti di basso dell’album, David Gilmour si affidò principalmente a Tony Levin, virtuoso session man di fama internazionale, ma quando giunse il momento di portare quella musica sul palco, Levin non era disponibile per il tour. Fu in questo frangente che la sequenza di eventi che portò all’ingaggio di Pratt assunse i contorni del destino: mentre si trovava con la sua compagna, si imbatté in una musicassetta bootleg di “The Wall” e divenne ossessionato da quella registrazione, in particolare dal lavoro chitarristico di Gilmour. Al suo ritorno a casa, la sorpresa fu enorme: trovò in segreteria telefonica diversi messaggi lasciati proprio da David Gilmour. Il chitarrista lo contattò da Los Angeles, chiedendogli se fosse interessato a unirsi ai Pink Floyd per il tour mondiale che avrebbe seguito l’album.
La sera prima dell’audizione, la visita inaspettata di un amico lo trascinò in una notte di dissolutezze, lasciandolo completamente affaticato. Ciononostante, si presentò. L’esecuzione alla voce di “Run Like Hell” fu sufficiente a impressionare Gilmour, che gli confermò di aver ottenuto il posto. La sfida era immensa: subentrare a Roger Waters, una delle figure più iconiche e carismatiche della storia del rock, non solo come bassista ma anche come presenza scenica e musicale. Pratt doveva trovare un equilibrio delicato, onorando le linee di basso storiche e al tempo stesso iniettando la propria personalità e la propria energia nel sound della band.
I tour dei Pink Floyd tra il 1987 e il 1989, a supporto di “A Momentary Lapse of Reason”, non furono semplici concerti ma eventi spettacolari su scala globale, produzioni immense che ridefinirono gli standard delle esibizioni dal vivo. Durante il tour australiano del 1988, quello che Pratt descrive come “Floyd Down Under”, avvenne un incontro che avrebbe cambiato per sempre la sua vita. Il soggiorno al Sebel Townhouse di Sydney fu particolarmente significativo: fu lì che incontrò la sua futura moglie, Gala Wright, figlia del tastierista Rick Wright. Il tour europeo del 1989 regalò momenti indimenticabili, tra cui il memorabile e caotico concerto di Venezia, suonato su un palco galleggiante. Pratt ricorda le tensioni logistiche e la sua personale soggezione nel suonare in una scenografia così storica, sentendosi come all’interno di un dipinto di JMW Turner.
Nel 1990 partecipò a Knebworth, importante evento benefico che chiuse idealmente il ciclo di “A Momentary Lapse of Reason”, prima che la band si dedicasse a nuovo materiale. “The Division Bell”, l’album del 1994 che consolidò definitivamente il suo ruolo nell’era post-Waters, nacque da jam session iniziate nel gennaio 1993 con Gilmour, Wright e Mason agli studi Britannia Row di Londra. Questa volta Pratt fu coinvolto fin dall’inizio del processo creativo, partecipando alle sessioni iniziali e contribuendo a diversi brani dell’album, sebbene la maggior parte delle parti di basso finali furono registrate da Gilmour stesso. L’esperienza fu particolarmente significativa per Pratt perché, a differenza del precedente album dove era stato chiamato solo per il tour, questa volta era presente dall’inception del progetto, dalle prime jam fino al live album “Pulse” che documentò il monumentale tour del 1994. Il matrimonio con Gala, celebrato nel 1996, lo rese ufficialmente il genero di Richard Wright, un evento che intrecciò in modo inestricabile la sua vita personale con la storia dei Pink Floyd.
Quando il 2 luglio 2005 David Gilmour, Roger Waters, Nick Mason e Richard Wright si riunirono per il Live 8 a Hyde Park, la reunion che il mondo del rock attendeva da ventiquattro anni, Guy Pratt si trovò davanti a un dilemma straziante. Era stato inizialmente invitato a suonare con la band, ma aveva già accettato un impegno con Roxy Music, che si sarebbero esibiti nella data di Live 8 a Berlino. La scelta, per quanto dolorosa, cadde su Bryan Ferry, con cui aveva un legame professionale e personale altrettanto profondo. Fu Tim Renwick a suonare il basso e la chitarra al fianco dei quattro membri storici in quella che si rivelò essere l’ultima esibizione della formazione classica.
Tuttavia, Guy Pratt detiene un primato particolare e straordinario nella storia dei Pink Floyd: è uno dei pochi musicisti ad aver suonato con tutti i membri della band, una distinzione che va oltre la semplice statistica per assumere un significato quasi simbolico. Oltre alle innumerevoli esibizioni con Gilmour, Mason e Wright, Pratt ha condiviso il palco anche con Roger Waters in due occasioni uniche e significative. La prima risale al 10 luglio 2010, quando Gilmour e Waters si riunirono per un evento benefico della Hoping Foundation a Kiddington Hall, in Oxfordshire. Davanti a duecento ospiti fortunati, i due eseguirono quattro brani, tra cui “Wish You Were Here” e “Comfortably Numb”, con Pratt al basso e chitarra acustica, Harry Waters alle tastiere, Andy Newmark alla batteria e Chester Kamen alla chitarra. Fu un momento di apparente riconciliazione che fece sperare molti fan in una reunion più ampia.
