Cambridge – Le origini dei Pink Floyd

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Nell’Inghilterra del dopoguerra, mentre Londra dominava come capitale culturale indiscussa, Cambridge si trasformava in un laboratorio isolato dove l’intellettualismo accademico e la noia provinciale spingevano i giovani a creare mondi propri, più vividi e sperimentali. Le sue strade acciottolate ospitavano eccentrici, artisti e spiriti ribelli che, all’ombra delle guglie gotiche, cercavano nuove forme di espressione.
Non fu un caso che i Pink Floyd nascessero in questa periferia dell’impero culturale piuttosto che nel cuore pulsante di Londra. Fu proprio in questo ecosistema unico che le personalità dei futuri membri della band trovarono terreno fertile, forgiando identità artistiche che avrebbero rivoluzionato la storia del rock.

Roger “Syd” Barrett era il fulcro carismatico del gruppo primordiale, un artista che si sentiva più a suo agio con tele e pennelli che con una chitarra. La sua visione del mondo era differente fin dall’infanzia, un tratto che avrebbe definito tanto il suo genio quanto la sua fragilità.
La sorella Rosemary ricordava come Roger possedesse un magnetismo naturale sin da bambino e una mente che divergeva dalla norma. Mentre i coetanei ascoltavano Cliff Richard o Adam Faith, Barrett era attratto da forme espressive più complesse, liquidando sdegnosamente la musica pop commerciale e preferendo il jazz di Thelonious Monk.
La sua stanza al piano terra era un vero studio d’artista, con un cavalletto al centro e il permesso di spalmare vernice ovunque. Barrett non cercava la musica come fine, ma la usava come un altro pennello per dipingere i suoi paesaggi interiori.
I primi passi musicali li mosse con una chitarra Futurama 2 e una band informale, i Geoff Mott and the Mottoes, esibendosi per la prima volta nel marzo 1962 in un concerto per la Campagna per il Disarmo Nucleare.

Roger Waters portava con sé un peso ben più concreto. L’assenza del padre Eric, caduto nella battaglia di Anzio nel 1944, rappresentava la pietra angolare della sua psiche. Questo trauma plasmò profondamente la sua visione del mondo, alimentando un’avversione per l’autorità e instillando i temi della perdita e della guerra che avrebbero permeato tutta la sua produzione artistica.
Cresciuto con una madre insegnante e atea, Waters sviluppò presto una forte coscienza politica. Da adolescente divenne un membro attivo dei Cambridge Young Socialists e della Youth Campaign for Nuclear Disarmament. Fu proprio in questo contesto, disegnando poster per le marce pacifiste, che strinse amicizia con Syd Barrett.
Waters era anche un avido lettore della letteratura Beat di Kerouac e Burroughs, frequentava serate dedicate al blues e al jazz in atmosfere bohémien. Un viaggio a Parigi nel 1959 rafforzò ulteriormente la sua consapevolezza delle ingiustizie mondiali, consolidando una visione politica che cercava non una fuga estetica, ma una piattaforma per esprimere le sue idee.

David Gilmour si distingueva come un talento naturale, un musicista la cui abilità con la chitarra era già ampiamente riconosciuta a Cambridge. In contrasto con l’approccio più grezzo e sperimentale dei futuri compagni, Gilmour possedeva una padronanza tecnica superiore.
Figlio di docenti universitari, la sua educazione musicale spaziava da Elvis Presley ai grandi del blues come Howlin’ Wolf, dagli Shadows ai Beatles e Rolling Stones. Un aneddoto significativo: i suoi genitori, di ritorno da New York, gli regalarono il primo album di Bob Dylan quando il disco non era ancora uscito in Inghilterra, permettendogli di introdurre il folk di protesta americano ai suoi amici.
La sua band, i Jokers Wild, era popolare per le feste, con un approccio più professionale. Gilmour stesso avrebbe ammesso anni dopo: “Mi sentivo abbastanza superiore, devo dire… Nick e Roger erano piuttosto pedestri a quei tempi”.

Mentre Barrett, Waters e Gilmour forgiavano le loro identità a Cambridge, a Londra, tra le aule di architettura del Regent Street Polytechnic, Nick Mason e Richard Wright si incontravano per la prima volta.
Wright era l’unico con una solida formazione musicale: aveva studiato pianoforte, teoria e composizione, e la sua grande passione era il jazz di Miles Davis e John Coltrane. Mason lo descriveva come una persona tranquilla e introversa. Al contrario, Mason era un appassionato di rock’n’roll che aveva iniziato a suonare la batteria quasi per caso.
Il loro primo gruppo, Sigma 6, era musicalmente limitato: un repertorio scarno consistente principalmente in un blues a dodici battute e in cover dei Coasters. Wright non possedeva nemmeno una tastiera propria, e la sua partecipazione dipendeva dalla presenza di un pianoforte nei locali dove si esibivano.

Il settembre 1964 segnò la svolta decisiva. L’arrivo da Cambridge di Syd Barrett e del chitarrista Bob Klose agì come una doppia trasfusione vitale per il gruppo londinese. Klose, tecnicamente dotato e immerso nel blues e jazz, elevò immediatamente il livello musicale. Waters fu costretto a passare da chitarrista solista a ritmico e, infine, a bassista.
Barrett, trasferitosi a Londra per studiare pittura alla Camberwell School of Arts and Crafts, portò non tanto la tecnica quanto una visione artistica radicalmente diversa. Il gruppo, che in quel periodo si faceva chiamare The Tea Set, aveva ora una formazione più solida e intrigante.
La casa di Mike Leonard al numero 39 di Stanhope Gardens divenne molto più di un semplice alloggio. Leonard, docente al Hornsey Art College, fu un mentore involontario la cui fascinazione per l’interazione tra luce e suono piantò i primi semi dell’approccio multimediale che avrebbe definito i Pink Floyd.
La sua casa era un laboratorio creativo dove Leonard costruiva macchine luminose e sperimentava con vetri colorati e diapositive a olio per creare effetti visivi psichedelici. Questa sperimentazione audio-visiva sarebbe diventata un elemento distintivo della band.
Nell’autunno del 1964, il gruppo aveva trovato una formazione stabile con Syd Barrett, Nick Mason, Bob Klose, Roger Waters e Richard Wright. Conosciuti come Leonard’s Loggers e talvolta come The Spectrum Five, stavano affinando un suono embrionale unico.
Alla fine dell’anno, Leonard non faceva più parte della band, ma l’ossatura definitiva si era delineata. L’embrione dei Pink Floyd era nato, pronto a evolversi in una delle forze più innovative e rivoluzionarie della storia della musica rock.