Chi è Mona Miari, la voce palestino-americana che canta con Roger Waters in Comfortably Numb Re-Imagined
Con l’uscita di Comfortably Numb – Re-Imagined fissata per l’8 maggio 2026, il nome di Mona Miari è entrato nell’orizzonte della comunità floydiana in modo diretto e definitivo: non come comparsa o ospite secondaria, ma come coautrice e interprete principale di una riscrittura linguistica e musicale che tocca uno dei brani più iconici della storia del rock. Vale la pena, allora, fermarsi su chi sia questa artista, al di là del contesto specifico della collaborazione con Roger Waters.
Una voce che viene da lontano
Mona Miari è una cantautrice e performer palestino-americana, nata a Chicago e cresciuta tra gli Stati Uniti e la Palestina, oggi residente a New York City. La sua formazione è quella di chi ha vissuto la propria identità culturale come terreno di lavoro, non come semplice sfondo: la musica palestinese e levantina costituisce il nucleo del suo percorso artistico, ma è costantemente attraversata da influenze che spaziano dal jazz al folk, dalla musica sperimentale al teatro musicale, in un approccio che rende difficile qualunque etichettatura di genere.
Il suo debutto artistico avviene a soli quindi anni, nel 2009, al festival Jerusalem – The Capital of Arabic Culture, un palcoscenico di peso nella scena araba contemporanea che le assicura da subito una visibilità internazionale. Da quel momento, la sua carriera si sviluppa attraverso collaborazioni con artisti come Amir El Saffar, Ibrahim Maalouf, Zülfü Livaneli e Gypsy All Stars, con incursioni nel repertorio operistico e in progetti cross-culturali che hanno trovato spazio in festival e luoghi di primo livello negli Stati Uniti e in Europa.
Il New York Arabic Chorus: un’istituzione culturale, non solo un coro
Accanto alla carriera solista — il suo album di debutto, atteso originariamente per il 2025, è slittato al 2026 — Mona Miari è fondatrice e direttrice del New York Arabic Chorus (NYAC), definito nelle comunicazioni ufficiali come il primo coro arabo di New York. Il progetto nasce nell’orbita di Brooklyn Maqam, ente che promuove la tradizione maqam e la diffusione della musica araba nella scena newyorkese, e conta oggi circa cinquanta cantori di origini diverse, impegnati in un repertorio che mescola tradizione araba classica e scrittura contemporanea, spesso con arrangiamenti originali e collaborazioni esterne.
Il NYAC non si presenta come semplice ensemble vocale, ma come progetto culturale e politico a tutti gli effetti: le sue esibizioni, che si sono moltiplicate a partire dal 2025, con serate tematiche e produzioni che intrecciano musica, teatro e attivismo, hanno consolidato il ruolo del coro come istituzione di riferimento per la comunità araba di New York, ben oltre i confini della diaspora palestinese.
La collaborazione con Roger Waters
Il legame con la nuova versione di Comfortably Numb è documentato in modo diretto dal post di Steven Donziger, avvocato e attivista presente alla premiere newyorkese del 12 aprile 2026: «Roger Waters e la talentuosa cantautrice palestinese Mona Miari hanno unito le forze per reinterpretare il classico dei Pink Floyd come una sorta di inno ai diritti dei palestinesi, con un nuovo testo in inglese e in arabo». Donziger, che ha moderato il dibattito post-proiezione, a cui hanno partecipato la romanziera Susan Abulhawa, il giornalista e poeta Mohammed El-Kurd e il poeta AJ Amonet, descrive la collaborazione come «davvero straordinaria» e anticipa che toccherà «milioni, se non miliardi, di persone».
Nel progetto, il New York Arabic Chorus non svolge una funzione ornamentale: il coro compare nel film tratto dal brano come corpo collettivo che canta in arabo, affiancando la voce solista di Miari e quella di Waters in un dialogo tra le due lingue che trasforma il racconto dell’alienazione individuale, tema centrale dell’originale, in una denuncia collettiva sulla situazione di Gaza. I cinquanta componenti del coro appaiono sia nel materiale audio che nel video, costruendo l’immagine di un popolo che prende voce attraverso un brano scritto quasi cinquant’anni fa a Londra.

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