Paintbox Lyrics
Last night I had too much to drink
sitting in a club with so many fools
playing to rules
trying to impress
and feeling rather empty
I had another drink
What a way to spend that evening
you don’t turn up with their friends
playing their game
here in the scene or it should be
far away
Getting up first without remembering
where I’ve been
I open the door to an empty room
then I forget
The telephone rings and someone speaks
she would very much like to go
out to a show
so what can I do, I can’t think what to say
she sees trough any way
Out of the front door I go
traffic’s moving rather slow
arriving late
there she waits looking very angry
as cross as she can be
La scorsa notte ho bevuto troppo
seduto in un locale con tanti sciocchi
che seguivano delle regole
cercando di impressionare gli altri
e sentendosi piuttosto vuoti.
Ho bevuto un altro drink.
Che modo di passare la serata.
Non ti presenti con i loro amici
a giocare al loro gioco,
qui sulla scena, o almeno così dovrebbe essere,
molto lontano.
Mi alzo per primo senza ricordare
dove sono stato.
Apro la porta di una stanza vuota,
poi me ne dimentico.
Il telefono squilla e qualcuno parla:
lei vorrebbe davvero uscire
per andare a uno spettacolo.
Allora che cosa posso fare? Non riesco a pensare a cosa dire.
Lei vede attraverso ogni mia scusa, comunque.
Esco dalla porta di casa.
Il traffico si muove piuttosto lentamente.
Arrivo in ritardo.
Lei è lì che aspetta, con un’aria molto arrabbiata,
irritata più che può.
Paint Box è una composizione di Rick Wright, pubblicata nel 1967 come lato B del singolo “Apples and Oranges” e successivamente inclusa in The Piper at the Gates of Dawn nelle edizioni successive non inglesi, anche se in realtà nasce come b-side autonoma registrata durante le sessioni del terzo singolo dei Pink Floyd. È il primo brano scritto da Wright in totale autonomia per il gruppo, periodo in cui Syd Barrett è ancora pienamente presente e attivo in studio, contrariamente a quanto lo stesso Wright avrebbe poi ricordato in un’intervista del dicembre 1996, attribuendo erroneamente la canzone a un momento successivo all’uscita di Barrett dalla band.
Il testo racconta una serata trascorsa in un club a bere con gli amici e il risveglio del giorno seguente, segnato da una sensazione di déjà-vu: il narratore apre la porta di una stanza vuota e poi se ne dimentica, un’immagine onirica resa con voce malinconica da Wright, in perfetta sintonia con l’atmosfera psichedelica del brano.
Dal punto di vista costruttivo, Paint Box contiene già in nuce elementi che caratterizzeranno il suono dei Pink Floyd post-Barrett: la voce calda e morbida di Wright, il suo amato accordo di nona minore, e gli stacchi ritmici riconoscibili che diventeranno una cifra stilistica. Si avverte un’eco di quell’atmosfera che culminerà nel 1970 in Summer ’68, su Atom Heart Mother. La struttura, per quanto a tratti acerba e non sempre rigorosa nel timing, rivela comunque un certo fascino e lascia presagire gli sviluppi futuri della formazione. Le date di registrazione non sono certe: David Parker, che ha avuto accesso agli archivi di Abbey Road, le colloca al 23, 24 e 26 ottobre 1967, negli Abbey Road Studios di Londra (Studio Two), nell’ambito delle sessioni dedicate al singolo “Apples and Oranges”. Il lavoro in studio appare piuttosto intenso, coerente con una struttura compositiva relativamente complessa.
L’apertura del brano è affidata a Syd Barrett, che imbastisce l’intro con la chitarra acustica (probabilmente una Harmony Sovereign H1260) sovrapposta a un overdub di chitarra elettrica ritmica. Roger Waters lo accompagna al basso Rickenbacker 4001S con un disegno melodico molto presente, mentre Nick Mason entra con il suo kit Premier, sfruttando i tom con stacchi caratteristici che richiamano il timbro dei timbales, marchio di fabbrica che diventerà sempre più riconoscibile nella sua scrittura percussiva. Wright suona il pianoforte acustico e canta la prima strofa con una qualità vocale che ritroverà, accanto a quella di David Gilmour, in “Echoes” su Meddle del 1971. All’inizio di ogni ritornello, a 1:08 e a 2:32, Wright concede qualcosa allo stile compositivo di Barrett con una sequenza di semitoni descendenti, mentre lo stesso Barrett offre un lavoro chitarristico interessante sia in elettrica che in acustica. Il brano si chiude con una coda in cui Wright suona un pianoforte in stile honky-tonk, probabilmente registrato a velocità ridotta e poi riportato a velocità normale, tecnica già impiegata nel precedente singolo “See Emily Play” per ottenere quel timbro così distintivo.
Le voci di accompagnamento, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non sono eseguite da un membro del gruppo ma dal produttore Norman Smith: il fonico Ken Scott ha raccontato che si tratta probabilmente del debutto vocale su disco di Smith, alias Hurricane Smith, qui impegnato in una parte di backing vocal piuttosto in evidenza. Una versione stereo fu mixata il 14 novembre 1967, quella poi utilizzata nella compilation Relics del 1971, dove la coda finale risulta abbreviata, portando la durata complessiva da 3:48 a 3:33. Un edit non perfettamente riuscito produce, al minuto 1:35, una breve oscillazione nel tempo, percepibile all’ascolto in cuffia. Nel febbraio 1968 fu girato a Bruxelles un breve filmato promozionale dedicato al brano.