Earls Court, 12 ottobre 1994

Pink Floyd «molto arrabbiati e sconvolti» per l’incidente: un errore umano potrebbe aver causato il crollo di una tribuna provvisoria durante il concerto rock al quale assistevano 15.000 fan

Un errore umano potrebbe aver causato il crollo di una tribuna da 1.200 posti, che ha provocato il ferimento di oltre 90 persone durante il concerto dei Pink Floyd di mercoledì sera all’Earls Court di Londra. È quanto hanno dichiarato ieri gli ispettori della sicurezza.
Tre persone, rimaste ferite in modo più grave, erano ancora ricoverate in ospedale nella giornata di ieri. I periti assicurativi e i funzionari del consiglio comunale di Kensington e Chelsea, insieme ai rappresentanti dell’Health and Safety Executive, l’ente britannico per la salute e la sicurezza sul lavoro, stavano esaminando i detriti per cercare di individuare le cause del crollo.
Dave Gilmour, leader dei Pink Floyd, prima che il gruppo iniziasse il concerto della sera successiva, ha dichiarato: «La band è molto arrabbiata e sconvolta. È stata una fortuna enorme che nessuno abbia perso la vita. Vogliamo sapere dalla direzione dell’Earls Court che cosa sia successo».
Un portavoce dell’Health and Safety Executive ha spiegato che erano al vaglio due possibili cause: «Potrebbe essersi verificato qualcosa come il cedimento catastrofico di un componente, oppure qualcuno potrebbe aver commesso un errore da qualche parte».
I membri della squadra tecnica impegnati nella rimozione dei detriti hanno sostenuto che la causa più probabile fosse un montaggio eseguito male. Il portavoce dell’HSE ha aggiunto: «Quando si dispone di una struttura progettata per sostenere dei carichi, bisogna assicurarsi che sia stata progettata correttamente e che venga montata e smontata nel modo appropriato. Sono tutti aspetti strettamente collegati tra loro».
Ha inoltre spiegato che l’HSE stava cercando di capire quali insegnamenti si potessero trarre dall’incidente e se vi fossero gli estremi per procedere legalmente. Qualora una parte o una persona fosse ritenuta responsabile, si sarebbero potute avviare azioni giudiziarie in base all’Health and Safety at Work Act del 1974, la legge britannica sulla salute e la sicurezza sul lavoro.
Una portavoce di Earls Court Olympia, la società che gestisce la struttura, ha dichiarato che la tribuna crollata era stata controllata soltanto poche ore prima del concerto. Ieri tutti i posti a sedere erano sottoposti a una nuova verifica. La portavoce ha assicurato che si stava facendo «tutto il possibile» per garantire la sicurezza del pubblico.
I detriti sono stati rimossi in tempo per il concerto di ieri sera e i Pink Floyd avevano accettato di esibirsi una sera in più per recuperare la data saltata. Una consolazione ben poca cosa, tuttavia, per i fan che mercoledì avevano fatto enormi sacrifici pur di assistere allo spettacolo: si trattava della prima esibizione del gruppo in Gran Bretagna nell’ambito del tour mondiale di sette mesi.
Anche ieri sera alcuni fan si erano radunati nuovamente davanti all’Earls Court. Ronny Levi, 23 anni, era arrivata da Israele per vedere i Pink Floyd mercoledì. Ha dichiarato: «Vogliamo altri biglietti per stasera. Non ho davvero altra scelta che mettermi in coda e vedere se ne hanno ancora qualcuno disponibile».
William Vannuil, 27 anni, che era arrivato da Airdrie, nella regione scozzese dello Strathclyde, per assistere al concerto annullato, ha affermato: «Sono tutti davvero arrabbiati e incazzati. Dovrebbero essere in grado di gestire un concerto di queste dimensioni senza problemi, considerando quanti spettacoli fanno».
Un portavoce dell’Earls Court ha dichiarato che la maggior parte delle persone impossibilitate ad assistere al concerto della sera precedente a causa del crollo della tribuna era già stata contattata e che erano state predisposte soluzioni per ottenere un rimborso oppure assistere a uno spettacolo in una data alternativa.
Il concerto di mercoledì sera è stato riprogrammato per lunedì 17 ottobre. Tutti i biglietti acquistati per lo spettacolo di mercoledì sarebbero rimasti validi per la nuova data.

The Independent, Danny Penman, 14 ottobre 1994