4 dicembre 1968

Jeanetta Cochrane Theatre, Londra

Se dico che Pawn to King Five di John Chesworth, presentato per la prima volta ieri sera dal Ballet Rambert al Cochrane Theatre, parla di come la violenza cresca nella società, rischio di farlo sembrare cupo e pretenzioso, cosa che certamente non è. Ci sono sei danzatori e la musica – affascinante e inquietante – è registrata dai Pink Floyd, un talentuoso gruppo di musicisti pop.

All’inizio, Mary Willis colpisce improvvisamente e ripetutamente con forza Bob Smith sulla spalla, al che gli altri reagiscono gettandola a terra. Questa immagine di violenza non provocata, non premeditata e crescente ricorre due volte, simbolo eloquente di eventi di cui leggiamo ogni giorno e che accettiamo perché vengono solo descritti, non visti.

Nel frattempo, i danzatori si muovono talvolta in modo voluttuoso (con influssi orientali), oppure con intimità casuale come in una sala da ballo, o ancora assorti in sé stessi come amanti. Si assiste a un omicidio rituale e a un suicidio in stile Kabuki tramite sventramento. Spicca un assolo doloroso per Jonathan Taylor, con una gamba irrigidita mostruosamente come se fosse ferita: alla fine si lancia in una sequenza ancora più spaventosa, una folle ripetizione di esercizi con la baionetta.

Il titolo, per chi non gioca a scacchi, è un termine di quella disciplina che indica una mossa particolare usata prima di un attacco. Ciò che Chesworth sembra mostrare è come situazioni e incidenti di vario tipo, persino quelli amorosi in sé, conducano esplosivamente alla violenza.

L’allestimento di Michael Carney racchiude l’azione in un nero claustrofobico, interrotto solo da un enorme caleidoscopio sospeso che muta i suoi disegni colorati quando i danzatori premono un interruttore (come selezionare un disco in un jukebox). Questi schemi creano un’atmosfera e così i ballerini appaiono controllati dal loro stesso ambiente artificiale.

Il momento finale, con un braccio che compare dal nulla per spegnere l’interruttore, sembra a prima vista un espediente banale, ma a parte questo il balletto si sviluppa in modo logico, avvincente e originale. Come Embrace Tiger di Tetley, presentato nello stesso programma, è visivamente stimolante oltre che intellettualmente provocatorio. Entrambe le opere sono straordinariamente ben danzate. La stagione continua solo fino a sabato, con questi due lavori in programma ogni sera; verbum sapienti.

The Time 5 dicembre 1968