Giugno 13, 2024
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IL PRIMO LAVORO DI RICHARD WRIGHT

In occasione di quello che sarebbe stato l’80esimo compleanno di Richard Wright è stato pubblicato, finalmente, il nuovo remix di Wet Dream, primo album del tastierista del 1978. La notizia che Steve Wilson stava lavorando al remix degli album Wet Dream e David Gilmour (di quest’ultimo per il momento non ci sono aggiornamenti o notizie) era già girata nei canali social di alcuni fan floydiani molto attendibili, inoltre la partecipazione di Guy Pratt all’ultimo lavoro solista del frontman dei Porcupine Tree, The Harmony Codex, aveva ulteriormente accreditato l’ipotesi.  Wilson, come al suo solito, fa un lavoro eccellente, di certo non è una cosa troppo esaltante da come siamo stati abituati prima con A Momentary Lapse Of reason e, soprattutto, poi con Animals, ma insomma il lavoro ha avuto un buonissimo risultato. C’è stata una serata di presentazione dove oltre allo stesso Wilson ha partecipato, Pratt e Gala Wright rilasciando anche qualche dichiarazione, cosa abbastanza rara per la figlia di Richard. Non ce ne voglia Wilson, ma la sua dichiarazione sul fatto che nei forum dei fan dei Pink Floyd molte persone dicevano che non sapevano nemmeno che esistesse questo disco, fa abbastanza sorridere. Ma quale forum hai visitato Steve? I fan dei Pink Floyd non solo sanno che esiste, ma lo hanno sicuramente nella propria discografia! Molto probabilmente si è imbattuto in qualche boomer che ascolta solo gli assoli di chitarra di David Gilmour o su quelli che vedono Roger Waters come un Dio in carne ed ossa.

Il disco è un racconto intimo di Wright forse nel periodo peggiore della sua vita, angosciato dal rapporto con Waters e i Floyd, in preda alla separazione dalla moglie e anche con qualche problema con la droga. Tutto raccontato con molta eleganza e profondità dalle sue cordi vocali, con dei testi che fanno riflettere proprio sul periodo attuale della genesi di questo disco. Qualcosa deve succedere, non possiamo andare avanti così dalle parole di Summer Elegy o in Holiday, Tra queste righe vedi un uomo che non è del tutto sicuro di chi sia o dove si trovi, Richard Wright descrive il suo stato confusionale, sia professionale che personale, in maniera lucida e diretta, giocando, forse, con l’ambiguità dei suoi problemi facendo calzare a pennello le parole in entrambi. Invece in Pink’s Song il testo non può che non ricordare Syd Barrett, una canzone che parla di amici abbandonati in cui Wright chiede scusa all’amico in maniera esplicita e struggente.  

Accompagnato da progressioni classiche che incontrano il jazz, il sound di Wet Dream, rimanda ai suoni di The Dark Side Of The Moon, Wish You Were Here e anche qualcosa di Animals, confermando la teoria di chi oggi sostiene che le sue mani, sui tasti bianchi e neri dei suoi strumenti, sono state fondamentali e uniche per quello che possiamo definire il sound floydiano. Accompagnato da un sempre splendido Mel Collins al sax, Wright affida il suono della chitarra a Snowy White che aveva suonato con i Floyd nel tour di Animals.

E’ un disco che scorre molto bene senza troppi fronzoli, e questa è la cosa più complicata: rimanere nella semplicità e renderla buona e fluida senza cadere nella banalità. Forse nemmeno lo stesso Wright ha apprezzato il suo primo disco, molto probabilmente a causa delle sue problematiche, in seguitò dichiarò che “All’epoca di The Wall penso di essere stato depresso. Qualunque sia il motivo non offrivo nulla perchè non mi sentivo molto bene con me stesso, ma sono abbastanza sicuro che gli altri lo abbiano interpretato come: ‘Non gli importa, non è interessato’.” Ma la realtà è che Rick alla fine degli anni ‘70 era tutt’altro che un autore spento e di questo se ne era accorto proprio Roger Waters che rilascerà nel tempo alcune dichiarazioni che lasciano intuire che le idee di Wright erano buone, senza ammetterlo esplicitamente: “Rick scriveva questi pezzi strani, ma li nascose e li mise nel suo album solista. Non li ha mai condivisi.E’ stato incredibilmente stupido.” 

Ma tornando alla domanda fatta all’inizio rispondiamo però negativamente. Wet Dream è un bellissimo disco di Richard Wright, un disco uscito in piena era punk, ma, contestualizzandolo, va inserito tra Animals e The Wall, e quindi non possiamo certo definirlo un disco floydiano. Di fatto, questo sound, torna indietro e non va avanti nella sperimentazione che ha sempre contraddistinto i Pink Floyd. 

E’ un disco certamente dal sound floydiano, ma non in linea con il periodo. E’ un disco bellissimo di Richard Wright, che ci deve far riflettere proprio su quanto sia stato prezioso e fondamentale il suo contributo nei Pink Floyd e soprattutto quanto sia stato bravo a scrivere musica spaziando tra vari generi. E’ un disco che ci ricorda quanto ci manca. Wish you were here Richard!

WET DREAM È DAVVERO UN ALBUM “FLOYDIANO”? by Francesco Madonia is licensed under CC BY-NC-ND 4.0

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