INS and OUTS e un muro che torna a farsi sentire: i Pink Floyd stanno dicendo qualcosa ai loro fan?
Ci sono messaggi che non hanno bisogno di essere spiegati. Basta riconoscerli.
Il recente video pubblicato dai Pink Floyd, con il suo gioco di INS e OUTS, appartiene esattamente a questa categoria: poche frasi, un’ironia sottile, e sullo sfondo le immagini di The Wall 1980/81. Quanto basta per rimettere in moto la memoria emotiva di chi questa band non l’ha semplicemente ascoltata, ma vissuta.
Il formato è quello leggero dei social, certo. Ma il contenuto no. Perché quando dici shuffle mode o skipping intros davanti a un pubblico che sa cosa significa attraversare Shine On senza alzarsi dal divano, stai deliberatamente provocando. E quando lo fai mentre scorrono immagini di uno dei tour più mitologici e inaccessibili della storia del rock, il messaggio diventa più stratificato. Quasi confidenziale.
INS è l’ascolto totale, immersivo, quasi rituale. OUTS è la frammentazione, l’illusione di poter ridurre tutto a consumo rapido. Fin qui, potremmo dire, nulla di nuovo. Ma è The Wall a fare la differenza. Non un’immagine generica, non un collage celebrativo. Proprio quel muro. Proprio quel tour. Quello che ancora oggi resta sospeso, esistente eppure introvabile, raccontato da bootleg, ricordi sgranati e frammenti ufficiali mai ricomposti davvero.
È inevitabile, a questo punto, che la domanda emerga da sola: e se fosse un segnale?
Non un annuncio, certo. I Pink Floyd non hanno mai amato le dichiarazioni dirette. Ma un richiamo, sì. Un modo per rimettere The Wall Live 1980–81 al centro dell’immaginario collettivo, come a dire: “Sappiamo cosa state aspettando. E sappiamo perché”.
E allora lo scenario prende forma quasi naturalmente. Un’eventuale pubblicazione del video del tour — finalmente, ufficialmente — accompagnata magari da un altro tassello mancante: Is There Anybody Out There? The Wall Live 1980–81 in vinile. Un’uscita che avrebbe un senso storico prima ancora che commerciale. Quel disco, pubblicato solo in CD nel 2000, è da anni una ferita aperta per i collezionisti e per chi considera The Wall non un album, ma un’esperienza da attraversare anche nel suo lato più crudo e teatrale.
Sarebbe l’anno giusto? Nessuno può dirlo con certezza. Ma questo video non sembra casuale. È troppo consapevole, troppo mirato, troppo “interno” per non essere letto come qualcosa di più di un semplice post ironico. È un dialogo con i fan che conoscono il peso del tempo, che sanno che The Wall non ha mai smesso di parlare del presente.
Ora, come spesso accade con i Pink Floyd, resta solo una cosa da fare: aspettare.
Aspettare un altro segnale. Un dettaglio. Un silenzio che dice più di mille comunicati stampa.
E soprattutto aspettare la prossima mossa della Sony. Perché se davvero il muro dovesse tornare a sollevarsi, non lo farà all’improvviso. Lo farà, come sempre, mattone dopo mattone.

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