La collaborazione con David Gilmour è proseguita senza soluzione di continuità attraverso tutti i suoi progetti solisti successivi. Nel 2006, Pratt partecipò al tour “On an Island”, un’esperienza che segnò un’evoluzione nella sua vita da musicista. Il tour aveva un’atmosfera più matura e “adulta”, con una formazione che vedeva l’ingresso del nuovo batterista Steve DiStanislao e la partecipazione di suo suocero Richard Wright alle tastiere. Il formato, concentrato principalmente sui fine settimana, gli permise per la prima volta di conciliare il lavoro con la vita familiare. I concerti erano carichi di magia, impreziositi dalla partecipazione di ospiti leggendari come David Crosby e Graham Nash.
Nel 2015, Pratt partecipò all’album “Rattle That Lock” e al relativo tour con Gilmour, consolidando ulteriormente il suo ruolo di bassista di riferimento per il chitarrista. La collaborazione continuò a dimostrarsi vitale e creativa, attraversando ormai quasi trent’anni di sodalizio ininterrotto.
Un momento particolarmente significativo nella storia recente dei Pink Floyd vide Pratt protagonista nel marzo 2022, quando David Gilmour e Nick Mason decisero di riunirsi per registrare “Hey Hey Rise Up”, un singolo a sostegno del popolo ucraino durante l’invasione russa. Il brano, registrato il 30 marzo nella casa di Gilmour e pubblicato nell’aprile dello stesso anno, vedeva Pratt al basso insieme al tastierista Nitin Sawhney e alla voce del cantante ucraino Andriy Khlyvnyuk dei BoomBox. Questo singolo rappresentò la prima nuova musica originale registrata dai Pink Floyd dopo “The Division Bell”, confermando ancora una volta il ruolo imprescindibile di Pratt nell’universo Floyd, anche nelle sue manifestazioni più inaspettate e cariche di significato politico e umanitario. Per questa occasione, Pratt utilizzò il magnifico Jazz Bass del 1960 che David Gilmour gli aveva regalato come presente di nozze nel 1996.
Ma fu il progetto “Nick Mason’s Saucerful of Secrets” a rappresentare un vero e proprio tuffo nel passato psichedelico della band. La genesi del gruppo nacque da un’idea del chitarrista Lee Harris, che desiderava creare una band per suonare il materiale dei primi Pink Floyd, quello dell’era pre-“Dark Side of the Moon”. Fu Guy Pratt a fare da ponte, avvicinando Nick Mason e convincendolo a tornare sul palco per celebrare le radici della sua storica band. Il progetto debuttò nel maggio 2018 con un concerto sold-out al Dingwalls di Londra davanti a cinquecento persone, seguito da una serie di piccoli show e poi da tour europei e nordamericani sempre più ampi.
La seconda occasione in cui Pratt condivise il palco con Roger Waters arrivò proprio nel contesto dei Saucerful of Secrets. Il 18 aprile 2019, durante una data al Beacon Theatre di New York, Roger Waters fece una sorpresa apparendo sul palco per cantare “Set the Controls for the Heart of the Sun”, brano da lui scritto per l’album “A Saucerful of Secrets” del 1968. Per Pratt, quella sera rappresentò la chiusura di un cerchio simbolico, suonando insieme ai due membri originali dei Pink Floyd che raramente condividevano lo stesso spazio, testimoniando con il suo basso un momento di grazia nella complicata storia della band.
Nel 2024, quasi quarant’anni dopo quel primo tour con i Pink Floyd, Guy Pratt fu nuovamente al fianco di David Gilmour per la realizzazione di “Luck And Strange” e per il tour che ne seguì. L’album, registrato tra Brighton e Londra con il giovane produttore Charlie Andrew, vede Pratt condividere le parti di basso con Tom Herbert, un bassista jazz dalle approcci sperimentali. Il tour, estremamente limitato a sole ventuno date tra Roma, Londra, Los Angeles e New York, ha rappresentato per Pratt l’ennesima dimostrazione della sua capacità di adattarsi e contribuire all’evoluzione sonora di Gilmour, affiancandolo insieme a una band che mescolava veterani come il tastierista Greg Phillinganes con giovani talenti come il batterista Adam Betts e la stessa figlia di Gilmour, Romany, alla voce e all’arpa.
L’eredità di Guy Pratt nell’universo dei Pink Floyd trascende la semplice etichetta di “bassista turnista”. Il suo arrivo ha segnato un punto di svolta, e la sua valutazione non può limitarsi a quella di un sostituto, per quanto virtuoso. È stato, a tutti gli effetti, un musicista che ha portato stabilità, energia e una profonda sensibilità musicale in un momento cruciale, permettendo alla band di reinventarsi e continuare il proprio viaggio dopo una frattura che avrebbe potuto essere definitiva. La sua posizione unica, a cavallo tra il ruolo di collaboratore di livello mondiale, confidente e membro acquisito della famiglia, gli ha conferito una prospettiva privilegiata e un’autenticità rara. Non ha semplicemente suonato le note di Roger Waters; ha saputo interpretare lo spirito della musica dei Pink Floyd, adattandolo a una nuova era e contribuendo a definirne il suono. Oggi, attraverso il suo lavoro instancabile con David Gilmour e Nick Mason, Guy Pratt è diventato uno dei custodi più fedeli e appassionati di questa eredità. Il suo basso non si è limitato a riempire un vuoto, ma ha costruito un ponte solido tra il passato glorioso della band e il suo presente, continuando a celebrare la loro musica e a presentarla, con immutato vigore, a nuove generazioni di fan in tutto il mondo. La sua è una storia di dedizione, versatilità e profondo amore per la musica, che lo ha trasformato da giovane bassista pieno di talento a custode vivente di uno dei patrimoni musicali più preziosi della storia del rock.
